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Riflessioni notturne di uno che stava a sinistra (di Giuseppe PALMA)

Da ragazzo ho sempre creduto che essere di sinistra significasse difendere la Costituzione e i suoi principi. Ne ero certo. Tant’è che ho votato PD fino al 2010. Convintamente e, occorre dirlo, stupidamente.

Poi ho iniziato a capire che qualcosa non andava. Su tutti l’arroganza e l’impunità di magistrati politicizzati, il settarismo culturale e soprattutto un sistema di potere fortemente radicato sui territori. Una rete perfetta con la quale dal PDS al PD la sinistra (si fa per dire!) ha occupato il Deep State, sia a livello locale che centrale. I ministeri sono pieni zeppi di quadri e funzionari in gran parte vicini ai Dem.

Dunque, più passava il tempo e più mi convincevo che tutto ciò in cui avevo creduto non era altro che esercizio del potere per il potere.

Col passare degli anni ne ho avuto sempre maggiori conferme. Basti vedere l’utilizzo strumentale della Costituzione e dei diritti. Nessuno del PD ha ad esempio in questi giorni rimproverato a Conte l’uso privato della TV pubblica per attaccare le opposizioni. Ciò che ha fatto Conte si vede soltanto nei regimi autoritari, eppure il PD – che della Costituzione si è sempre lavato la bocca – ha lasciato fare senza battere ciglio. Se al posto di Giuseppe Conte vi fosse stato Matteo Salvini, i Dem avrebbero strillato alla dittatura, sarebbe venuto giù il finimondo. Se invece al governo ci sono loro, quelli “giusti”, allora tutto va bene, tutto è consentito.

Il Partito democratico è il partito del potere, della conservazione del potere. Non ha più nulla del vecchio PCI. Da comunisti, sovranisti e keynesiani sono diventati neoliberisti.
Il PD non ha esitato un attimo, da sconfitto alle elezioni politiche del 2018, ad allearsi coi nemici storici del M5S pur di tornare al potere (senza peraltro passare da democratiche elezioni) e occuparne le stanze più importanti, la cabina di regia del governo. Il potere per il potere. Eppure il 4 marzo 2018 la coalizione di centrosinistra, di cui il PD faceva parte, era arrivata terza. Fino a luglio 2019 definivano Conte e il M5S come pericolosi incompetenti e cialtroni, oggi Conte è addirittura uno statista.

I Dem sono soliti cantare “Bella Ciao” e osannare la “resistenza”, ma governano il Paese ed intere comunità territoriali da decenni: contro chi vorrebbero “resistere”? Contro loro stessi o contro le opposizioni? Chi sarebbe il nuovo oppressore? Il leader dell’opposizione che non governa?

Hanno massacrato Berlusconi per l’uso che faceva delle televisioni, ma non hanno detto mezza parola sul dittatorello Conte che in prima serata, a reti unificate, si è scagliato contro i leader dell’opposizione, che non hanno neppure goduto di una più che legittima replica alle medesime condizioni, con i medesimi strumenti. Due pesi e due misure.

Sono soliti lavarsi la bocca coi diritti fondamentali, su tutti il lavoro, ma sono stati proprio loro, quelli del PD, a rendere meramente residuale l’applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori con l’approvazione del “Jobs act”. E ancor prima approvando le due “leggi Fornero”. Non potendo più difendere i diritti sociali per via delle regole europee e del funzionamento della moneta unica, hanno sposato acriticamente l’europeismo becero, il neoliberismo e si sono buttati sui diritti civili, talvolta cosmetici.

Loro hanno votato la fiducia a Monti, loro hanno ratificato il MES e il Fiscal Compact, loro hanno votato a favore dell’inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio e sempre loro hanno legato i diritti dei lavoratori al sistema dei cambi fissi. Ma la colpa non è mai la loro, è di Craxi, di Berlusconi, di Salvini e così via.

Tra il PD ed il potere non ci sono dunque le elezioni ma il nemico da distruggere, con qualsiasi mezzo. Si dicono democratici, ma in realtà sono più fascisti dei fascisti. Il libero pensiero va bene, ma solo se conforme e allineato al loro. Se la pensi diversamente, ben presto sarai etichettano come “fascio-leghista”, xenofobo, razzista etc.

Senza parlare della cultura. Hanno occupato scuole e Università, giornali e case editrici, incarichi di qualsiasi tipo e addirittura le giurie dei concorsi letterari, piene zeppe – come le Università – di sacerdoti del “pensiero politicamente corretto”. Un tempo i professori universitari erano presidio di libertà, oggi sono acritiche linee di congiunzione tra il pensiero unico dominante e l’aspirante classe dirigente del Paese, con una pletora di beneficiari privi di capacità di critica. Ovviamente non tutto il mondo dell’Università è così, gran parte dei docenti sono persone degne e meravigliose, ma una parte – non minoritaria – è l’essenza della mediocrità e funge da megafono del potere.

Hanno occupato kermesse letterarie di prestigio internazionale, sostenute da denaro pubblico, scaraventando in mezzo ad una strada libri contenenti un pensiero opposto al loro. Sono arrivati a vietare la presentazione di un libro perché contenente l’intervista a Matteo Salvini, all’epoca ministro dell’interno. Un neo-fascismo più pericoloso del fascismo perché travestito da finto antifascismo. Io ricordo i nazisti di Hitler e i comunisti di Stalin scaraventare i libri dalla finestra, pensavo che in Italia il pensiero fosse libero.

Insomma, oggi l’Ancien Regime si può individuare – dal punto di vista nazionale – col potere per il potere conseguito dal PD.
L’ex PCI, partito di straordinario valore, si è trasformato in un’associazione atta al solo esercizio del potere, anche a costo di sacrificare libertà, democrazia e lavoro sull’altare degli indicibili scopi del capitale internazionale.

Governare un Paese, anche attraverso contingenti forzature costituzionali, e al contempo attaccare le opposizioni, è sicuramente l’emblema del decadimento culturale e democratico di un Paese – ancora il più bello del mondo – ormai allo stremo.

di Giuseppe PALMA


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