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QUELLE BALLE SULLA GRECIA RACCONTATE DA CHI TIENE FAMIGLIA! (di Eriprando Sforza)

 

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E così i greci non hanno voglia di lavorare, rubano e sprecano i soldi che noi buoni euro dotati gli abbiamo dato per aiutarli. Sembra di sentire l’Umberto Bossi dei tempi d’oro quando vomitava insulti contro i terroni. Peccato che questo discorso, applicato ai greci ma ugualmente razzista, lo facciano soprattutto gli opinion maker o story teller (ovvero contaballe) che vedono nel PD la loro stella polare. La realtà è però ben diversa dallo story telling.

I Prodi censori dei comportamenti greci sono arrivati a scagliarsi contro il dumping fiscale praticato nelle isole greche, che secondo il governo Tsipras dovrebbero pagare un’aliquota iva più bassa rispetto alla terraferma, dimenticando che a pretendere questo rigore è un signore come il presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, che per innumerevoli anni è stato premier del paradiso fiscale europeo per eccellenza: il Lussemburgo.

I nostri eroi fingono poi di non sapere che dei 240 miliardi di cosiddetti aiuti (ricordiamoci che si tratta di prestiti, nessuno definisce aiuto il mutuo elargitogli dalla banca per potersi comprare una casa) solo le briciole sono rimaste allo stato greco, tutto il resto è stato subito girato alle banche, soprattutto tedesche e francesi. Queste, ai tempi in cui si faceva finta che la Grecia (guidata dai partiti ora all’opposizione e sostenitori del sì al referendum) non truccasse i conti, avevano elargito crediti in abbondanza con estrema spensieratezza, tanto con l’ingresso di Atene nell’euro era venuto meno il rischio di cambio.

I nostri profeti del rigore dimenticano soprattutto (e qui il loro comportamento è davvero doloso) che se il referendum di domenica vedesse la vittoria del Sì, da loro ardentemente auspicata per fare continuare il sogno (ma non è un incubo?) europeo, per l’Italia sarebbe una tragedia. Perché questo darebbe il via a un terzo piano di aiuti per la Grecia, che, con le condizioni poste dalle Istituzioni (la ex Troika), in particolare l’avanzo primario di bilancio che fra due anni dovrebbe salire addirittura al 3,5 per cento del pil, precipiterebbe i greci in altri sette anni di recessione dopo gli altrettanti già subiti.

Per rispettare obiettivi così ambiziosi (come direbbero Angela Merkel e Christine Lagarde) il governo greco non potrebbe infatti fare altro che aumentare le tasse e tagliare le spese. La recessione assicurata farebbe crescere ancora di più il rapporto debito pubblico/pil, rendendo così impossibile la restituzione dei nuovi prestiti. È così l’Italia non rivedrebbe più non solo i 40 miliardi già prestato ad Atene, ma anche tutti quelli che elargirebbe con i prossimi piani di aiuto (altri 40 miliardi?). I nostri cari story teller  sono quindi pronti ad applaudire a questo straordinario esito delle loro preghiere esaudite: l’Italia butterà nella spazzatura altri miliardi in cambio della soddisfazione di vedere precipitare i greci nella miseria più nera.

Sono forse scemi? Però la Bce oggi ha annunciato di avere ampliato il benedetto QE: adesso comprerà anche bond delle Ferrovie dello Stato, di Enel, di Terna e di Snam. Proprio un grande Mario Draghi. Va bene, i nostri story teller tengono famiglia, lì comprendiamo. Ma almeno ci facciano un piacere: non proclamino più di essere liberali e liberisti perché sono solo degli assistenzialisti

Eriprando Sforza

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