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PUFFOLANDIA: le Puffobombe dei debiti e della produttività perduta (….ma come? …pure in un villaggio che non conosce scambi commerciali e moneta?)

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Sul sito della Camera dei Deputati si legge la seguente relazione della Commissione Europea datato 10 Aprile 2013.

“Per quanto concerne gli altri 12 Paesi oggetto di una relazione approfondita, per dieci di essi la Commissione ritiene che sussistano squilibri macroeconomici non eccessivi che, analogamente a quelli rilevati nel caso dell’Italia, richiedono un attento monitoraggio e misure di correzione che saranno indicate nelle raccomandazioni specifiche per Paese adottate in esito al semestre europeo:
 

• Belgio: scarsa competitività nel mercato delle esportazioni ed elevato indebitamento pubblico”

Orsù diamo un’occhiatina!
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Puffolandia, uno dei più piccoli paesi europei, è altamente industrializzato e con un’economia avanzata: efficienti vie di comunicazione, grandi città, tecniche di coltivazione moderne, grandi impianti industriali. Tuttavia questo progresso non è avvenuto alla “Crucca”, anzi! Diciamo che in esso si ritrovano tutti i difetti tipici della mediterraneità Italiana post 1982. Tali caratteristiche sono ampiamente presenti eppure non se ne sente in alcun modo parlare:

1) crescita del PIL effettuata grazie alla crescita del debito

debtgdp-old2) meridionalizzazione del sud (la Vallonia è da sempre considerata patria di fannulloni dai vicini fiamminghi). Il “piano Marshall” avviato nel 2005 (366 milioni di euro) per lanciare in Vallonia nuove aziende ad alta tecnologia, ha creato più di diecimila nuovi posti di lavoro e il divario con le Fiandre ha smesso di crescere da alcuni anni, ma ancora non basta!

DEBITO SU PIL 1980_1996DEBITO SU PIL 1980_1996

Negli anni Ottanta l’economia belga subì un grave arresto, dovuto a:
– un ribasso della domanda per le produzioni tradizionali,
– un decremento nelle esportazioni.
Gli anni peggiori furono quelli tra il 1981 e il 1983, quando la crescita economica era praticamente ferma e la disoccupazione era intorno al 10-11%.
In quegli stessi anni, infatti, si registrò un consistente aumento del debito pubblico, che passò dal 74% al 106% del PIL in appena quattro anni.
Ops! Quale nazione ci ricorda questa storiella (sebbene per motivi differenti)?


Il governo Martens nell’82 vara un programma di rilancio dell’economia attraverso la svalutazione dell’8,5% del franco belga, per facilitare il commercio.
Orrore degli alemanni! Schizzi di astuzia e furbizia del paese che condivide gli stessi loro colori (solo, per fortuna dei Crucchi, messi per altro verso)!
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Cosa era accaduto? Semplice, nel 1979 il Paese aveva aderito al Sistema monetario europeo.
Tali provvedimenti fecero crescita il PIL e consentirono alle industrie chimiche e dell’alta tecnologia di rafforzarsi attirando un investimenti stranier

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Ops 2! Ma che bel trampolino per Sochi (campionato mondiale di salto con sci) !!!!!


Nel 1992-1993, come Italia e UK, il Belgio entra nuovamente in crisi fino ad arrivare, nel 1993, alla recessione (PIL -0,69%). Nel corso degli anni Novanta e Duemila, l’economia belga è tornata a crescere a ritmi tra il 2 ed il 4% all’anno. A differenza dell’Italia, la pubblica amministrazione capitalizzò il dividendo dell’euro (uah uah uah!) riducendo il rapporto debito su pil (da 122,7 a 84,2).
Ma ora la cuccagna è terminata! Nel 2009 il Belgio ha iniziato a far esplodere il rapporto debito su pil di oltre il 15%!
E questa cosa preoccupa (e non poco) sia il FMI che la UE!

Bruxelles, 27 marzo 2013
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Belgio: Dichiarazione conclusiva della Missione 2013

L’economia è entrata in un secondo anno di quasi crescita zero in mezzo a vulnerabilità persistenti. ….La missione incoraggia le autorità … per far avanzare il programma di riforme strutturali e di blocco in qualche aggiustamento durevole di stimolo alla crescita fiscale.
1. Il PIL reale ……presenta rischi al ribasso legati all’ambiente esterno instabile e una perdita di competitività;
2. …dal 2011, il Belgio è caduto dietro Germania, Francia e Paesi Bassi, in termini di andamento delle esportazioni, dato che i costi unitari del lavoro sono cresciuti più rapidamente di quelli dei suoi vicini, spinti da alta inflazione, indicizzazione dei salari, e da una perdita di produttività rispetto alla i suoi partner.
3. Rischi per la stabilità macro-economica rimangono elevati a causa della ….. sostenibilità del debito pubblico e delle notevoli esposizioni incrociate tra il governo e il settore finanziario.
4. La crescita della spesa pubblica primaria continua a superare la crescita del PIL, (grazie) alla diffusa indicizzazione di spesa pubblica e ai costi di accelerazione dell’invecchiamento.
5. Il consolidamento fiscale è ulteriormente complicata dalla necessità di creare spazio fiscale per ridurre il carico fiscale sul lavoro e per sostenere …R & S, formazione e infrastrutture.

In questo contesto, il governo dovrebbe:
(i) ripristinare la competitività e aumentare il potenziale di crescita dell’economia attraverso riforme strutturali,
(ii) bloccare, prima delle elezioni, una riduzione cumulativa del disavanzo primario strutturale di 1 ½ punti percentuali del PIL nel 2013-14 …Misure di entrata potrebbero essere necessarie nel breve termine ma il ricorso a sarebbe meglio pianificare il contenimento della spesa:
a. riforma delle pensioni (politiche di trasferimento sociale) e altri benefici, e
b. rafforzamento dei controlli sulla crescita della spesa sanitaria, puntando una compressione più veloce di pubblico impiego con riduzione in entrata,
c. limitando l’accesso ai sussidi che scoraggiano il lavoro,
(iii) Riformare il mercato del lavoro per aumentare il potenziale di crescita
a. (smettere di) proteggere posti di lavoro specifici (e) rendere la forza lavoro più adattabile alle esigenze di un economico dinamico attraverso lo sviluppo di abilità e supporto di ricerca di lavoro
b. I salari ….Le riforme dovrebbero prevedere un meccanismo di adeguamento automatico (e relativamente rapido) per le deviazioni del passato dalla norma e dalle divergenze osservate in termini di produttività.
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In pratica, tanto per cambiare, l’agenda delle riforme strutturali dovrebbe incentrarsi sull’aumento della crescita ripristinando la competitività dei costi e aumentando la produttività. Il tutto andrebbe fatto rapidamente:
– riallineare gli stipendi e i salari alla vera crescita che si sarebbe dovuta avere qualora non vi fossero stati né l’inflazione né i meccanismi automatici di compensazione;
– eliminare le tutele dei posti esistenti (di ditte in difficoltà) per facilitare (in pratica) l’emigrazione nelle zone dove vi sono aziende competitive (mobilità all’americana).

Secondo questi signori, senza tali riforme strutturali, il Belgio perderà terreno aggiuntivo rispetto al resto d’Europa!

A questo punto viene Maggio 2013 e il FMI conclude la sua consultazione con il Belgio, segnalando quanto segue:

Bruxelles, 10 maggio 2013
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Il comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha concluso la consultazione dell’articolo IV con il Belgio.

Dal 2011, il Belgio (è) dietro ai suoi principali partner economici (Germania, Francia e Paesi Bassi) in termini di prestazioni delle esportazioni, come costo unitario del lavoro (CLUP) sono cresciuti più rapidamente, spinti da inflazione e indicizzazione dei salari. Per aiutare a ripristinare la competitività, un vero e proprio blocco delle retribuzioni è in vigore per il 2013 e il 2014.
Il governo ha intrapreso un significativo consolidamento fiscale (e) ha introdotto riforme ambiziose per pensioni e assicurazione contro la disoccupazione.
Gli sforzi di risanamento hanno ridotto il disavanzo di bilancio strutturale dello 0,6 per cento del PIL nel 2012. Tuttavia, il disavanzo nominale è aumentato dal 3,7 per cento del PIL nel 2011 al 3,9 per cento nel 2012, a causa di fattori ciclici ed un ulteriore ricapitalizzazione del Gruppo Dexia alla fine del 2012.
Nonostante questi sforzi, la crescita tendenziale della spesa pubblica primaria rimane elevata a causa della indicizzazione della spesa pubblica, (di) aumenti reali dei trasferimenti sociali e (per) l’aumento delle spese operative e l’occupazione a livello dei governi subnazionali.

Valutazione Comitato esecutivo
Gli Amministratori del FMI sottolineano che l’ambiente macroeconomico rimane debole per:
• alto debito pubblico, e
• passività potenziali
Hanno convenuto che gli aggiustamenti fiscali per (conseguire) l’obiettivo di disavanzo strutturale dovrebbero avere diversi vantaggi:
• politiche più prevedibili per i mercati finanziari,
• una dipendenza ridotta sulle misure di entrate una tantum, e
• la capacità degli stabilizzatori automatici di operare.
I direttori hanno accolto il bilancio rettificativo del governo relativo al 2013 e considerato il ritmo di aggiustamento strutturale come appropriato.
Tutti hanno convenuto che le riforme strutturali devono essere accelerate per migliorare la produttività, ripristinare la competitività dei costi ……. che contribuirebbe a migliorare le prospettive di crescita. Essi hanno sottolineato che è necessario innalzare l’età effettiva di pensionamento, eliminare gradualmente l’indicizzazione dei prezzi e rafforzare il legame tra l’andamento dei salari nazionali e quelli nei paesi partner, fornendo la flessibilità per correggere le deviazioni del passato.
Gli amministratori ritengono probabile il piano multi-year di seguito riportato:

INDICATORI BELGIO FMI

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Purtroppo per il Belgio, hanno pesato le risorse pubbliche utilizzate per stabilizzare il settore finanziario, con la conseguenza che i conti pubblici sono esplosi in termini di debito, al 100% del Pil o poco ci manca e comunque ben lontano da quel 60% obiettivo di tutti i paesi dell’Eurozona, e del deficit, nel 2012 ancora sopra il 3% del Pil.

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Beh! Non è che si possa parlare esattamente di individui che rispecchino perfettamente le regole del popolo nordeuropeo ideale. Qui si parla di perfetti spreconi alla mediterranea! ….gente che è vissuta DA SEMPRE sopra le proprie possibilità ogni anno che Dio ha concesso loro di vivere!
Ora noi sappiamo cosa accadrà qualora questi signori dovessero puntare decisi verso un azzeramento di questo deficit di bilancio: LA MORTE DELL’ECONOMIA DOMESTICA E, quindi, DEL PIL !
A spaventare il settore pubblico però non è solo il suo debito attuale, bensì anche la spaventosa perdita di competitività della nazione, aldilà del debito pubblico, che si traduce in una:

1) Current Account con trend altamente negativo da sempre;

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BELGIO CURRENT ACCOUNT
2) L’alto valore del DEBITO AGGREGATO (costituiti dalla sommatoria di debito pubblico e debito privato)

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3) L’esposizione del settore privato (finanziario e non) nei confronti dell’immobiliare (come tutte le economie che perdono competitività sull’export causa ancoraggio a valuta troppo forte, si buttano sui settori non tradable pur di continuare a lavorare e il tutto genera questi sconquassi). Se prendiamo lo scoreboard della Commissione Europea si nota che dal 2002 al 2007 vi è stata una colossale bolla immobiliare che ha spinto in alto i relativi prezzi. Il debito privato è esploso dal 180% al 236 attuale!

ImmagineAncora il FMI – 16 Dicembre 2013

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OUTLOOK AND RISKS
1 . Avremo una crescita del PIL reale del 0,2 per cento nel 2013 e 1,1 per cento nel 2014. Questo poiché avremo una modesta ripresa dell’export, e poiché calerà anche la domanda interna. L’inflazione dovrebbe rimanere bassa grazie al calo dei prezzi delle industrie di rete (compresa la prevista riduzione dell’IVA sull’elettricità , e la moderazione salariale .
2 . Nel medio termine, il rischio domestico più significativo è un fallimento di riforme strutturali per tenere il passo con le esigenze di competitività internazionale .
3 . Sul lato positivo, l’economia belga ha dimostrato una notevole capacità di recupero . ……la ristrutturazione del settore bancario non ha minato il flusso del credito all’economia.
4 . La strategia di crescita deve basarsi su misure come: fissazione dei salari; efficienza dei mercati del lavoro e dei prodotti; incentivi dal lato dell’offerta (prestazioni sociali e tassazione; produttività e capacità di innovazione . Il successo delle politiche farà recuperare la competitività esterna. In mancanza di ciò, i salari dovranno essere adeguati in modo più aggressivo per competere sui prezzi in settori tradizionali.
(Ndr: ecco perché quando in TV Cuperlo, intervistato in occasione delle primarie con Renzi, disse: “la strada non è la deflazione salariale ma la nascita di imprese a forte attività di ricerca e capacità d’innovazione, così si preserva il livello degli stipendi in tutta Italia” oviamente incluso il settore pubblico per loro grande bacino di voti; sacrificare pure, quindi, i settori tradizionali così da non dover necessariamente ricorrere al suddetto taglio degli stipendi).
Dovrebbe essere considerata una revisione del meccanismo di indicizzazione per evitare questo handicap competitivo………… La moderazione salariale, sulla base del gap (di) costo del lavoro individuati dal Consiglio centrale per l’economia ( 3,8 per cento entro la fine del 2014), dovrebbe continuare oltre il 2014, fino a quando il divario è eliminato. ………….Un importante deficit del meccanismo di fissazione dei salari è che non tiene conto degli scostamenti in evoluzione della produttività del lavoro relative ai paesi partner, sul presupposto che la produttività potrebbe convergere nel tempo. In realtà, la crescita della produttività in Belgio non è stata all’altezza di quella dei paesi partner con un margine significativo. Una riforma della legge del 1996 sul mantenimento della competitività dovrebbe considerare la correzione di deviazioni di crescita della produttività relativa come un’ulteriore salvaguardia contro le perdite di competitività.
Il regime del mercato del lavoro è progettato per proteggere posti di lavoro esistenti (attraverso procedure di licenziamento costose) e le strutture salariali (tramite indicizzazione). Queste caratteristiche, però, minano la mobilità del lavoro e aumentano il costo effettivo del lavoro, e impediscono l’ingresso e l’uscita delle imprese, con effetti negativi sulla produttività complessiva e, infine, la creazione di posti di lavoro e crescita dei salari reali .
…..
La contropartita di un mercato del lavoro più flessibile sarà un settore delle imprese più dinamico e innovativo. …….
Le proposte di riforma delle pensioni in preparazione offrono l’opportunità di collegarsi all’allungamento della vita lavorativa.
5 . Riteniamo che l’aggiustamento strutturale medio annuo del 0,75 per cento del PIL, come raccomandato nella ultima consultazione dell’articolo IV , resta opportuno in considerazione della necessità ….prepararsi per l’aumento del costo di invecchiamento. Dato il modesto miglioramento fiscale strutturale previsto per il 2014 , saranno necessarie misure strutturali aggiuntive per raggiungere l’obiettivo .
6 . Andando avanti , la qualità di aggiustamento fiscale dovrebbe essere migliorata:
– riduzione della spesa corrente e razionalizzazione sussidi e trasferimenti sociali .
– spostamento del carico fiscale complessivo dal reddito da lavoro alle imposte indirette (ad esempio, IVA), imposte ambientali, e le imposte sui redditi da capitale. La riduzione recentemente annunciato l’IVA sull’elettricità potrebbe essere trasformata in una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro.
7 . La ristrutturazione del settore bancario appena ultimata ha ridotto le vulnerabilità finanziarie. La riduzione della leva finanziaria ha ridotto il bilancio delle banche dal 410 per cento del PIL nel 2008 al 268 per cento in 2013Q2. Il settore finanziario rischia per la capacità delle banche di costruire riserve di capitale da utili portati a nuovo. Pressioni sugli utili provengono da elevati costi di gestione in un mercato maturo e con bassa crescita.

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E per finire, vediamo come si è espressa la UE circa il lavoro assegnato e svolto a Puffolandia:

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Bruxelles 13/11/2013
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COMMISSIONE EUROPEA
RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA E AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO
Relazione 2014 sul meccanismo di allerta Belgio – 

Nell’aprile 2013 la Commissione è giunta alla conclusione che il Belgio presentava squilibri macroeconomici, in particolare in termini di
– competitività e
– indebitamento e soprattutto per le implicazioni dell’elevato debito pubblico per l’economia reale.

Nel quadro di valutazione aggiornato alcuni indicatori (gli stessi dell’anno scorso) superano la soglia indicativa:
– perdite di quote del mercato delle esportazioni,
– debito del settore privato e debito pubblico.

Nel 2012 la tendenza di perdita di quote del mercato nelle esportazioni ha subito un’accelerazione, ripercuotendosi sulla prosecuzione dell’evoluzione negativa della bilancia delle merci.

La posizione delle partite correnti è peggiorata ulteriormente e presenta ora un lieve disavanzo.

Per quanto riguarda la competitività di costo, l’ULC ha subito una nuova accelerazione nel 2012 che è comunque data in rallentamento nel 2013.

Il debito pubblico ha continuato ad aumentare e si prevede oltrepassi il 100 per cento del PIL nel 2013, per poi nel complesso stabilizzarsi negli anni successivi.

Occorre inoltre monitorare anche le sopravvenienze passive, per l’effetto che potrebbero avere sia sulla posizione delle finanze pubbliche sia sull’economia reale. Nel 2012 sono diminuite le passività del settore finanziario, che ha presentato l’indebitamento più basso degli ultimi cinque anni.

Nello stesso anno i prezzi delle abitazioni hanno evidenziato un lieve calo dopo esser rimasti stabili dal 2008, a indicazione della graduale realizzazione dell’aggiustamento. In conclusione, la Commissione ritiene utile, anche tenendo conto degli squilibri riscontrati in aprile, procedere ad un ulteriore esame per verificare la persistenza degli squilibri o la loro correzione.

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Insomma, pare di capire che la grandissima Puffolandia sia fortemente inguaiata:
– non sono più competitivi;
– come Pubblica Amministrazione saranno indebitati più del 100% (e questo è ovvio sapendo quanto siano vendicativi i moltiplicatori Keynesiano e Fiscale);
– il debito aggregato è altissimo!
Ma come hanno fatto a ridursi così? L’Italia, lo sappiamo, è arrivata a questo punto per colpa delle prebende politiche dispensate in 60 anni di assistenzialismo ai vagabondi (così ci dicono i Crucchi)! Sul tema delle prebende non ci piove, far star bene il popolo assicurava lauti compensi alla classe politica dello stivale.
Ma del Belgio queste cose non si sono mai sentite dire. E allora?
Di chi è la colpa di questa italica, socialdemocratica e depauperistica deriva belga nella gestione dei conti pubblici? No perché, ovviamente, simili comportamenti mal si sposano con le esigenze dei nuovi Stati Uniti D’Europa che la finta sinistra europea intende propinarci!
I Puffi!
Ma certo! Originari di queste lande, sono questi buffi ometti blu che, oltre ad aver convinto i gelatai di tutto il mondo ad inventare in loro onore un gusto, hanno forgiato intere classi politiche e dirigenziali al suono del siamo tutti uguali!.
FRANCOBOLLO BELGA CON PUFFO
Perché questa popolo di comunisti ha per 50 anni inondato le “sinapsi” dei burocrati del paese con messaggi subliminali su una società perfetta e sui rischi del capitalismo (impersonato da Gargamella il cui scopo era catturarli per trasformarli in oro). Il nome con cui venivano proposti ai bambini anglofoni era: SMURF. Tale titolo, assolutamente di pura fantasia, pare fossero un acronimo il cui significato era:
• Socialist
• Men
• Under a
• Red
• Father
Il Red Father altri non era che il Grande Puffo:

GRANDE PUFFO

Sotto il controllo di questo simpatico ometto, nel villaggio lavoravano i compagni distinti tra loro per mansione:

– Puffo inventore,
– Puffo costruttore,
– Puffo poeta,
– Ecc.ecc.

L’economia del villaggio, pianificata e centralizzata sul modello socialista reale, era realizzata da Grande Puffo. In suoi piani, non si basavano affatto in alcuna attività privata volta a fini di lucro, né sull’uso della moneta.

Lo scambio o il baratto non erano praticati perché i bisogni dei Puffi sono tutti identici in quanto esso sono “perfettamente uguali l’uno all’altro”, anche nelle necessità. Nella società dei Puffi non ci sono classi sociali, non esiste la borghesia, i mezzi di produzione appartengono al popolo; i Puffi sono il proletariato emancipato dalla schiavitù borghese che vive applicando le idee del socialismo reale. E’ Grande Puffo che stabilisce cosa serve, in che quantità, quando e come!

Si capisce che quando una generazione di burocrati nasce forgiata da un simile pensiero Puffesco, per forza di cose, anziché occuparsi si far quadrare i conti, si preoccupa del benessere del popolo e che questi vada il più possibile d’amore e d’accordo.

Da qui la seguente onorificenza:

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Insomma, tutto sommato questo modo di essere populisti (prendere decisioni a favore del popolo e non tanto per i mercati) ha portato Puffolandia sotto la lente dei severi censori di tutto il mondo: FMI e Commissione Europea.

Ma ora, tralasciando l’impossibile, il Fiscal Compact, cosa accadrebbe al paese se dovesse rispettare Lisbona? Se dovesse, quindi, portare il deficit dello stato a 0%? Dobbiamo estrarre tre righe della tabella suesposta, esattamente queste:

RIENTRO DA DEFICIT BELGIO

Possiamo notare che l’inasprimento fiscale previsto sarà minimo dell’1% (dal 50,8 del 2012 al 51,7 % del 2018) e i tagli saranno per complessivi 3,3 punti percentuali (da 54,8% a 51,5%).

Ma noi sappiamo come si comporta il moltiplicatore keynesiano in un paese evoluto, facendo cadere i consumi, prima, e gli investimenti, poi. Il tutto determinando un calo del PIL di circa 1,2-1,3 volte tanto! E poi il rapporto debito su pil, per il moltiplicatore fiscale del FMI, peggiora di 1,5 volte la manovra effettuata.

Quindi cosa accadrà a Puffolandia?

– recessione di 4,3 x 1,2 = 5,16%

– peggioramento del rapporto debito/pil pari a 4,3 x 1,5 = 6,45%

Dall’attuale valore del debito su pil al 99.6, non scenderanno mai al valore pianificato di 92,1 ma la recessione che innescheranno porterà il ratio debt/GDP ben oltre il 100%!

Diamoci una calmatina va, sarà meglio !

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Insomma non prevedo un gran bel 2014 per Puffolandia. Possibile che quelli dell’eurozona non abbiano ancora capito che ciò che interessa ad ogni essere umano (su questa parte di pianeta) non è dover necessariamente competere per il primato nei confronti degli abitanti del resto del globo terrestre quanto piuttosto ciò che esprime l’aforisma finale?

“Se vuoi esser felice, hai bisogno di avere qualcosa da PUFFARE, qualcosa da AMARE e qualcosa per cui SPERARE”
(Il Grande Puffo)

 

Maurizio Gustinicchi

Economia 5 Stelle

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