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Riduzione Cuneo Fiscale: meglio ridurre IRAP e mettere sul piatto molti piu’ soldi (ecco come)

Prendo spunto da questo articolo pubblicato su Rischio Calcolato: Dove Tagliare le Tasse.

L’autore ritiene che e’ preferibile un taglio all’IRAP (tasse su Imprese) rispetto ad un taglio all’IRPEF (tasse su lavoratori). Ebbene, lo ritengo anch’io. I motivi sono i seguenti.

A) Abbiamo spiegato in tutte le salse che il Problema numero uno dell’Italia e’ la PERDITA DI COMPETITIVITA’. Il fattore numero UNO e’ legata ad un elevato Costo del Lavoro per Unita’ di Prodotto (CLUP). Coi cambi fissi, vince chi svaluta il COSTO DEL LAVORO (chiedere a Germania). Riducendo l’IRAP riduci il CLUP e quindi sei piu’ competitivo, se riduci l’IRPEF, non riduci il CLUP, per cui il problema competitivita’ resta tale e quale. Vediamo l’andamento di Germania, Italia e Spagna. Notate bene che l’Italia ha accumulato un GAP del 23% su CLUP verso Germania nell’era Euro, ed una riduzione dell’IRAP di 10 miliardi ridurrebbe il CLUP medio nostrano di un misero 1,5% (se si agisce su IRPEF l’impatto e’ ZERO).

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B) L’Italia ha un problema enorme di Disoccupazione (13% ufficiale, circa 22% reale). La priorita’ e’ ridurla. Alzare i salari netti in epoca di disoccupazione abnorme, significa premiare i pochi che il lavoro ce l’hanno. Meglio agire su l’Irap, che riduce il CLUP, e quindi aumenta competitivita’ e produzione, e quindi spinge ad assumere.

C) I famosi 80 euro al mese in piu’ nelle buste paga, sono un evidente panzana. La matematica non lascia scampo. Se si agisse (rimodulando le detrazioni), per esempio, sui soli lavoratori con redditi sotto i 50.000 euro, avremo comunque una platea di circa 20 milioni di persone. Se si usassero tutti e 10 miliardi su costoro (escludendo i pensionati) il vantaggio fiscale medio e’ di circa 40 euro al mese. Se un lavoratore guadagna per esempio 1.400 euro al mese, e se ne vede 40 in piu’, non e’ affatto detto che non li metta in “risparmio” e non in “consumi”. Inoltre, storicamente in Italia, ogni 100 euro di maggiori consumi, circa 50 se ne vanno in Importazioni, per cui l’impatto su PIL e’ dimezzato (l’import, pur pesando il 30% su PIL, si comporta in modo strano: in caso di calo/aumento della Domanda Interna, tende a pesare circa il 50% della Variazione della Domanda Interna stessa). In pratica una riduzione IRPEF potrebbe avere modesti impatti sul rilancio del PIL e potrebbe avvantaggiare l’Import.

 

Detto questo suggeriamo a Padoan e Renzi di ridare uno sguardo alle nostre proposte di Tagli alla Spesa Pubblica, in quanto una riduzione della tassazione ben superiore a 10 miliardi, sarebbe auspicabile. Magari trovano ispirazione.

RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA MASSIVA

Proponiamo una riduzione della Spesa Pubblica per 150 miliardi per finanziare quanto sopra proposto.

Il criterio di fondo non e’ il taglio dei servizi, ma quello degli sprechi e delle inefficenze. Abbiamo analizzato l’intero bilancio delle Amministrazioni pubbliche, e ne risulta, facendo confronti regionali, che in ogni settore si annidano forti sprechi. Adottando il criterio dell’imitare il Migliore in ogni settore di spesa (il territorio che da’ migliori servizi e spende meno) ne risulta che l’Italia potrebbe risparmiare circa 80-90 miliardi, avendo migliori servizi. L’altra meta’ della riduzione e’ rivolta a Spese che l’Italia non puo’ permettersi e che vanno razionalizzate. Le proposte hanno un’arco temporale di attuazione di 3-4 anni. Le Spese che non sarebbero soggette a riduzione, ma anzi verrebbero aumentate, sono quelle per Investimenti e per Protezione dalla Disoccupazione.

 

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Qui gli impatti per settori di spesa in 3 anni:

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By GPG Imperatrice

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2 Comments

  • […] vuoi strafare puoi dare un’occhiata alle ottime proposte di Rischio Calcolato pubblicate da Scenarieconomici.it per ridurre la spesa pubblica di ben 150 miliardi, senza intaccare i servizi al cittadino: si […]

  • […] Lo facciamo appoggiandoci a un ottimo grafico elaborato da Rischiocalcolato e pubblicato su Scenarieconomici. Partiamo dal grande classico: i costi della politica. Tagliando non solo il numero di parlamentari […]

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