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Report Tesoro USA 2026: sotto la lente le valute dei giganti asiatici (e non solo)
Report Tesoro USA 2026: Chi finisce nella lista nera per i “trucchi” sul cambio valuta? Analisi dei dati su Cina, Germania e i giganti asiatici.

In un panorama economico globale che cerca di scrollarsi di dosso le ultime scorie della pandemia, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha pubblicato il suo atteso report semestrale sulle politiche macroeconomiche e di cambio dei principali partner commerciali. Praticamente il documento vuole identificare i paesi che manovrano il cambio, o compiono altre azioni di politica economica, che abbiano come finalità quella di squilibrare la bilancia commercale con gli USA. Quindi non si parla solo di svalutazione competitiva, ma anche di politiche fiscali eccessivamente restrittive che impediscano la crescita dei consumi interni,
Il documento, redatto in conformità con la legislazione del 1988 e del 2015, analizza le dinamiche dei venti maggiori partner commerciali degli USA, che rappresentano circa il 78% del commercio estero americano. I risultati sono molto interessanti.
Chi e Perché: gli obiettivi del Report
L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è la tutela della crescita economica americana e l’eliminazione dei deficit commerciali distruttivi causati da pratiche sleali. In termini keynesiani, potremmo dire che Washington vigila affinché la domanda aggregata globale non venga artificialmente drenata verso economie che manipolano il valore delle proprie divise per sussidiare le esportazioni e frenare le importazioni.
In questa edizione di gennaio 2026, il Tesoro ha concluso che nessun partner commerciale ha manipolato direttamente il cambio ai sensi della legge del 1988 durante il periodo analizzato (fino a giugno 2025). Tuttavia, permane un’attenzione alta attraverso la cosiddetta “Monitoring List“, paesi con comportamente grigi o comunque colpevoli di operazioni economiche eccessivamente restrittive.
La “Monitoring List”: Sotto Osservazione Speciale
La lista di monitoraggio include economie che soddisfano almeno due dei tre criteri tecnici previsti dal Trade Facilitation and Trade Enforcement Act del 2015 : un significativo surplus commerciale bilaterale con gli USA (almeno 15 miliardi di dollari), un surplus della bilancia delle partite correnti (almeno il 3% del PIL) e interventi persistenti e unilaterali sul mercato dei cambi.
Ecco la situazione delle principali economie sotto osservazione:
| Economia | Surplus Bilaterale (Mld USD) | Partite Correnti (% PIL) | Intervento su FX (% PIL) |
| Cina | 246 | 3.2 | -0.4 |
| Giappone | 65 | 4.6 | -0.8 |
| Vietnam | 147 | 6.4 | -0.7 |
| Taiwan | 100 | 15.0 | 0.7 |
| Germania | 84 | 4.9 | 0.0 |
| Corea del Sud | 52 | 5.9 | -0.4 |
| Singapore | -26 | 18.0 | 3.1 |
Dati riferiti ai quattro trimestri terminanti a giugno 2025. I dati delle partite correnti sul PIL e del surplus bilaterale sono particalarmente interessanti. Il primo è un valore assoluto che indica il peso del surplus o defici commerciale. Il secondo il peso dell’interscambio con gli USA dei singoli paesi. Ovvio che se il surplus commerciale verso Washington ha un peso notevole sul PIL di un paese, c’è il dubbio che qualcosa non va.
Il caso cinese: oltre la superficie
La Cina rimane il partner più critico. Sebbene non sia stata designata come manipolatrice per via della pressione alla svalutazione dello yuan (RMB) nel periodo in esame, il Tesoro punta il dito contro la mancanza di trasparenza. Il surplus commerciale cinese è ai massimi storici (1.200 miliardi di dollari a livello globale nel 2025), alimentato da una domanda interna debole e da politiche industriali che spingono l’eccesso di capacità verso l’export.
Il Tesoro osserva con sospetto l’uso del “daily fix” (il tasso di parità giornaliero) e l’attività opaca delle banche statali nei mercati degli swap. Anche se non vi è ancora una violazione delle normative
Le altre anomalie: Sud-Est asiatico ed Europa
- Vietnam e Thailandia: Sono citate per tassi di risparmio eccessivi dovuti a reti di protezione sociale deboli, che frenano i consumi interni a favore dell’export.
- Taiwan e Singapore: Mantengono politiche fiscali “eccessivamente restrittive” che contribuiscono a enormi surplus delle partite correnti.
- Germania e Irlanda: Rappresentano l’anomalia europea. La Germania continua a macinare surplus grazie a una produzione costantemente superiore all’assorbimento interno, mentre l’Irlanda presenta dati spesso distorti dalle attività delle multinazionali.
Curiosamente gli USA vorrebbero avere rapporti con partner che si occupano della protezione sociale dei propri cittadini e che cercano di migliorarne il benessere stimolando i consumi. Non si tratta di benevolenza, ma di semplice comprensione del fatto che, se un paese non incentiva i consumi interni, tutta la crescita economica verrà a dipendere dall’estero, dal surplus commerciale, in primis verso gli USA.
Le misure di contrasto
Per livellare il campo di gioco, il Tesoro USA non si limita al monitoraggio. Tra le contromisure previste troviamo:
- Consultazioni Bilaterali: Discussioni già avviate con partner come Giappone, Svizzera e Taiwan per migliorare la trasparenza e prevenire vantaggi competitivi sleali.
- Indagini “Section 301”: Il Tesoro può raccomandare all’USTR (Rappresentante per il Commercio) di avviare indagini sulle pratiche valutarie che potrebbero sfociare in tariffe doganali, come, ad esempio,vendite eccessive della valuta nazionale.
- Vigilanza sui Canali Indiretti: Monitoraggio costante non solo dei cambi spot, ma anche dei mercati dei derivati, dei fondi sovrani e dei controlli sui capitali che possono fungere da sostituti dell’intervento diretto.
In conclusione, sebbene la diplomazia dei cambi sembri prevalere per ora, i dati indicano che i grandi squilibri globali sono tutt’altro che risolti. Un’ironia sottile ma amara per chi sperava in un mercato libero da “aiutini” statali.








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