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RADIO BRUXELLES

Una volta c’era il TG3 di Sandro Curzi e lo chiamavano Tele Kabul. Oggi c’è Radio24 e potremmo ribattezzarla Radio Bruxelles. Trattandosi dell’emittente radiofonica di Confindustria, è comprensibile la sua attenzione per l’economia, la finanza e i mercati. Un momento. Fermiamoci a pensare. Abbiamo detto: l’economia, la finanza e i mercati. Già ci sarebbe da distinguere. Parliamo forse di economia ‘reale’? Allora, intendiamo la produzione, il commercio, la realizzazione di valore, il sudore, la lungimiranza, il sacrificio, lo spirito di squadra, la realizzazione di beni concreti a beneficio della collettività. E la finanza e i mercati, invece? In essi si esplicita la monumentale cattedrale di debiti virtuali, arrotolati su se stessi in una vertiginosa spirale di scambi e garanzie e scommesse, in cui consistono le borse mondiali. Le due dimensioni (economia produttiva da un lato, e finanza e mercati dall’altro) vanno necessariamente a braccetto. Eppure, la prima dovrebbe odiare le seconde in virtù di un sotteso, inconfessato conflitto di interessi.
 
L’ambito produttivo appartiene all’homo faber che trasforma la realtà, la plasma, la arricchisce, la abbellisce, la tramanda. Se volete un esempio, pensate a tutti gli anonimi, sconosciuti titolari di quelle autentiche ‘botteghe’ di perseveranza e ingegno che sono le piccole o piccolissime imprese italiane (cioè il novantotto per cento del totale). L’ambito finanziario, invece, appartiene ai colletti bianchi, leoni da tastiera delle transazioni digitali. I quali non creano; succhiano. Costituiscono i gangli vitali di una piovra tentacolare e invisibile, sul cui impero non tramonta mai il sole. Essa traffica con parassitaria voluttà su ogni singolo grammo di valore reale prodotto dagli imprenditori in carne ed ossa. E su quelle briciole di fatica, fisica e mentale, edifica i suoi prodigiosi ‘castelletti’ di nulla, moltiplicatori di ricchezza fittizia. Per farvi un’idea concreta: nel 2014, il divario tra tali contrapposti volumi era di 1 a 10. In pratica, 75.000 miliardi di dollari di prodotto mondiale lordo e 710.000 miliardi di dollari di scommesse da casino. E la forbice continua ad aumentare. Insomma, parliamo di una tenia che divora, a fauci spalancate, l’energia positiva del mondo. E che ha poi le sue brave ricadute sul piano normativo e istituzionale. L’euro e l’Unione Europea sono due delle sovrastrutture giuridiche principali dell’unico rapporto di produzione odierno significativo e degno di studio: quello tra finanza speculativa e produzione umana. L’unione si fonda, non a caso, a mente dell’articolo 3 del trattato di Maastricht, su un’economia di mercato “fortemente competitiva”. Far scannare nell’arena gli animal spirits dell’uomo competitivo per consentire a banchieri e affaristi di ricamarci sopra il loro ordito usuraio sembra tra le innate vocazioni dell’attuale progetto europeista.
 
Ma torniamo a Radio 24, da cui eravamo partiti. Perché l’emittente radiofonica dei produttori, è schierata in modo così acritico con gli speculatori? Perché tollera la primazia della finanza sull’economia, anziché cimentarsi nella rivendicazione opposta? Perché non smaschera i presupposti fallaci della mitologia dello spread e dell’eccesso di debito pubblico e del rispetto dei famosi parametri? Forse perché è vittima di una sorta di sindrome di Stoccolma; anzi, di Bruxelles: la Radio di Confindustria rispecchia fedelmente i desiderata dei mercati, senza rendersi conto di quanto essi prosperino a danno degli Stati, e quindi anche delle aziende, oltre che dei cittadini. La divaricazione tra mercati e impresa le sfugge. E allora – verrebbe da dire agli imprenditori nostrani – tenetevi Radio Bruxelles. Noi intanto attendiamo speranzosi una nuova, e rivoluzionaria, Radio Londra.
 
Francesco Carraro
www.francescocarraro.com

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