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PROFEZIE SUL GRILLISMO

 

I movimenti che hanno come molla la protesta contro tutto non ottengono nulla

 

I cambiamenti improvvisi di regime dipendono o da un colpo di Stato, e in questo caso la violenza, pressoché imparabile, procede dall’alto verso il basso; oppure da una rivoluzione, e qui la violenza, spesso sanguinaria, procede dal basso verso l’alto.

Per le rivoluzioni bisogna fare un’ulteriore distinzione. Alcune derivano esclusivamente dal malcontento popolare, ad esempio  per eccesso di tasse o per fame, e spesso si concludono senza successo. Si pensi alle ricorrenti “jacqueries” (rivolte di contadini francesi) o anche al movimento capeggiato da Masaniello a Napoli. Al contrario ci sono rivolte che derivano soprattutto da nuove ideologie e amerebbero vincere con la forza delle idee. Paradigmatica, in questo senso, la Rivoluzione Francese, che non è nata dalla fame e sarebbe rimasta come era nata, moderata e monarchica, se i nobili non ne avessero sottostimato la portata e non avessero tentato di mantenere ad ogni costo i loro privilegi. La Rivoluzione Russa invece fu una protesta contro il livello economico della plebe (oltre che contro il modo di condurre la guerra) ed ebbe nello stesso tempo una forte connotazione ideologica: la speranza di realizzare il comunismo.

Per il successo di un grande cambiamento sociale è essenziale che dietro l’insoddisfazione ci sia un grande progetto. “Le idee possono affermarsi malgrado la sconfitta militare (1815), mentre senza idee si fanno solo confusione e danni (1968)”(1). “Far prevalere la rivoluzione è solo l’inizio della storia. Non fanno trionfare la Révolution gli esaltati che conquistano la Bastiglia: i veri motori sono Montesquieu e Voltaire, benché già morti”(1). Dopo la “liberazione”, Paietta telefonò a Togliatti per annunciargli che aveva occupato la Prefettura di Milano e il “Migliore” gli chiese gelido: “Bravo. E ora che te ne fai?” Varrebbe anche per le Tuileries e per il Palazzo d’Inverno, se manca il progetto.

Tutto ciò era chiaro già all’inizio della vicenda dei grillini e oggi si sta puntualmente confermando. “I movimenti che hanno come molla la protesta contro “tutto” non ottengono “nulla”(1). Il caso è tuttavia speciale per una particolarità. Mentre spesso i moti popolari credono d’avere un programma, per quanto rozzo, e almeno una richiesta fondamentale, il Movimento di Beppe Grillo ha la caratteristica di essere coscientemente e programmaticamente  privo di un progetto serio di riforme fondamentali. Tanto che è perfino difficile dire se sia un partito di sinistra o di destra. È semplicemente in opposizione a tutto. Reputa che il sistema debba essere radicalmente cambiato e per conseguenza che non valga la pena, per qualche risultato parziale,  compromettersi in un’alleanza. Vuole conservarsi incontaminato: ma per quale occasione?

La posizione è molto rischiosa. Il costante nullismo, che dura ormai da molti mesi, indica che la realizzazione della promessa palingenesi non è prevista attraverso le istituzioni. Ciò malgrado, pur tra mille contestazioni (anche al più basso livello) il M5S non mette in discussione il sistema democratico: e qui sta il problema. Se la legislazione dura, il M5S sarà visto come un freno a tutto. Un energumeno tonitruante e tuttavia insignificante. Gli elettori delusi potrebbero punirlo duramente.

Se viceversa, per qualunque motivo, quel partito ottenesse uno strepitoso successo elettorale, fino ad avere da solo la maggioranza in Parlamento, si porrebbe ineludibile per esso il problema del “che fare?” E per risolverlo Grillo non è attrezzato come Lenin.

Chi si reputa tanto rivoluzionario e tanto puro da non potersi alleare con nessuno, neppure per un determinato provvedimento legislativo, promette implicitamente un totale ricambio del sistema sociale e certo non potrà dire di averlo attuato con Internet gratis per tutti o cose del genere. Guidare uno Stato come l’Italia è più difficile di quanto pensano in molti, soprattutto nelle bettole. I “grillini” scalciano e protestano come fanno i ragazzi ma mantengono integro il presupposto che papà deve procurare da mangiare a tutti. Purtroppo l’Italia è orfana. Il giorno in cui a Palazzo Chigi ci fosse un monocolore ispirato da Grillo si constaterebbe che come non ci si improvvisa comici non ci si improvvisa uomini di Stato.

È lecito continuare a non prevedere una lunga vita per questo Movimento, anche se è facile riconoscere che ci si potrebbe sbagliare: la stessa madre di Napoleone era scettica, riguardo ai successi del figlio. Ma le previsioni si fanno, senza nessuna pretesa di infallibilità, tenendo conto dei dati che si hanno. Tempo fa abbiamo definito Beppe Grillo “uno sternuto della storia” e invece l’anno scorso ha avuto un successo strepitoso. Ma se è vero che non si tratta di uno sternuto, potrebbe lo stesso trattarsi di una malattia di cui si guarisce. La tosse asinina, per esempio.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

4 febbraio 2014

(1) http://pardonuovo.myblog.it/2012/05/09/disprezzare-il-m5s/

 

 

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