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Rinaldi VS Barbera sul rapporto gerarchico tra Costituzione e Trattati europei. Chi dei due ha ragione? (di Giuseppe PALMA)

Due contro uno, il solito “pluralismo” della Rai cui ci hanno abituati gli ultimi sei anni di governi targati Pd. Peccato che i globalchic sono quasi sempre in numero superiore rispetto a chi la pensa diversamente dal “pensiero unico dominante”. Ma non importa, la verità e il buon senso prevalgono sempre, anche quando tutto appare molto più difficile.

Mercoledì 18 luglio, RaiNews24 (Studio24). Il giornalista de LaStampa Alessandro Barbera, in risposta ad Antonio Maria Rinaldi, afferma che “oggi, in tutti gli ordinamenti dell’Unione europea, le fonti comunitarie sono superiori alle fonti nazionali” (al minuto 25 circa: http://studio24.blog.rainews.it/2018/07/18/studio24-puntata-del-18-luglio-2018/)

Antonio gli risponde che non è così visto che la corte costituzionale tedesca ha più volte ribadito il contrario.

Ma chi ha ragione tra i due? Vediamo il caso italiano partendo da una premessa tecnica necessaria.

Il diritto dell’Unione Europea è composto dal diritto originario (rappresentato dai Trattati istitutivi dell’UE e loro successive modifiche, quindi dai testi con valore equiparato, oltre che dai Principi generali di diritto comuni agli Stati membri), dal diritto c.d. “intermedio” [che si pone tra il diritto originario e quello derivato, ed è rappresentato dal diritto internazionale consuetudinario (quando non derogato dai Trattati istitutivi) e pattizio (quando vincola l’Unione)], ed infine dal diritto derivato, ossia dagli atti giuridici emanati dalle Istituzioni europee (regolamenti, direttive etc).

Vediamo il diritto originario. In Italia i Trattati, per entrare a far parte dell’ordinamento giuridico nazionale, necessitano di una ratifica da parte del Parlamento ai sensi dell’art. 80 della Costituzione. Tale ratifica avviene attraverso una legge ordinaria, cioè un atto giuridico che – nel sistema gerarchico delle fonti del diritto – si pone al di sotto della Costituzione. Cosa significa rapporto gerarchico? Significa che ciascun atto giuridico deve essere conforme (cioè deve rispettare) un altro atto giuridico posto su di un gradino superiore nel sistema delle fonti del diritto, pena l’invalidità e quindi la caducazione dall’ordinamento (il vaglio spetta alla Corte costituzionale). Esempio: i regolamenti governativi devono essere conformi alla legge ordinaria, che a sua volta deve essere conforme alle leggi costituzionali e alla Costituzione, e infine le leggi costituzionali devono essere conformi alla Costituzione. Ma cosa c’entrano i Trattati? Lo vediamo subito. Abbiamo già detto che essi entrano nel nostro ordinamento giuridico attraverso la procedura di ratifica, che avviene per legge ordinaria. Legge ordinaria che, benché contenga disposizioni concernenti il Trattato, deve pur sempre essere conforme alla Costituzione, proprio perché legge ordinaria e quindi due gradini sotto la Costituzione nel sistema gerarchico delle fonti.

Vediamo ora il diritto derivato. Prendiamo ad esempio solo il Regolamento Ue. Esso non necessita, a differenza delle direttive, di alcun procedimento di recepimento da parte del Parlamento. Entra in vigore senza alcun vaglio da parte delle Istituzioni nazionali. Ma basta questo per dire che “le fonti comunitarie sono superiori alle fonti nazionali“? Assolutamente no. Vediamo il perché. I regolamenti Ue, nel sistema gerarchico delle fonti del diritto, sono posti formalmente sullo stesso gradino delle leggi ordinarie, ma con una particolarità: il giudice nazionale, trovandosi di fronte ad un contrasto tra norma interna e normativa europea, deve disapplicare la prima ed applicare la seconda (Corte costituzionale, sent. n. 170/1984), che deve comunque – e in ogni caso – essere conforme alle fonti del diritto gerarchicamente superiori, vale a dire leggi costituzionali e Costituzione. Ma v’è di più. Questa presunta supremazia della normativa europea nei confronti del diritto interno incontra però una barriera invalicabile, sindacabile da parte della Consulta, rappresentata dai cosiddetti “contro-limiti“. La Corte costituzionale, con due importantissime sentenze (numm. 284/2007 e 238/2014) ha creato una sorta di linea del Piave, cioè ha affermato che la normativa internazionale e quella europea non possono entrare nel nostro ordinamento se contrastano con i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale (rubricati nei primi 12 articoli e specificati in tutta la Parte Prima della Costituzione) e con i diritti inalienabili della persona.

È dunque chiaro, se non chiarissimo, che la Costituzione rappresenti fonte del diritto gerarchicamente superiore non solo rispetto ai Trattati europei (diritto originario Ue) ma anche rispetto al diritto derivato dell’Unione.

Appare quindi evidente che Alessandro Barbera ha detto una falsità. Le fakenews dei media-global vanno smentite con la verità. Spero di esserci riuscito.

Avv. Giuseppe PALMA

 

 


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