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PRENDI I TUOI SOLDI E… SCAPPA? (di Nino Galloni)

 

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Leggevo, con notevole stupore, le dichiarazioni del Governatore della Banca d’Italia sulle prospettive di bail-in (in caso di crisi bancaria saranno gli stessi depositanti e correntisti a pagare non la fiscalità generale): a parte il principio che non dovremo pagare più tasse per sofferenze o scellerate speculazioni bancarie, cerchiamo di capire i perché e le eventuali conseguenze di tale annuncio.

 

In primo luogo, di regola, se si vuole fare una cosa del genere, si fa e basta; l’annuncio potrebbe produrre una fuga di capitali verso l’estero, in titoli offerti dagli speculatori indipendenti (i più pericolosi), in beni rifugio, nel classico materasso (o, chissà, società di custodia liquidi), in consumi sfrenati. Paradossalmente, in quest’ultimo caso, gli effetti sull’economia sarebbero positivi.

 

Rimane, quindi, un rebus: un Governatore sincero? Un Governatore sfacciato? Una coscienza in crisi che avverte il retaggio del maestro, Federico Caffè? Quale l’obiettivo (homo agit propter finem)?

 

Per rispondere a tale domanda, forse, occorre cercare di ripercorrere la storia delle banche dopo le privatizzazioni degli anni ’90: con il ripristino della banca universale, gli istituti di credito si sono buttati nelle speculazioni finanziarie trascinandovi i loro clienti; dopo pochi anni di euforia, già a metà del 2001, è cominciata una crisi che le banche, a differenza degli speculatori classici (capaci di operare anche in caso di ribassi), hanno affrontato, nel breve termine, quindi nella prospettiva di una vicina ripresa, con la emissione massiccia di derivati; ma siccome la tanto millantata ripresa non arrivava, l’emissione di derivati e di derivati sui derivati e di tutti i possibili ed impossibili titoli tossici, è stata pari a 54 volte il PIL mondiale; nel 2008 viene a mancare la liquidità (infatti, quella immessa dalle famiglie e dalle imprese è stata di meno di quella necessaria a gestire le perdite speculative), esplode la crisi finanziaria, ma intervengono le banche centrali con autorizzazioni monetarie illimitate, sì, illimitate; ma le banche centrali non chiedono alle banche speculative di smetterla, né si fano portatrici della principale azione da compiere urgentemente, vale a dire il ritorno alla netta separazione tra credito e finanza; la giostra continua indisturbata finché, alla fine del 2013, le banche centrali fanno presente che ci sono troppi debiti, crediti inesigibili, situazioni pericolose, quindi si dovranno fare operazioni di commissariamento, scioglimento, accorpamento e, appunto, bail-in.

 

Ma il modello richiede di non tornare al sano credito; tuttavia, i risparmiatori, a questo punto, potrebbero fondare banche di credito sane e non speculative; ma c’è un problema: la redditività del capitale, il che significa che tutto dovrebbe esser retto dalla mutualità (imprese e famiglie che potranno avere accesso al “loro” credito) e dall’impegno sociale.

 

Tuttavia, non bisogna nemmeno dimenticare che le banche creano moneta creditizia e che quindi una nuova contabilità bancaria si impone per sfuggire all’unico obiettivo chiaro della speculazione internazionale: impedire alle banche di tornare alla loro funzione sociale.

 

Nino Galloni

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