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Renzi, non si gioca il futuro dell’Italia con una “bozza” dall’inglese discutibile. (di Ardian Foti)

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Il documento di nove pagine che il governo, o le sue manine allungate, hanno fatto pervenire al Il Foglio di Cerasa sul futuro dell’Unione Monetaria Europea, la dice tutta in merito al panico creatosi a Palazzo Chigi. Gli attacchi quotidiani al governo, all’annuncio quotidiano, portano “i consigliori” del governo e del disperato Padoan ad una riflessione abbozzata, ricercata, da inviare alla Commissione Europea alla luce delle evoluzioni politiche dell’Eurozona.

Ovvio che il suo consigliori Sensi abbia voluto prima annusare il “sentiment” nel farla circolare di domenica per ritrovarsela di lunedì pronta per l’agenda degli economisti, commentatori, giornalisti e politici, nella speranza che questi ultimi sappiano leggere l’inglese accademico italianizzato dello staff di Palazzo Chigi. Oltre all’invito a tradurla in italiano per tutti noi ignoranti, vorremmo che qualcuno ponesse più di una domanda al Premier in merito alle proposte ivi contenute.

La cessione di sovranità è la parola chiave, anche se viene menzionata una sola volta. Renzi e i suoi vorrebbero che le riforme dei trattati riguardassero tre aspetti fondamentali:

1) La creazione di un fondo comune di sussidiarietà per i disoccupati, fuori dal bilancio comunitario, che possa generare e contenere politiche di welfare e del lavoro contro le politiche recessive e la disoccupazione, per arginare le derive populiste e i messaggi che arrivano da mezza Europa;

2) La creazione di politiche fiscali comuni e l’implementazione di un sistema di circolazione di finanziamenti per la piccola e media impresa europea, gravata dagli eccessi degli squilibri fiscali e tributari e non armonizzabili con misure nazionali, sia dal punto di vista bancario e finanziario, sia per ammortizzare i danni economici che l’economia digitale e l’evoluzione dei mercati impone;

3) La realizzazione di una svolta dal punto di vista politico decisionale in seno alla Commissione e alla Presidenza, di modo da armonizzare all’interno degli Stati la consapevolezza e la diligenza dei processi di integrazione programmatica, compito questo da riservare ai governi nazionali, i quali faranno da annunciatori e conciliatori delle masse di cittadini.

Non vorremmo chiedere a Renzi di illustrarci le modifiche all’art.13 del Fiscal Compact (cooperazione tra parlamenti nazionali e parlamento europeo), o del 133 del TFEU (Lisbona) (poteri parlamento europeo per stabilire misure necessarie euro) e altri commi, ma al Prof. Giuseppe Guarino riconoscere che il perseverare con modifiche ai Trattati, quando essi hanno ormai assunto una forma bioguridica, e pertanto non modificabili sostanzialmente con negoziazioni bilaterali e multilaterali, riporta alla scelta britannica di indire un referendum. Cosa che Podemos in Spagna, Le Pen in Francia, M5S- Lega- Forza Italia- FDI, Alternative for Deutchland e il nuovo presidente polacco Duda, portano avanti nei loro programmi elettorali, in parte vincenti, in altri dirompenti.

Non di meno, viene chiesto in tono sottile, che le istituzioni europee devono chiarire meglio o assottigliare i centri decisionali, consultativi e parlamentari dell’Unione Europea, rispondendo alle richieste del Regno Unito e altri paesi, nonché ai cittadini europei che l’Unione è trasparente, non costa e non genera chiacchiere e regole.

L’ ispiratore morale di questa lettera è Draghi, infatti in più punti essa richiama la complementarietà delle politiche della ECB/BCE a favore della cessione della sovranità per favorire l’amalgabilità dell’irreversibilità della moneta unica con qualsiasi strumento possa giustificare la sinergia delle istituzioni UE, dalla moral hazard al piano di comunicazione UE.

Una cosa la capiamo sicuramente, che siamo arrivati al dunque, non senza qualche rimpianto per avere alla guida del Paese persone che si definiscono rottamatori, responsabili e decisionisti, con un mandato politico specchiato dal compromesso della governabilità: “lasciateci al potere che troveremo il modo di dirlo agli italiani, è l’unica cosa che sappiamo fare bene e comunque, parlare, parlare, cinguettare, annunciare, futurare, narrare, oliare.”

Caro Renzi, la Costituzione, la Corte Costituzionale, il Parlamento e i cittadini a questo punto potrebbero chiederle, se investiti dai principi democratici che Lei vorrebbe negare loro, di indire un referendum sul futuro dell’Unione Europea. Che fa lei, ci sta a mettersi in gioco con il Paese e con la Storia? Altrimenti, lasci stare le bozze, la traduca agli italiani con coraggio, o teme i bozzi?

Ardian Foti

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