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QUAESTIO SGR E FONDO ATLANTE. I NODI VENGONO AL PETTINE.

Il 31 Gennaio Quaestio Sgr ha emesso un comunicato stampa sull’andamento del valore del fondo Atlante. Una mossa coraggiosa, soprattutto visti i risultati del primo semestre delle banche venete.

Nonostante sia Quaestio la mano operativa di Atlante e nonostante quindi il CdA delle banche sia una sua diretta ed immediata emanazione , il gestore si lamente di non avere dati successivi al giugno 2016 per il calcolo del NAV (Valore Attualizzato Netto) del fondo. Insomma nessuno se la sente di fare una telefonata a Vicenza o a Montebelluna per farsi mandare una chiusura dei conti.. Ciò premesso, il comunicato afferma:

Pertanto la SGR, nel rispetto della normativa FIA applicabile, ritiene che il costo storico sia il miglior criterio applicabile e stima che il valore unitario della quota del Fondo al 31 dicembre 2016 si attesti a Euro 819.135,413, pari a un valore complessivo netto (NAV) del Fondo di Euro 3.480.506.372.

Praticamente il valore del fondo, nella parte investita nelle banche, è invariato. Peccato che si tratti di una valutazione su dati immediatamente successivi all’aumento di capitale stesso. 

Quaestio però fa di più e ci concede anche la valutazione indipendente di Deloitte, effettivamente concedendo una certa trasparenza. del resto fra i partecipanti ad Atlante ci sono gruppi bancari, fondazioni, fondi previdenziali e , ricordiamolo, anche Cassa Depositi e Prestiti.Qui le cose si fanno un po’ più spesse :

 

Ai fini di una totale trasparenza, si segnala che la relazione di Deloitte Financial Advisory Srl, valutatore indipendente, ha evidenziato una valutazione delle partecipate dalla quale risulta un NAV complessivo del Fondo pari a Euro 2.632.596.422, corrispondente ad un valore unitario della quota di Euro 619.580,236, che pertanto comporta una svalutazione di circa il 24% rispetto al valore iniziale dell’investimento.”

Ehm…. Fondo Atlante nasce promettendo un rendimento annuo del 6%, e chiude il proprio primo semestre con una perdita del 24%. Non male , vero? Direi una buona attività di Asset Management.

In realtà le cose sono molto più semplici: il fondo è nato, in modo troppo rapido, per far fronte alle necessità di ricapitalizzazione delle banche venete ed evitare ad altri gruppi bancari di rimetterci le penne. Hanno passato sei mesi a capire in quale problema si erano cacciati e , soprattutto, non sono stati in grado di ricostruire una seria fiducia attorno agli istituti. Tutta l’operazione, ancora più per VB che per BPVI, è stata vissuta dagli ex azionisti-risparmiatori, come un autentico furto, e non è stato fatto nulla per correggere la comunicazione.

L’attuale  offerta del 15% del valore di sottoscrizione, se adatta ad altre situazioni di società quotate, non lo è apparsa per una sottoscrizione a prezzo pieno come quella delle banche venete, dietro la quale vi sono state innumerevoli radicali irregolarità. Aver accompagnato poi l’offerta con una componente commerciale è stato un errore comunicativo clamoroso, perchè tutto è apparso come l’ennesima vendita di padelle bancaria. 

L’andamento di Fondo Atlante rivela la fondamentale verità del business bancario: senza la fiducia non esiste. paradossalmente la fiducia è anche più importante dei mezzi finanziari, perchè ne è l’elemento essenziale di procacciamento. La banca vende e compra fiducia. Per le banche venete questa è stata distrutta dai comportamenti illeciti e comunque moralmente riprovevoli delle gestioni precedenti. Offrire ora risarcimenti limitati con modalità da piazzista non aiuta sicuramente a ricostruirla.

Se Atlante vuole veramente salvare gli investimenti, anche pubblici, deve veramente cambiare ottica gestionale, con una visione di fiducia e di lungo periodo. Altrimenti proseguirà nell’accumulazione delle perdite e , soprattutto, delle cause da parte degli ex-soci.

Grazie a tutti !

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