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Recovery Fund: nuovo debito e mezzo di ricatto europeo

Il Recovery Fund, se mai sarà, non verrà ad essere quale lo descrivono attualmente i nostri governanti, cioè come un elemento salvifico, buono per la campagna elettroale, ma sarà un elemento estremamente negativo per due semplici motivi:

  • sarà un elemento di ricatto da parte della Commissione;
  • sarà un ulteriore elemento di debito che ci metterà. rebus sic stantibus, più vicini all’imposizione della troika.

C’è un legame diretto, sottile, fra riforma del MES, con valutazione della sostenibilità del debito nazionale ed invio automatico in default, se questa condizione non venisse più ritenuta tale dalla Commissione, intervento del MES ed imposizione della Troika, con relativa cancellazione della democrazia, della possibilità di un governo nazionale e l’espropriazione di ogni potere del parlamento democraticamente eletto, a quel punto ridotto a mero  organo solo di apparente legittimazione ed esecutore delle politiche tecnocratiche e di pura austerità e distruzione decise da un’altra parte. Quello che vedremo saranno tagli devastanti ai nostri servizi sociali, al sistema pensionistico, alla sanità, sul modello greco, ma moltiplicato per varie volte.

Questo cammino diretto verso la povertà e la dittatura della troika, viene espresso, con la solita disarmante lucidità, da parte di Giuseppe Liturri su Startmag. Vi roproponiamo un estratto.

Il Ministro, quando rimarca che “c’è un aspetto importante e positivo nel modo in cui funziona questo Recovery fund: cioè i soldi saranno anticipati dai singoli paesi e se l’obiettivo non è stato raggiunto i fondi europei non arrivano. E io penso che tutto il paese nei prossimi mesi sarà lì a dire: mi raccomando, bisogna rispettare la scadenza”, abbiamo l’impressione che segni un clamoroso autogol. Ci conferma che il sostegno finanziario della UE arriverà molto tardi – non è una novità per chi conosce il tempo che passa tra impegno di una spesa e suo effettivo pagamento – ed esporrà il nostro Paese ad un ricatto perenne da parte della Commissione. Basti pensare a quei 3 mesi di “discussione esaustiva” a livello di Consiglio prima di sbloccare i pagamenti, qualora anche solo uno Stato membro abbia perplessità sul rispetto delle condizioni da parte dello Stato beneficiario.

Sorvoliamo sullo “spazio fiscale” che si genererà, a detta del ministro, per effetto delle riforme e sull’asserita assenza di progressività della flat tax – quando ci sono montagne di studi che spiegano come si può ottenerla – e sottolineiamo l’enfasi su ”l’Unione europea emetterà 750 miliardi più i miliardi Sure, dunque mille miliardi di Eurobond che saranno utilizzati per finanziare spese comuni […] In questo senso, potremo forse rendere strutturale questa nuova modalità di funzionamento dell’Unione europea, non limitando il tutto agli effetti della pandemia. È questo il sogno”. Peccato che tale sogno rischi di restare tale perché, proprio l’ultima slide delle linee guida, riporta testualmente che:

  1. Il Programma dovrà essere compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica del Governo.
  2. In ogni caso, la riduzione del rapporto debito/PIL richiederà un significativo miglioramento del saldo primario di bilancio nei prossimi anni.
  3. Da un punto di vista contabile, i sussidi previsti dalla RRF non dovrebbero costituire maggior deficit e debito lordo della PA
  4. Viceversa, i prestiti contribuiranno all’indebitamento netto e all’accumulo di debito lordo. Il principale beneficio deriverà dal minor tasso pagato sui prestiti.

Il punto 1 ci dice chiaramente che non ci si può indebitare “ad libitum” con la UE, proprio considerando che la maggior parte dell’assistenza finanziaria in arrivo da Bruxelles è composta da prestiti (Rrf fino a 127 miliardi, Sure 28 miliardi e, molto probabilmente, Mes 36 miliardi) che, pur avendo tassi relativamente bassi, dovranno comunque essere rimborsati. Per non parlare dei maggiori contributi o tasse che comunque dovremo versare dopo il 2028 per rimborsare i sussidi. Andrà quindi trovato un equilibrio tra questi debiti ed il deficit che sarà consentito al nostro governo. Decisivo, a questo fine, sarà capire quanta spesa già compresa nella legislazione vigente e di conseguenza nel deficit già autorizzato, sarà finanziabile con questo nuovo strumento. Se, come temiamo, nei saldi tendenziali (ovvero a legislazione vigente) ci sono poche misure che rientrano nel perimetro delle spese ammissibili delineato da Bruxelles, allora il governo dovrà necessariamente varare nuove leggi di spesa, aumentando così il deficit previsto, che sarà così finanziato dai prestiti e dai sussidi del Recovery Fund anziché da banali Btp emessi sul mercato. È questa una chiave di volta decisiva, poca evidenziata nelle analisi di questi giorni.

Presto la UE richiederà che il nostro Paese si avvii su un sentiero di rientro del rapporto debito/PIL a colpi di avanzo primario nell’ordine di almeno il 3/4% del PIL annuo. Una “cura greca” i cui effetti nefasti sono già noti. La Commissione fonda il suo positivo giudizio sulla sostenibilità del nostro debito proprio sul conseguimento di tali massicci avanzi primari. Quando apparirà chiaro che tale sentiero sarà impraticabile, la perdita di accesso ai mercati, il ricorso ad uno strumento di assistenza di emergenza come il Mes e l’installazione della Troika a Roma, saranno una catena di eventi conseguenziali ed inevitabili.

Quindi il problema va ben oltre la folcloristica lista dei 557 progetti presentati, contenenti tutto ed il suo esatto opposto. Qui si mette in pericolo la libertà ed i risparmi degli italiani, con una leggerezza di cui solo Conte ed il chitarrista Gualtieri sono capaci. Del resto si è visto come  il MEF non abbia il carattere per opporsi alla modifica del MES in senso distruttivo. Se non ci sarà un rapido cambio del governo , a qualsiasi costo, dell’Italia libera e democratica resterà ben poco.


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