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Powell sotto inchiesta federale penale: ristrutturazione della sede o guerra sui tassi? La Fed sotto assedio
Il Dipartimento di Giustizia apre un’inchiesta penale su Powell per i lavori alla sede Fed. Ma dietro il marmo e i costi, si nasconde lo scontro finale con Trump sui tassi di interesse.

Sembra che la battaglia tra la Casa Bianca e la Federal Reserve abbia appena superato il livello di guardia, trasformandosi da scontro istituzionale a guerra aperta. Jerome Powell, il presidente della Fed che finora ha resistito alle pressioni per un taglio aggressivo dei tassi, è ora ufficialmente sotto inchiesta penale.
L’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, guidato da Jeanine Pirro (nota alleata di Trump), ha aperto un fascicolo. L’accusa formale riguarda la verità delle dichiarazioni rese da Powell al Congresso sulla costosa ristrutturazione del quartier generale della banca centrale. Tuttavia, chi mastica un po’ di politica monetaria capisce bene che la polvere di calce e i ponteggi dell’Eccles Building potrebbero essere solo il pretesto per una partita ben più grande: il controllo dei tassi di interesse.
I fatti: marmo, ascensori e 2,5 miliardi di dollari
Al centro della disputa c’è il progetto di rinnovamento dei due edifici principali della Federal Reserve a Washington, con un conto stimato di 2,5 miliardi di dollari. Una cifra che farebbe impallidire qualsiasi amministratore di condominio, interamente autofinanziata dalla Fed (che, ricordiamolo, tecnicamente non usa fondi stanziati dal Congresso, ma i propri proventi).
L’accusa verte sulla testimonianza di Powell del giugno 2025 davanti alla Commissione Bancaria del Senato. In quell’occasione, Powell aveva cercato di minimizzare il lusso del progetto:
- “Nessun marmo nuovo”.
- “Nessun ascensore speciale”.
- “Nessun alveare o giardino pensile”.
Secondo l’accusa, Powell potrebbe non essere stato del tutto sincero su costi e perimetro dei lavori. Trump, con la sua consueta verve, ha definito il progetto un disastro, parlando di “scantinati nel fiume Potomac” e definendo Powell un “clown” per la gestione dei costi, lievitati secondo il tycoon fino a 4 miliardi. Una cifra enorme per la ristrutturazione di un edificio federale che lascia intendere che, comunque ci siano stati degli sprechi.

La vera posta in gioco: l’indipendenza della politica monetaria
Al di là dei dettagli architettonici, la tempistica è sospetta. La citazione in giudizio arriva mentre la tensione sui tassi è alle stelle. Powell ha mantenuto il tasso di riferimento al 4,25% – 4,5%, adottando un approccio attendista per valutare l’impatto delle tariffe di Trump. Il Presidente, dal canto suo, esige tagli drastici per stimolare l’economia e risparmiare sul servizio del debito.
Powell ha reagito con un video statement domenica sera, definendo la mossa “senza precedenti” e politicamente motivata:
“Questa nuova minaccia non riguarda la mia testimonianza… riguarda se la Fed sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse basandosi sull’evidenza e sulle condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà diretta dalla pressione politica o dall’intimidazione.”
Queta risposta però non fa luce sugli enormi costi di ristrutturazione. Powell, e sopattutto il corpo amministrativo della Federal Reserve, non sono stati sicuramente un esempio di efficienza nella ristrutturazione della loro sede.
Cosa succede adesso?
La situazione è paradossale. Powell è un “lame duck”, un’anatra zoppa: il suo mandato scade il 15 maggio. Manca pochissimo. L’apertura di un’inchiesta penale a pochi mesi dal termine del mandato sembra un atto di forza per indebolire l’istituzione più che l’uomo.
Ecco un quadro sintetico della situazione attuale:
| Attore | Posizione | Obiettivo apparente | Obiettivo probabile |
| Jerome Powell | Presidente Fed | Difendere l’indipendenza della Banca | Arrivare a fine mandato (maggio) con dignità |
| Donald Trump | Presidente USA | Contestare i costi di ristrutturazione | Ottenere tassi bassi subito |
| Jeanine Pirro | Procuratore USA | Indagare su falsa testimonianza | Pressione giudiziaria sull’esecutivo Fed |
Non è solo Powell nel mirino. Anche il governatore Lisa Cook è sotto attacco legale, segno che l’amministrazione sta cercando di fare “pulizia” nel board. Powell ha chiarito che non si dimetterà e continuerà a servire fino a maggio, ma è indubbio che una Fed sotto inchiesta avrà le armi spuntate. È difficile fare i “falchi” sui tassi quando si deve rispondere ai procuratori sui preventivi degli ascensori.
Anche se l’indagine non porterà a una condanna prima della scadenza del mandato, il messaggio ai mercati e ai futuri banchieri centrali è chiaro: l’indipendenza ha un costo, e a volte quel costo viene presentato sotto forma di un conto salato per una ristrutturazione edilizia.
Domande e risposte
Perché Powell è indagato per una ristrutturazione edilizia e non per le sue scelte economiche? Legalmente, l’accusa verte sulla possibilità che Powell abbia mentito al Congresso sotto giuramento riguardo ai costi e ai dettagli dei lavori alla sede della Fed. Tuttavia, molti analisti ritengono che questa sia una leva di pressione politica (lawfare). Attaccare direttamente le scelte sui tassi minerebbe la credibilità dei mercati, mentre un’indagine amministrativa è un modo più “sicuro” per indebolire la figura del Presidente della Fed e spingerlo ad assecondare le richieste di taglio dei tassi della Casa Bianca.
Questa indagine porterà alle dimissioni di Powell prima della scadenza del mandato a maggio? È molto improbabile. Powell ha dichiarato esplicitamente che intende restare fino alla fine del suo mandato, il 15 maggio. Dimettersi ora verrebbe visto come un’ammissione di colpa e un colpo fatale all’indipendenza della Federal Reserve. Inoltre, i tempi tecnici di un’indagine penale sono solitamente più lunghi dei pochi mesi che restano alla sua presidenza. L’obiettivo dell’amministrazione sembra essere più quello di erodere la sua autorità pubblica che rimuoverlo fisicamente dalla poltrona con qualche settimana di anticipo.
Chi paga realmente per la ristrutturazione da 2,5 miliardi di dollari? La Federal Reserve non riceve stanziamenti dal Congresso, quindi non sono dollari “dei contribuenti” in senso diretto (come le tasse sul reddito). La Fed si autofinanzia principalmente attraverso gli interessi sui titoli di stato che possiede e le commissioni alle banche. Tuttavia, i profitti in eccesso della Fed vengono solitamente girati al Tesoro degli Stati Uniti. Quindi, spendendo 2,5 miliardi per la ristrutturazione, la Fed riduce l’importo che versa nelle casse dello Stato, impattando indirettamente sul bilancio federale.







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