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Russia: la bilancia dei pagamenti indica un forte deflusso finanziario non legato alle partite correnti

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Banconote da 500 rubli - Pixabay

La Banca Centrale ha scoperto un buco record nella bilancia valutaria dell’economia russa  che costituisce un record degli ultimi 11 anni.

Elvira Nabiullina ha visto questo buco della bilancia dei pagamenti crescere durante il suo mandato, ma questa volta il risultato è notevole: nel periodo gennaio-dicembre, 9,9 miliardi di dollari sono fuoriusciti dalla Russia per transazioni che non rientravano in nessuna delle categorie standard di pagamenti (importazioni, acquisto di attività estere, rimborsi di debiti, ecc), e che quindi erano in contraddizione  con una bilancia delle partite correnti comunque rimasta positiva.

Le componenti correnti della bilancia dei pagamenti, che solitamente dovrebbero spiegare quasi tutta la movimentazione della bilancia dei pagamenti, sono positive, anche se il loro saldo è in calo

Questa voce, che, come spiega la stessa Banca Centrale, rappresenta “discrepanze statistiche” e può anche riflettere deflussi di capitale ombra, è aumentata del 70% dal 2022. Sono transazioni che non risultano da corrispondenti transazioni reali, cioè soldi che, letteralmente, vengono portati via. 

Un dollaro su cinque dell’eccedenza della bilancia dei pagamenti – il guadagno fittizio dell’economia in valuta estera, che la Banca Centrale ha stimato in 50,2 miliardi di dollari per l’anno in corso – si è rivelato una finzione o è scomparso in circostanze non specificate, come mostrano le statistiche.

Il volume di tali “errori e omissioni” è diventato quasi un record nella storia moderna della Russia. Sono “spariti” di più solo gli “anni grassi” del petrolio più costoso di 100 dollari al barile (10,3 miliardi di dollari nel 2012), così come nei primi anni dopo il crollo dell’URSS, quando l’economia perdeva valuta come un colabrodo ( sempre 10,3 miliardi di dollari nel 1995).

Il picco del “deflusso ombra” del 2023 si è verificato nel secondo e terzo trimestre (quasi 7 miliardi di dollari), quando il rublo è scivolato rapidamente verso il basso e ha superato la soglia dei 100 dollari. A quel punto, per spegnere la svalutazione monetaria, la Banca Centrale introdusse l’obbligo di vendita dei proventi in valuta estera e il governo obbligò le grandi imprese a comunicare le riserve di valuta estera accumulate all’estero, cosa che poi ha aperto la strada al “Consiglio” di cambiare la valuta estera in rubli, rafforzando il cambio.

Questa fase di  “controllo bellico della valuta”, formalmente in vigore fino alla fine di aprile, sarà probabilmente esteso a tempo indeterminato, come hanno dichiarato a Bloomberg fonti che conoscono la situazione. Nulla di strano quando un paese è coinvolto in eventi bellici.

I controlli però rischiano di non essere sufficienti a controllare i deflussi finanziari, soprattutto quando questi sono operati da privati.

 


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