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RENZI E LA BUFALA DEL TAGLIO DELLE TASSE: L’UNIONE EUROPEA NON LO CONSENTE! (di Giuseppe PALMA)

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Durante l’ultima assemblea nazionale del Partito Democratico, tenutasi “atipicamente” all’Expo, Matteo Renzi ha annunciato che il suo Governo provvederà ad eliminare – già nel 2016 – tutte le tasse sulla prima casa (quindi la TASI, visto che l’IMU era già stata abrogata), oltre all’IMU agricola e a quella sugli imbullonati. Nel 2017, invece, ha promesso che provvederà al taglio di IRES e IRAP, mentre nel 2018 alla rimodulazione degli scaglioni IRPEF e agli interventi in favore dei pensionati!

Tutte proposte condivisibili e auspicabili se non fosse che dobbiamo rispettare i parametri previsti dai Trattati dell’UE, uno su tutti il rapporto deficit/PIL che non può sforare il tetto rigido del 3%.

Il tutto aggravato dal fatto che – a partire dal 2016 (massimo 2017) – entrerà in vigore il famigerato Fiscal Compact, che tradotto significa : a) perseguire il pareggio di bilancio; b) restare all’interno dello 0,5% nel rapporto deficit/PIL (cioè ZERO spesa a deficit); c) sistematica e drastica riduzione del rapporto debito pubblico/PIL al ritmo di un ventesimo l’anno per la parte eccedente il 60% dello stesso (attualmente è oltre il 135%).

Ma non è finita qui: il Governo, già quest’anno, deve trovare ulteriori 17 miliardi (equivalenti a circa 1 pt. percentuale di PIL) per disinnescare le clausole di salvaguardia su IVA e accise.

In pratica, al fine di realizzare tutte le sue promesse e per sostenere quanto sopra specificato, servono circa 66 miliardi, oltre ad ulteriori risorse per far fronte a quanto stabilito di recente dalla Corte Costituzionale in tema di sblocco dei contratti dei dipendenti pubblici. Senza contare che il famoso “tesoretto” è già stato ipotecato per far fronte (parzialmente) all’altra sentenza della Consulta che dichiarava l’illegittimità costituzionale – ex tunc – della mancata indicizzazione delle pensioni prevista dalla Legge Fornero.

Trovare più di 60 miliardi e dover allo stesso tempo rispettare i parametri dei Trattati è cosa impossibile, a meno che non si proceda ad un taglio lacrime e sangue della spesa pubblica, che significherebbe mettere di nuovo le mani sulle voci di spesa più sensibili: pensioni, sanità giustizia, scuola, ricerca etc… in pratica l’ennesimo tentativo di massacro sociale! Il tutto in un Paese ormai allo stremo e con gli ultimi tre anni consecutivi in recessione (il PIL tornerà a crescere solo quest’anno registrando, nella visione più ottimistica, un +0,7%), con una disoccupazione da paura (poco sotto il 13%, con quella giovanile ben oltre il 40%) e con un irreversibile tracollo sociale e di valori mai registrato nella storia del nostro Paese!

 

Renzi non è uno sprovveduto, quindi sa benissimo che – con questo Euro e con i parametri forcaioli previsti dai Trattati – le sue promesse sono irrealizzabili.

La sua speranza, fornitagli probabilmente da Mario Draghi nell’agosto dello scorso anno – è quella di ottenere dall’UE, di fronte al programma di riforme strutturali già avviate (e in alcuni casi conclusesi come ad esempio quella del mercato del lavoro), uno sforamento oltre il 3% del rapporto deficit/PIL e un rinvio del Fiscal Compact. Non è un caso, infatti, che Gran Bretagna, Spagna e Francia viaggino ben oltre il predetto limite, quindi l’obiettivo del Presidente del Consiglio è proprio quello di ottenere dall’UE una deroga in cambio delle famigerate riforme. Ecco perché tanta fretta nell’approvare il Jobs Act e la legge elettorale, oltre all’avviare – a ritmi serrati – il percorso di riforma costituzionale! E tra qualche settimana arriverà anche l’approvazione della delega fiscale per una pesante riforma dell’intero sistema tributario, che avrà – ve lo posso garantire – connotati giacobini.

 

Ma ecco che l’Europa dell’austerità – per l’ennesima volta – dimostra tutta la sua cecità politica! La Commissione Europea, per bocca del suo commissario agli affari economici il francese Pierre Moscovici (che non è di certo un cieco sostenitore del rigore), ha messo le mani avanti ribadendo il concetto che le regole previste dai Trattati vanno rispettate, lasciando un misero spiraglio: “Esamineremo le misure che proporrà il Governo italiano alla luce delle nostre regole sulla flessibilità”, che nel linguaggio tecnocratico dell’UE germanocentrica significa NO!

 

A complicare le intenzioni di Renzi v’è anche una “questione di equilibrio” nei rapporti di forza tra i ventotto Paesi dell’Unione, rappresentata dallo scarso peso politico del nostro Governo al tavolo europeo. Se Prodi, Monti e Letta godevano di un peso apprezzabile per via della loro totale adesione ai diktat rigoristici e se Berlusconi fu fatto cadere per qualche sua opposizione ai dettami franco-germanici, Matteo Renzi non conta assolutamente nulla, anche perché – dimostrando una totale soggezione alla Germania (ne è un esempio l’atteggiamento tenuto nella settimana che ha preceduto il referendum greco) – si è messo nelle “condizioni contrattuali” più sfavorevoli! Del resto, da chi è andata Angela Merkel dopo che in Grecia ha vinto il NO? Mica da Renzi, che non conta niente, ma da Hollande, che a casa sua fa quello che vuole e nessuno si permette di imporgli le riforme!

 

Ma v’è di più, infatti Matteo Renzi deve fare i conti anche con due ulteriori circostanze tutt’altro che secondarie: 1) il debito pubblico italiano che continua a crescere (circostanza che la Germania vede come un toro nell’arena di fronte ad un fazzoletto rosso); 2) la mancanza di legittimazione democratica, infatti il nostro Presidente del Consiglio dimora a Palazzo Chigi per effetto di una manovra di Palazzo e non per volontà del popolo italiano. E questo lo sanno sia la signora Merkel che l’intera Commissione europea. Vi ricordo, inoltre, che alle ultime elezioni tenutesi in Italia (Regionali 2015) il PD ha perso circa 2 milioni di voti rispetto al risultato delle elezioni europee di un anno fa!

 

Continuare a restare aggrappati a questo Euro e a questa Europa, per di più da subalterni, è pura follia. Prima ce ne rendiamo conto e meglio sarà per tutti!

Criticatemi quanto volete, ma poi non dite che non vi avevo avvisati…

 

Giuseppe PALMA

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