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QUANTO QUOTEREBBE OGGI LA LIRA? (di A.M. Rinaldi)

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Sempre più spesso ci si chiede se ci fosse ancora la lira quanto quoterebbe rispetto alle altre valute internazionali? Per fare questo esercizio puramente teorico, in quanto il valore di cambio di una valuta è determinato da fattori complessi che coinvolgono non solo la nota legge della domanda e dell’offerta, ma rispecchiano le contingenze del “Sistema Paese”, la valutazione che viene data ai fondamentali macroeconomici espressi dal paese, dalle politiche della Banca Centrale sui cambi e naturalmente dai flussi determinati dalla bilancia dei pagamenti e dai trasferimenti di capitali. In assenza di questi fattori per la determinazione del valore di cambio, in quanto siamo “ancorati” al cambio fisso dell’euro, cercheremo di utilizzare un sistema prettamente empirico, ma efficace.

E’ necessario però prima fare alcune precisazioni:

La lira che conosciamo noi non esiste più! Di fatto è stata abbandonata il 31.12.1998 (con decorrenza 1.1.1999) con la determinazione dei cambi irrevocabili nei confronti dell’euro (e pertanto a cambio fisso con tutte le altre valute dei Paesi partecipanti all’unione monetaria europea) avvenuta con la determinazione dell’ECOFIN e che ha vincolato “per sempre” in modo irrevocabile e irreversibile (espressione che farà felice Mario Draghi & Co.!) il nostro Paese alla moneta unica insieme a tutti gli altri. Pertanto determinare un valore di quanto ad oggi quoterebbe la lira è solo un puro esercizio teorico e non significa assolutamente che sarebbe il valore nel caso in cui dovessimo un giorno (speriamo presto!) ritornarci.

Infatti se il nostro Paese dovesse per motivi “interni” o “esterni” uscire dall’euro e ritornare pertanto ad una valuta nazionale, non si riadotterebbe la lira che abbiamo avuto per le mani l’ultima volta quattordici anni e mezzo fa. Per comodità la chiameremo probabilmente “Nuova Lira”, ma potremmo tranquillamente chiamarla con nomi diversi come Ducato, Fiorino o Scudo, tanto per ribadire che non avrebbe nulla a che vedere con quella che abbiamo abbandonato.

Inoltre vale la pena ricordare, ancora una volta, che ritornare ad una propria moneta significa essenzialmente riappropriarsi della propria Sovranità monetaria che permette di poter porre in essere autonome politiche economiche non più soggette ai vincoli esterni previsti ed imposti dai Trattati internazionali. In poche parole la moneta nazionale è solo uno dei tanti strumenti a disposizione di uno Stato, non a “Sovranità Limitata”, per poter esercitare la propria autonoma politica economica.

Fatte queste premesse cimentiamoci, con i soli strumenti certi che abbiamo oggi a disposizione, nel determinare (ripeto empiricamente) quanto quoterebbe ad oggi la “vecchia lira”.

I dati certi sono questi:

  1. Valore di concambio irrevocabile lira/euro a 1936,27, che se rapportato all’analogo valore di concambio irrevocabile marco/euro fissato a 1,95583, se ne deduce che noi siamo a cambio fisso con i nostri amici tedeschi dal 1.1.1999 esattamente a 989,999 lire per un marco (1936.27/1,983,55).
  2. Il differenziale dei tassi espressi dai titoli decennali a tasso fisso attualmente “veleggiano” (il famoso spread), fra i nostrani BTP e i teutonici BUND, intorno a circa 120 pb (punti base), cioè 1,20% in più.

Significa che i mercati, pur essendo in presenza di due paesi che condividono la stessa moneta euro, valutano che i fondamentali macroeconomici siano diversi, tanto da “chiedere” un tasso d’interesse più alto rispetto all’altro proprio perché non possono agire anche sul valore di cambio di ciascuna moneta nazionale. Le valutazioni dei mercati su una nazione infatti agiscono in genere su due fronti: su quello del valore di cambio e sui quello dei tassi d’interesse espressi dalla valuta stessa. Con i cambi fissi invece si può agire solo sulla determinazione dei tassi d’interesse.

Trasferendo perciò questo principio, ad esempio al Paese Italia e Paese Germania, si può affermare che essendo il cambio fisso a 989,999 lire per marco da sedici anni e mezzo, oggi i mercati finanziari scontano un valore della “vecchia lira” a circa 1.180 contro marco. Con lo stesso meccanismo il franco francese, dal cambio fisso a 295,182 lire sempre dal 1.1.1999, a circa 332 lire attuali, essendo lo spread a loro favore, sempre sui decennali, a circa 82 pb.

Vi lascio immaginare quanto sono contenti i nostri amici tedeschi nell’averci “ingabbiato” nel cambio a 989,999 lire per marco da 16 anni e mezzo che gli ha permesso di accumulare surplus commerciali da capogiro e di quanto sono stati “lungimiranti” i nostri politici nel cascarci con tutte le scarpe!

Ripeto, è solo ed esclusivamente un metodo empirico ma efficace, in quanto tiene conto della valutazione che i mercati finanziari fanno quotidianamente per differenziare le diverse economie e non potendolo più fare apprezzando o meno il valore di cambio, “scaricano” la valutazione sui tassi.

Questo sistema è da sempre utilizzato dagli operatori in cambi con le semplici operazioni di forward nel caso debbano coprire un rischio di cambio futuro presente su posizioni debitorie/creditorie espresse in valute diverse.

In ogni caso se dovessimo ritornare alla nostra valuta nazionale (decidete voi il nome che vi piace di più!), non si ritornerebbe da quel 1936,27 per euro di “Ciamprodiana” memoria, ma molto più semplicemente ad un concambio iniziale di 1:1 per poi affidare ai mercati il valore di cambio che quotidianamente sarà determinato nei confronti delle altre valute mondiali e che rispecchierà, come avviene in tutti i Paesi a “Piena Sovranità”, i famosi fondamentali macroeconomici.

Antonio M. Rinaldi

 

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