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Quanto son buoni ‘sti teutonici: Bini Smaghi ci spiega la Germania.. ma ne facevamo anche a meno

bini smaghi

Ogni tanto qualche autorevole  grand commis della nobiltà economico – bancaria europea si ritiene in dovere di istruire noi poveri burini italiani sulle qualità degli altri popoli europei, così superiori a noi poveri mediterranei.

Questa volta è toccato a Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del Board della BCE presidente di Morgan Stanley International e presidente SNAM. Il nostro economista, la cui consorte ha scritto un libro agiografico dedicato alla Merkel, ha utilizzato le pagine del Corriere del 23/7 per spiegare a noi poveri italiani la magnifica natura del popolo germanico. Noi, con umiltà latina, ci permettiamo di commentare i punti di incomprensione da lui elencati.

“Il primo riguarda la mancanza di leadership o di egemonia tedesca in Europa. Molti, non solo in Italia, vorrebbero una Germania più propositiva nel disegnare ilprocesso di integrazione europeo. «Lead or Leave», scrisse provocatoriamente George Soros in un recente articolo sul Financial Times”.

A dir la verità a molti italiani la leadership tedesca appare già abbastanza invadente. Parliamoci chiaro: gli aut aut dei Schaeuble, i discorsi pressanti di Jens Weidmann, i continui rimbrotti verso la nostra scarsa disciplina ci sembrano già più che sufficienti come leadership. Magari non sempre una leadership espressa, ma sotto forma di quei gesti di velato bullismo che i primi della classe riservano sempre agli altri studenti meno meritevoli.

Il secondo punto che è difficile da capire in Italia riguarda la partnership franco-tedesca. Da noi si sente e si ama spesso dire che è superata, che non funziona più, per scoprire poi che senza l’accordo tra i due paesi non ci sono soluzioni durature. Non è una condizione sufficiente, ma necessaria. Nasce dalla scelta, sancita oltre 50 anni fa con il trattato dell’Eliseo, dei due di non andare mai contro l’interesse vitale dell’altro. È una scelta difficilmente comprensibile per chi non conosce la storia o non ha mai visitano i cimiteri di guerra in Alsazia o in Lorena.

Chiaro, i morti dell’Alsazia Lorena hanno un peso ben diverso di quelli, ad esempio, che giacciono a Redipuglia, a San Martino o a El Alamein. Proprio questo duplice patto che, in pratica , monopolizza l’Europa  la rende così indigesta, così insopportabile. Il fatto di sentirci sempre ospiti a casa nostra, se nostra è anche questa stramba Unione, è l’elemento che la rende sempre più impopolare. questo patto non sarà nè colpa dei tedeschi nè dei francesi, ma non si stupiscano questi grandi popoli se gli altri, prima o poi, ne renderanno commiato.

Il terzo punto, che spesso ci aliena l’amicizia di molti altri Paesi dell’Europa del Nord e del centro è di considerarli «vassalli» della Germania, che riflette una insufficiente conoscenza di quelle realtà e della loro storia. Le assonanze, soprattutto sulle questioni economiche, nascono dal simile grado di apertura alla concorrenza internazionale e dalla conseguente scelta di porre al centro della politica economica la competitività, piuttosto che la difesa delle posizioni di rendita sull’esiguo mercato interno.

Certo, nessuno vuole sottovalutare le peculiarità storiche degli altri paesi , di dimensioni minori, dell’est Europa, come ad esempio le repubbliche Baltiche, anche se ragioni geografiche e storiche ci ricorderebbero il loro rapporto peculiare con il mondo germanico: basterebbe ricordare le colonizzazioni , in quelle aree, dell’ordine teutonico oppure l’influenza della Lega Anseatica. Comunque il loro comportamento nelle recenti trattative greche ed in molte altri temi europei è di oggettivo appiattimento sulle posizioni del grande cugino teutonico. Noi rispettiamo le loro peculiarità, ma sarebbe anche ora che loro rispettassero le nostre, e non si mostrassero cuccioli avidi di aiuti finanziari europei generosamente distribuiti, come presto indicherà un articolo di Ulrich Anders.

Il quarto punto che si ha difficoltà a (o si fa finta di non) capire in Italia è il ruolo svolto dal Parlamento tedesco nelle scelte di finanza pubblica, che segue il principio del «No taxation without representation». Fin quando la sovranità sulle finanze pubbliche rimane nazionale, il parlamento tedesco intende esercitare le sue prerogative.

In questo caso io esprimo la mia più grande ammirazione verso il senso democratico del popolo tedesco. Anzi direi che sarebbe ora che le nostre pigre forze politiche, sia di maggioranza, sia di opposizione, si applicassero in una seria modifica costituzionale che sottoponga all’approvazione parlamentare i trattati internazionali, e che veda gli stessi, eventualmente, sottoposti anche ai referendum popolari, anche quando hanno ricadute di carattere fiscale. Insomma se i tedeschi giustamente godono di questa democrazia, perchè non dovremmo avvantaggiarcene anche noi ?

Il quinto punto di incomprensione riguarda il concetto di solidarietà, che in Germania e nella maggior parte degli altri Paesi europei è una «strada a due vie», ossia aiuti contro l’impegno ad un cambiamento strutturale del sistema per assicurare che l’assistenza sia temporanea e non permanente, evitando che diventi assistenzialismo e deresponsabilizzazione.

Si tratta del famoso discorso del :”Dai ad una persona un pesce e mangerà un giorno, insegnagli a pescare e mangerà per tutta la vita”. Giusto, giustissimo, però la Grecia e l’Italia pescavano benissimo, ed in modo assai concorrenziale, prima che entrassimo in questa gabbia di matti chiamata UME. A dir la verità i tedeschi non vogliono che noi peschiamo a modo nostro: non possiamo pescare orate mediterranee, dobbiamo pescare merluzzi del mare del Nord, secondo le loro regole e le loro modalità, anche se quei merluzzi non nuotano nel Mediterraneo.

Caro Dott. Bini-Smaghi, io ho il massimo rispetto dei tedeschi, in quanto tedeschi. Ne ho molto meno dei quei tedeschi che vorrebbero insegnarmi la loro lingua a forza.

E voi cari amici , volete imparare il tedesco a randellate ?

 

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