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Riduzione del Debito Pubblico: se lo Stato nazionalizzasse la Previdenza Complementare ed intervenisse sul TFR?

LE IPOTESI SUL TAPPETO PER RIDURRE IL DEBITO PUBBLICO

L’Italia si avvia nel 2013 a detenere un Debito Pubblico pari al 133-134% sul PIL, una cifra enorme. S’e parlato tante volte di Misure Straordinarie Una Tantum per la Riduzione del Debito Pubblico. Da anni si alternano ipotesi di Patrimoniali sotto varie forme, di Privatizzazioni di aziende Municipalizzate e partecipate, di Dismissioni Immobiliari, di Condoni e sanatorie, di Cartolarizzazioni dei Crediti della PA, di accordi con la Svizzera per i capitali detenuti dagli Italiani sul territorio elvetico, di interventi a vario titolo della Cassa Depositi e Prestisti trasformandola nell’analoga tedesca, fino alle Ipotesi estreme di Default.  Ne parlammo in modo analitico e con proposte precise nell’articolo pubblicato su Rischio Calcolato: RIDURRE il DEBITO PUBBLICO? Le ipotesi sul tappeto e le proposte di RC

La Domanda da Porsi e’: cosa realmente potrebbe mettere in campo il Governo Letta? Analizziamo le varie Ipotesi.

 

L’IPOTESI DI NAZIONALIZZAZIONE DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

 Dopo Argentina ed Ungheria, leggiamo che la Polonia ha nazionalizzato le Pensioni Private.

Analizziamo la situazione della Previdenza Complementare in Italia (fonti QUI e QUI e QUI): Le risorse accumulate a meta’ 2013 nel risparmio previdenziale sono pari a 108 miliardi di euro (pari al 7% del PIL ed al 3% delle attività finanziarie delle famiglie), di cui un buon 60% in Obbligazioni e Titoli di Stato (la parte del Leone la fanno ovviamente i Titoli di Stato Italiani che ammontano a circa il 31%, cioe’ 33 miliardi). Dopo le riforme degli ultimi 15 anni, che hanno reso la tassazione piu’ conveniente, versano contributi circa 6 milioni di Italiani (per il 70% lavoratori dipendenti del settore privato). Vi sono ben 536 Fondi, di cui molti con pochi iscritti; la Previdenza Complementare in Italia e’ comunque decisamente meno diffusa rispetto ad altre nazioni occidentali, ma il lancio della stessa e’ essenziale, visto che gli assegni delle pensioni INPS saranno modesti dopo le riforme attuate. L’adesione e’ al 25% per i dipendenti privati. Nel 2012 i Contributi versati sono stati pari a 12,1 miliardi (di cui 5,2 mld da TFR), contro 4,6 miliardi di prestazioni, con un saldo attivo di 7,5 miliardi, cui aggiungere 6,3 miliardi di utili e plusvalenze della gestione finanziaria, portando a 13,7 miliardi l’incremento di risorse.

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Il rischio e’ che la Voracita’ dello Stato ci metta il becco.

Poniamo che lo Stato si muova come in Polonia e trasferisca nelle casse dello Stato le obbligazioni detenute dai fondi pensione coperti da garanzia pubblica, in particolare obbligazioni sovrane. Parliamo di una riduzione del Debito pubblico per 33 miliardi (poco piu’ del 2% su PIL). La cosa creerebbe ovviamente scompensi al sistema previdenziale privato, con una fuga di iscritti, e ripercussioni economiche.

Altra ipotesi e’ un azione piu’ radicale, magari con la scusa della razionalizzazione degli oltre 500 fondi, trasferendo integralmente i portafogli dei fondi pensione ad un Fondo ad Hoc dell’INPS: lo Stato si troverebbe di “botta” a ridurre il debito di 108 miliardi (il 7% del PIL), e vi sarebbe ovviamente anche un grosso impatto sul Deficit, visto che nel 2012 v’e’ stato un flusso attivo di gestione pari a 7,5 miliardi (differenza tra contributi ed erogazioni) ed altri 6,3 sul flusso finanziario. Ovviamente l’impatto sul Deficit reale sara assai inferiore ai 13,7 miliardi somma delle due componenti di cui sopra, visto che certamente vi sara’ un crollo nei nuovi iscritti alla previdenza complementare. Lo Stato in questo caso dovrebbe inventarsi qualche misura in parallelo, magari sul TFR, per disincentivare queste fughe. E’ comunque prevedibile, che l’impatto sul deficit per qualche anno, tra attivo gestionale e minori interessi sia dell’ordine di 8-12 miliardi (tra lo 0,5% e lo 0,8% del PIL), che e’ qualcosa di piuttosto robusto.

Ecco perche’ l’Ipotesi e’ tutt’altro che campata per aria. Le recenti riduzioni delle detrazioni sulle Assicurazioni Vita ed Infortuni, che causano 800 miliardi nel 2014 di nuove entrate allo stato, disincentivano il risparmio verso un “concorrente” del Risparmio nella Previdenza Complementare. Sara’ un caso?

 

A questo punto immagino gia’ il commento dei Lettori: “ma e’ un esproprio neanche tanto mascherato di Risparmio Privato?”. Certo che lo e’. E verrebbe colpita principalemente una fascia ben precisa di cittadini: i Lavoratori Dipendenti del Settore Privato nella fascia d’eta’ tra i 35 ed i 50 anni (meta’ della “grana” di cui sopra viene da li’); ovviamente il grosso di questi sono residenti al Nord (dove il tasso d’adesione alla previdenza complementare e’ quasi doppio rispetto al Mezzogiorno).

Ma tra i Lettori c’e’ sempre l’espertone, che immagino dica: “Perche’ mai il buon Letta dovrebbe fare una cosa simile, proprio nel momento che sta pagando 40 milairdi di crediti pregressi alle Imprese finanziandoli proprio con incremento del Debito Pubblico?”. Forse, perche’ proprio la misura sul pagamento dei crediti a Debito, e’ la premessa della ben piu’ corposa misura sulla Previdenza Complementare, e di altre da fare in parallelo.

 

PRIVATIZZAZIONI ATTRAVERSO LA CASSA DEPOSITI E PRESTITI

Letta non l’ha neanche nascosto: l’idea e’ utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti per ridurre il debito: ”Il Governo ha intenzione di presentare in autunno, al Paese e ai mercati, un piano di privatizzazioni e di attrazione di investimenti ed e’ evidente che la Cassa depositi e prestiti sara’ parte di questo lavoro” . Occhio che ormai da 2-3 mesi si susseguono dichiarazioni in materia, con protagonisti Letta e Saccomanni, ed entrambi parlano sempre di Autunno.

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L”idea potrebbe essere quella di conferire le quote  delle partecipazioni in mano al Tesoro, ad una società di gestione multi comparto, magari affidando proprio a CdP tale ruolo (oltre al 31,24% dell’Enel, al 4,34% di Eni in cui Cdp già detiene una quota del 25,76% e al 30,2% di Finmeccanica, sono tuttora sotto controllo pubblico una lunga serie di società non quotate, da Invitalia all’Anas, dalla Rai alla Sogei piuttosto che il 50% di Stm Holding Nv). A queste si sommerebbero le Municipalizzate ed una quota del Patrimonio Immobiliare Pubblico. Il Tesoro ritirerebbe dal mercato una quantità nettamente superiore di titoli di Stato, approfittando del calo delle loro quotazioni. Al tempo stesso, il governo non perderebbe la possibilità di esercitare un’influenza generale, nell’ambito della sua politica industriale, sulle società vendute alla Cassa. E un domani, quando i mercati riconoscessero prezzi decenti alle azioni, la stessa Cassa avrebbe l’opportunità di rivendere quei beni oggi acquisiti che il governo suo primo azionista non reputasse essenziali. Con un’operazione come quella che abbiamo appena tratteggiato, il profilo della CDP diventerebbe sempre più articolato e il suo ruolo nella economia del Paese sempre più importante e simile a quello della KfW in Germania e della Caisse des Dépôts in Francia. Ovviamente il debito potrebbe calare nominalmente di 100-150 miliardi.

 

PER CHIUDERE IL CERCHIO, IL T.F.R. POTRA’ RESTARE IMMUNE DALLA VORACITA’ DELLO STATO?

Lo Stock di TFR nei forzieri delle Imprese e’ pari ad oltre 200 miliardi, cifra equivalente al 6% dei risparmi complessivi degli Italiani. Questa enorme cifra altro non e’ che Credito maturato dai Lavoratori nei confronti delle Aziende. A dire il vero, una quota (diciamo il circa il 30%) e’ credito da parte dello Stato verso le aziende, visto che nel momento in cui, il TFR viene erogato, una quota finisce in tasse: parliamo di 60 miliardi di crediti verso lo stato in pancia alle aziende.

Ora, il problema che si pone, e’ che, dopo essere intervenuti sulle Assicurazioni Vita ed Infortuni, ma soprattutto dopo l’intervento sopra descritto sulla Previdenza Complementare, il rischio e’ che i Lavoratori tornino massicciamente ad investire su TFR: ecco perche’ e’ assai probabile che lo Stato intervenga in qualche modo per disincentivare l’accumulo in TFR.

C’e’ anche da dire che ogni intervento va fatto coi piedi di piombo: per le aziende trattasi di Credito a buon mercato, e per i Lavoratori e’ Salario differito. Gli interessi in ballo sono davvero grossi: Stato, Imprese, Lavoratori e Banche.

Il Flusso di salari nel settore privato che finisce nel TFR e’ pari a circa 14-15 miliardi (e di questi 4-5 sono tasse future).

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Interventi? Potenzialmente tanti. Ne citiamo uno.

Poniamo che ai dipendenti che non vogliono lasciare il TFR maturato in azienda, ne’ vogliano conferirlo ai fondi, venga data la facoltà di cedere, tutto o in parte, il credito nei confronti dell’azienda ad intermediari finanziari (Banche, Assicurazioni), ricevendo in cambio il controvalore cash. In parallelo lo Stato riceverebbe la tassazione collegata. Gli Intermediari Finanziari che anticipano il TFR ai dipendenti diventerebbero i nuovi creditori delle aziende per lo stesso ammontare. Ovviamente per scongiurare un drammatico aumento dei tassi, l’operazione vedrebbe coinvolo lo Stato stesso, che attraverso una societa’ finanziaria ad Hoc, magari connessa alla CDP, troverebbe il modo di “calmierare” tali tassi. In tal modo le Imprese manterrebbero il TFR nel passivo del proprio stato patrimoniale, senza quindi subire un deflusso di cassa.

In estrema sintesi, contenti tutti: il lavoratore che teme il fallimento dell’azienda incassa il TFR, le Imprese non verrebbero penalizzate visto che riceverebbero credito agevolato, le Banche aumenterebbero il loro giro d’affari, e lo Stato incesserebbe un bel po’ di soldi. In realta’ il ‘giochetto” qualche scompenso lo creerebbe, specialmente su Lavoratori ed Imprese. Specie i lavoratori, incassando, rinuncerebbero alla retribuzione differita futura: “meglio un uovo oggi che una gallina domani” e’ un meccanismo che funziona benissimo in tempo di crisi.

Attualmente nel settore privato il 75% dei Lavoratori tiene il TFR in azienda, ed il 25% lo destina alla Previdenza Complementare. Poniamo che le cifre scendano al 35% ed al 15%, ed un 50% dei Lavoratori opti per incassare la Liquidazione immediata. Si inietterebbero nell’economia 70 miliardi (dati ai lavoratori) e lo Stato incasserebbe circa 30 miliardi sulla tassazione relativa, con spese assai inferiori sul fondo di garanzia per crediti agevolati sopra citato.

 

Se lo Stato, per esempio, desse seguito alle 3 ipotesi sopra accennate, ridurrebbe nominalmente il Debito di 250-300 miliardi (riportandolo al 115% del PIL) e si garantirebbe un impatto sul Deficit nominale di almeno 15 miliardi (l’1% del PIL).

Personalmente reputo le misure sopra ipotizzate come operazioni di puro maquillage contabile, che avrebbero l’effetto reale di distruggere forme di Risparmio essenziali quali la previdenza complementare o la Retribuzione differita. Inoltre lo Stato amplierebbe ulteriormente il perimetro della sua azione sull’economia privata e la percentuale di incidenza di entrate ed uscite rispetto al PIL.

 

By GPG Imperatrice

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