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Rinviati per due anni gli obblighi per le aziende di presentare rapporti e bilanci “ESG”

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Questa settimana il Parlamento europeo e il Consiglio d’Europa hanno deciso di posticipare di due anni l’entrata in vigore dei requisiti di rendicontazione della sostenibilità per alcuni settori e per le aziende non appartenenti all’UE (CSRD). Una decisione che fa tirare un sospiro di sollievo a molte aziende che temevano l’ennesima pesante ricarduta burocratica che avrebbe pesantemente danneggiato la competitività, già minacciata, delle aziende europee. Ora ci sono due anni per ripensare il tutto. 

Le due istituzioni hanno dichiarato che in questo modo le aziende avranno più tempo per prepararsi alle regole dell’UE in materia di rendicontazione di sostenibilità.  “L’aumento della competitività europea è un pilastro fondamentale della Presidenza belga e un modo per raggiungere questo obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi per le aziende”, ha dichiarato il Vice Primo Ministro e Ministro delle Finanze del Belgio.

“L’accordo odierno limita i requisiti di rendicontazione al minimo e dà alle aziende il tempo di implementare l’ESRS e di prepararsi agli European Sustainability Reporting Standards settoriali”.

La direttiva UE sul reporting di sostenibilità aziendale stabilisce che le aziende quotate in borsa devono rendere noti “i rischi e le opportunità derivanti da questioni sociali e ambientali per aiutare gli investitori, la società civile, i consumatori e gli altri stakeholder a valutare la sostenibilità verde e sociale delle loro attività”.

Secondo i suoi architetti, lo scopo degli standard è quello di aumentare la fiducia degli investitori nei prodotti e nei servizi sostenibili, dimenticando che il dovere delle aziende è quello, prima di tutto, di fornire servizi e prodotti competitivi e di remunerare i prori azionisti, non quello di fare elenchi di buone e cattive azioni.

L’anno scorso, Bruxelles ha approvato gli standard di rendicontazione più ampi in quest’area e ha poi iniziato a lavorare sui requisiti di rendicontazione specifici per settore, sui requisiti specifici per dimensione d’impresa – per le piccole e medie aziende – e sui requisiti per le aziende extra-UE che generano un fatturato di oltre 150 milioni di euro nel blocco.

La norma è  apparsa però l’ennesimo appesentimento burocratico voluto dal Parlamento europeo con un complesso carico informativo che nulla aggiunge alla solidità e competitività delle aziende, ma che anzi spinge ad allontarsi dal mercato europeo per favorire mercati finali e finanziari in cui il peso della burocrazia è inferiore o non esistente. 

Inizialmente i nuovi standard sarebbero dovuti entrare in vigore a giugno, ma ora sono stati posticipati a giugno 2026 per facilitare la conformità delle aziende. La decisione fa seguito a una raccomandazione in tal senso formulata dalla Commissione Europea il mese scorso. La raccomandazione è stata accolta anche dal Parlamento Europeo. Tra l’altro a giugno ci saranno le elezioni europee e sarebbe stato brutto andare a votare in mezzo a pesanti polemiche sulla

Oltre al rinvio dell’entrata in vigore della CSRD, questa settimana l’Unione Europea ha anche raggiunto un accordo su come regolamentare i fornitori di rating ESG per assicurarsi che questi rating riflettano le performance effettive.


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