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Ritardare il Default richiede un prezzo elevato da pagare

Guest post di Francesco Simoncelli da Freedonia, ripreso da Rischio Calcolato.

 
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di Thorsten Polleit

Il credito è un meraviglioso strumento che può far progredire la divisione del lavoro, aumentando così la produttività e la prosperità della società. La concessione del credito permette ai risparmiatori di diffondere il loro guadagno nel panorama economico. Contraendo prestiti, gli investitori possono attuare piani di spesa produttiva che non sarebbero stati in grado di permettersi se avessero dovuto fare affidamento solo sulle loro risorse.

Gli effetti benefici del credito possono avere luogo solo se il credito stesso e il sistema monetario si basano solidamente sui principi del libero mercato. E questo è un grave problema per le economie di oggi: il credito ed il sistema monetario sono inconciliabili con il sistema del libero mercato.

Allo stato attuale, tutte le principali valute del mondo — il dollaro statunitense, l’euro, lo yen giapponese o il renminbi cinese — rappresentano cartamoneta scoperta sponsorizzata dallo stato, o il cosiddetto denaro “fiat.” Queste valute hanno tre caratteristiche. In primo luogo, le banche centrali hanno il monopolio sulla produzione di denaro. In secondo luogo, il denaro viene creato dal credito bancario — o “dal nulla” — senza che i finanziamenti siano garantiti da risparmi reali. E terzo, il denaro può essere ampliato in qualsiasi quantità politicamente desiderata.

Un sistema monetario fiat soffre di una serie di profonde falle economiche ed etiche. E’ inflazionistico, provoca inevitabilmente ondate di speculazione, provoca investimenti improduttivi e cicli “boom/bust,” e generalmente favorisce un debito eccessivo. E il denaro fiat favorisce ingiustificatamente i pochi a spese dei molti: i primi destinatari del nuovo denaro traggono vantaggio a scapito di coloro che lo ricevono in un secondo momento (“Effetto Cantillon”).

Ma c’è una questione che merita un’attenzione particolare: l’onere del debito, che si accumula nel tempo in un sistema monetario fiat, diventerà insostenibile. La ragione principale è che l’atto di creare credito e denaro dal nulla, accompagnato da tassi di interesse artificialmente soppressi, incoraggia investimenti improduttivi: non hanno la capacità di guadagno per ripagare il conseguente aumento del debito.

I governi sono i colpevoli principali dell’accumulo di un debito eccessivo, aiutati dalle banche centrali che forniscono una fonte inesauribile di credito a costi artificialmente bassi. I politici finanziano le promesse elettorali con il credito, e gli elettori acconsentono perché si aspettano di beneficiare dalla “cornucopia” del governo. La classe dirigente e la classe dei governati sono abbastanza fiduciose nel poter rinviare il rimborso dei debiti alle generazioni future.

Tuttavia, arriva un momento in cui gli investitori privati non sono più disposti a rifinanziare il debito in scadenza, per non parlare di finanziare un ulteriore aumento dell’indebitamento di banche, aziende e governi. In una tale situazione, il boom della cartamoneta è destinato a crollare: la crescente preoccupazione per le inadempienze rappresenta un nemico mortale per il denaro fiat. E una volta che si prosciuga il flusso del credito, il boom si trasforma in bust. Questo è esattamente ciò che stava per accadere nel 2008 in molte aree valutarie di tutto il mondo.

Un bust può evolvere facilmente in una depressione su larga scala, il che significa banche fallite, aziende in bancarotta ed anche alcuni governi a gambe all’aria. L’economia si contrae bruscamente, causando disoccupazione di massa. Tale situazione sarà prevedibilmente interpretata come un calvario — piuttosto che un adeguamento economico reso inevitabile dalle devastazioni del precedente boom.

Tutti — quelli nella classe dirigente e nella classe dei governati — vorranno fuggire dal disastro. Minacciati dalle estreme difficoltà economiche e dalla disperazione politica, i loro occhi si rivolgeranno alla banca centrale che, purtroppo, può stampare tutto il denaro che desidera e mantenere solvibili i mutuatari sotto stress, ma prima di tutto banche e governi.

Mettere mano alla stampante sarà percepita come la politica del male minore — una reazione che si è ripetuta molte volte in tutta la storia travagliata del denaro cartaceo scoperto. Dalla fine del 2008, molte banche centrali hanno mantenuto a galla le banche commerciali, fornendo loro nuovo credito praticamente a tasso zero.

In realtà questa politica ha lo scopo di fare in modo che le banche sfornino ancora più credito e denaro fiat. Più credito e denaro, forniti a tassi di interesse bassissimi, sono considerati come il rimedio ai problemi economici (che invece sono stati causati dalla stessa cura che si vuole spacciare come soluzione). Questo non è certo un percorso che ispira fiducia.

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Fu Ludwig von Mises che comprese come il boom del denaro fiat finirà per trasformarsi in un collasso del sistema economico. L’unica questione aperta è se un tale esito sarà preceduto da una svalutazione della moneta o no:

Il boom non può continuare all’infinito. Ci sono due alternative. O le banche continuano ad espandere il credito senza restrizioni, provocando in tal modo il continuo aumento dei prezzi ed un’orgia crescente di speculazione, che, come in tutti gli altri casi di inflazione illimitata, finirà in un “crack-up boom” e in un crollo del sistema moentario e creditizio; o le banche smettono prima che venga raggiunto questo punto, rinunciano volontariamente ad un’ulteriore espansione del credito e, quindi, finiscono in una crisi. In entrambi i casi ne segue una depressione.[1]

Una politica monetaria dedicata a scongiurare ad ogni costo i default porterebbe ad uno scenario piuttosto difficile nel futuro: depressione preceduta da inflazione. Questo è uno scenario molto simile a quello accaduto, per esempio, nell’inflazione monetaria della Francia del XVIII secolo.

Secondo Andrew Dickson White, la Francia ha emesso cartamoneta:

cercando un rimedio ad un male relativamente piccolo, accettando però un male infinitamente più pericoloso. Per curare una malattia temporanea nel suo carattere, è stato somministrato un veleno che ha corroso le viscere della prosperità francese.

E’ progredito secondo una legge della fisica sociale che potremmo definire la “legge dell’emissione e degli ammortamenti.” E’ stato relativamente facile astenersi dal primo giro di svalutazione; è stato estremamente difficile astenersi dal secondo; dal terzo; fino a quando è stato impossibile fermarsi del tutto.

Ha portato alla rovina […] il commercio e la produzione, l’interesse mercantile, l’interesse agricolo. Era come se qualcuno volesse aprire una diga solo per irrigare un giardino.

Si è conclusa in una prostrazione finanziaria, morale e politica della Francia — una prostrazione da cui solo Napoleone riuscì a sollevarla.[2]

[*] traduzione di Francesco Simoncelli

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Note

[1] Ludwig von Mises. Interventionism: An Economic Analysis. Irvington-on-Hudson, N.Y.: Foundation for Economic Education, 1998. P. 40.

[2] Andrew Dickson White. Fiat Money Inflation in France, How It Came, What It Brought, and How It Ended. D. Appleton-Century Company Inc., New York and London: D. Appleton-Century, 1933. S. 66.

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da Freedonia di Johnny Cloaca

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