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POLETTI: LA LAUREA SERVE SOLAMENTE A CHI NON CE L’HA! (di A.M.Rinaldi)

 

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Il Ministro del Lavoro del governo Renzi, Giuliano Poletti, non contento di essersi aggiudicato lo scorso luglio l’ambito “Premio Supercazzola” dallo staff di Scenari Economici in forza della nota affermazione “LA DISOCCUPAZIONE CRESCE PERCHE’ C’E’ LA RIPRESA”, ritorna prepotentemente agli onori della cronaca con un’altra perla: “LAUREARSI CON 110 e LODE A 28 ANNI NON SERVE A UN FICO, E’ MEGLIO PRENDERE 97 A 21”.

Premesso che attualmente in Italia, grazie proprio all’inettitudine di una classe politica di cui lo stesso Poletti fa parte, i giovani sia a 21 come a 28 anni, indipendentemente dal voto ottenuto alla laurea, non riescono ad avere nessun accesso al mondo del lavoro, la persona che ricopre la poltrona nel fondamentale dicastero del lavoro ignora completamente quale sia la situazione delle Università italiane e la realtà in cui convivono centinaia di migliaia di studenti.

Ma d’altronde non possiamo meravigliarci più di tanto visto che tali affermazioni provengono da chi ha conseguito nella vita il diploma di perito agrario e che pertanto difficilmente può comprendere i meccanismi e le dinamiche a cui sono sottoposti gli studenti nel loro percorso universitario. Non tutti coloro i quali si iscrivono a qualsiasi corso di laurea hanno la fortuna di avere dietro le spalle una famiglia che gli permette di potersi dedicare completamente allo studio per tre, quattro, cinque se non addirittura sette anni, senza nessun problema o preoccupazioni per il proprio mantenimento.

La mia personale esperienza si confronta quotidianamente sempre più con situazioni in cui gli studenti debbono provvedere anche al proprio sostentamento, cercando ogni mezzo possibile per “sbarcare il lunario” accettando qualsiasi tipo di lavoro, il più delle volte in nero e sottopagato, pur di avere la possibilità di potersi autosostenere e completare gli studi. Non tutti sono “figli di papà” o “bamboccioni”!!! Anzi noto che la “grinta” e la voglia di studiare è sempre più forte negli studenti c.d. “lavoratori” e se poi impiegano qualche anno in più per terminare il corso di laurea francamente poco conta. Il mondo del lavoro richiede personale sempre più preparato e specializzato non chi si presenta con un pezzo di carta in mano ma con due anni di età in meno!

Il Rettore dell’Università in cui mi laureai negli anni ’70, il grandissimo prof. Rosario Romeo, ripeteva spesso che “la laurea serve solo a chi non ce l’ha”, ed aveva perfettamente ragione, come aveva perfettamente ragione (anche se l’ho capito molto più tardi!) quando nel congratularsi con me dopo il conseguimento della laurea mi disse: “Bravo, ma sappi che ora la tua laurea vale tre zeri. Arriverà un giorno, forse fra cinque, dieci o vent’anni, in cui riuscirai a mettere finalmente un uno davanti e allora varrà mille”!

Ed io ora aggiungo che non conta neanche a quanti anni o con quale voto riesci a conseguire una laurea, ma come riesci poi ad utilizzarla e dalle opportunità che riuscirai a cogliere. Insomma per Poletti all’Università vale la regola del “meglio un uovo oggi che una gallina domani” ed è pertanto preferibile, secondo la sua logica, non studiare troppo per conseguire alti voti ma sbrigarsi subito a qualsiasi costo pur di prendere il tanto desiderato “pezzo di carta”. Abbiamo invece bisogno del contrario, cioè non di tanti giovani forti solo della laurea in tasca, ma soprattutto di laureati, anche con qualche anno in più, ma con la migliore preparazione possibile. Ma questo lo può solamente sapere chi si è laureato veramente (anche oltre i trent’anni!)  magari senza la tranquillità del portafogli di papà e mamma.

Vuoi vedere che anche per il mese di novembre Poletti riesce ad aggiudicarsi il Premio Supercazzola di Scenari Economici?

Antonio M. Rinaldi

 

 

 

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