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RICAPITOLANDO, DOPO L’OK DEL PARLAMENTO TEDESCO. (di Nino Galloni)

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Grecia, Grecia e ancora Grecia? Sembra, ma non è: il Fondo Monetario Internazionale propone una ristrutturazione del debito e la sua direttrice si dice – con una punta di drammaticità – favorevole a qualsiasi ipotesi, vale a dire riduzioni, manipolazione degli interessi,  moratorie, dilazioni. La Germania, invece, che ha dato ok ad aiuti è contraria a qualsiasi ristrutturazione. Dunque, BCE e Germania concordano su un solo punto: emergenza o medio termine, si forniranno aiuti che – questo è il punto – produrranno altro debito, in italiano ulteriore dipendenza, in tedesco ulteriore colpa.

Questo infrange la più banale e condivisa regola: se il debitore può pagare, il problema è del debitore; se il debitore non può pagare, il problema è del creditore.

Se ne deduce che l’obiettivo della Germania non è proteggere il suo credito. Perché? Perché i crediti di cui si sta discutendo da mesi e da anni sono una goccia rispetto al mare dei derivati; ma i derivati – decine e decine di volte più elevati dei PIL – non servono ad essere ripagati (ciò sarebbe impossibile), ma vanno gestiti in un contesto di sottomissione e sopraffazione dei popoli.

Ma, forse, c’è dell’altro: hanno vinto gli USA, perché rimane in piedi questa Europa,  evanescente per quanto riguarda i temi (mediterraneo, rapporti con la Russia, immigrazioni, sviluppo,  ambiente), ma efficace come gabbia e, soprattutto, come impedimento di un asse Parigi, Berlino, Mosca, Roma alternativo agli USA stessi.

Paradossale, quando l’accordo con l’Iran prelude ai nuovi equilibri (che tanto inquietano Israele, i Sauditi, l’Isis, la Turchia) dove persino Putin – pur nel momento del pericolo per l’Ucraina – si trova ad un passo da un dialogo diverso con i democratici americani.

Il problema vero, dunque, non è la Grecia (destinata ad andare peggio nel prossimo futuro se si impegna alle riforme che ne indeboliscono vieppiù la già fragile economia), quanto la mancanza di una vera politica in Europa che, sia chiaro, non può essere europea, ma dovrebbe essere della Francia, dell’Italia, della Germania: le prime due fanno il gioco degli USA grazie alla loro inesistenza, la terza grazie ad un attivismo volutamente nefasto.

La parola sta quindi ai popoli: non basta più denunciare una situazione o minacciare sacrosanti tribunali internazionali; occorre agire, organizzarsi, opporsi, creare nuove maggioranze (o minoranze attive decisive) all’interno di ciascun Paese per arrivare a capovolgere ingiustizia sociale, insostenibilità economica, primato di una finanza ultraspeculativa in evidente bancarotta che solo l’azione delle banche centrali sta tenendo in piedi.

Nino Galloni

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