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PIL, OCCUPAZIONE E MONDO DEL LAVORO NEI DATI E NELLA PROPAGANDA POLITICA (di Nino Galloni)

 

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Secondo dati ufficiali, il PIL crescerebbe a fine anno dello 0,7%, mentre l’occupazione è già cresciuta di oltre 300 mila unità vale a dire più dell’1%. Dunque, la produttività per addetto, si ridurrebbe dando ragione all’ipotesi keynesiana estrema che, per far crescere l’occupazione bisogna ridurre la produttività.

Infatti, se il Parlamento approva una legge per cui gli ascensori devono necessariamente essere comandati da personale dedicato e pagato dai proprietari degli immobili o dai datori di lavoro, io ho un aumento di un milione di posti di lavoro e un calo di produttività per addetto del 4%.

Ma allora, cosa si è ripreso nell’economia italiana? I consumi, dicono gli esperti, ma da cosa deriva tale aumento? Non dalla spesa pubblica, non dai salari, forse dal risparmio. Ma se anche questo va bene vuol dire o che è aumentato il sommerso o che gli italiani stanno producendo di più in attività che sfuggono ai dati ufficiali.

Comunque, siccome nella media degli ultimi tempi , la popolazione residente è sempre aumentata, nella media, dello 0,5% all’anno, vuol dire che nel 2015 si realizzerà, per la prima volta, uno sviluppo positivo del PIL pro capite: finalmente un corposo 0,2%.

All’ultimo summit della BCE Mario Draghi ha sostenuto che eccezionalmente si possono fare tante cose tranne toccare il patto di stabilità e le riforme. Traduco: le autorizzazioni monetarie possono crescere illimitatamente basta che non riguardino la spesa pubblica produttiva , l’architrave imprescindibile delle nostre politiche è la deflazione o contenimento dei salari.

Sembra sia stato immediatamente contraddetto quando l’unione europea ha deciso che le spese per i flussi di migranti (in prospettiva milioni di rifugiati per motivi vari) non siano calcolate nel patto di stabilità! Chissà perché le spese produttive, necessarie, per lo sviluppo debbano invece continuare a venir escluse. In realtà, la Germania stava registrando un calo delle esportazioni dovuto al cambiamento dell’economia cinese: aumento della domanda interna e dei salari, ma riduzione delle importazioni. Questo ha ridotto le prospettive di profitto su cui si basano le borse e indotto le vendite da cui il crollo.

Il cambio di politica della Cina determina uno spiazzamento delle strategie neoconservatrici, fondate sui bassi salari. Quindi, la Germania e l’Europa, se non vogliono subire il cambio di paradigma della Cina e veder aumentare i salari saranno costrette ad assorbire forza lavoro a basso costo in grandi quantità. Quello che si apprestano a fare raccontando la loro bontà: ma erano meno buone quando hanno aggredito Gheddafi o iniziato la destabilizzazione di Assad? Le due direttrici da cui provengono i profughi? Forse saremmo più tranquilli se pensassimo che è tutto un complotto: destabilizzazione, immigrazione, disoccupazione, bassi salari, freno al nuovo modello cinese di crescita della domanda interna.

 

Nino Galloni

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