Energia
Petrolio: l’OPEC+ sceglie la prudenza e congela la produzione per il primo trimestre 2026

I paesi dell’OPEC+ hanno deciso di tirare il freno a mano, o meglio, di non allentarlo. Nel corso della riunione virtuale tenutasi domenica, gli otto membri chiave dell’organizzazione hanno confermato la volontà di mantenere stabile la produzione di petrolio, bloccando di fatto gli aumenti che erano stati ipotizzati per il primo trimestre del 2026.
Al tavolo virtuale si sono seduti i rappresentanti di Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman. L’obiettivo dichiarato è sempre lo stesso: la stabilità del mercato. Secondo i produttori, i fondamentali del mercato petrolifero sono sani, come dimostrato dal basso livello delle scorte, ma la prudenza resta d’obbligo di fronte a un panorama economico globale che richiede attenzione costante.
La decisione nel dettaglio
Il gruppo ha ribadito la validità della decisione presa il 2 novembre 2025: niente aumenti di output per gennaio, febbraio e marzo 2026. La motivazione tecnica risiede in una domanda relativamente bassa prevista per l’inverno nell’emisfero settentrionale. Tuttavia, non si tratta di una chiusura definitiva, ma di una pausa tattica.
Ecco i punti salienti emersi dal vertice:
Il congelamento: I previsti ritorni sul mercato di 1,65 milioni di barili al giorno (bpd) restano in sospeso.
La flessibilità: Questo volume potrebbe tornare disponibile, in tutto o in parte, in modo graduale e solo se le condizioni di mercato lo permetteranno.
I tagli volontari: Restano in vigore, e con piena flessibilità di revoca o estensione, i tagli volontari di 2,2 milioni di barili al giorno annunciati nel novembre 2023.
Controllo e disciplina
L’aspetto forse più interessante per gli osservatori tecnici è l’insistenza sulla disciplina interna. Gli otto paesi hanno rinnovato il loro impegno collettivo alla piena conformità con la “Dichiarazione di Cooperazione”. Questo significa che il Joint Ministerial Ministerial Monitoring Committee (JMMC) avrà il compito di vigilare attentamente. Inoltre, c’è una promessa esplicita di compensare interamente qualsiasi volume prodotto in eccesso a partire dal gennaio 2024.
È una mossa che cerca di bilanciare i prezzi in un contesto macroeconomico delicato. Non va dimenticato, infatti, che i membri dell’OPEC+ (che pompano circa la metà del petrolio mondiale) avevano alzato i target di produzione di circa 2,9 milioni di barili al giorno nel 2025, pari a quasi il tre percento della domanda mondiale, in un tentativo deciso di riconquistare quote di mercato. Ora, però, sembra tornato il momento della cautela keynesiana: meglio gestire l’offerta per sostenere i prezzi e garantire investimenti, piuttosto che inondare il mercato rischiando un crollo delle quotazioni.
Domande e risposte
Perché l’OPEC+ ha deciso di non aumentare la produzione ora? La decisione deriva principalmente da una valutazione della domanda stagionale. Durante l’inverno dell’emisfero settentrionale, la domanda è stata giudicata “relativamente bassa” rispetto alle attese. Mantenere l’offerta stabile serve a evitare un surplus che potrebbe deprimere i prezzi del greggio. L’obiettivo dichiarato è mantenere le scorte a livelli bassi e garantire la stabilità dei fondamentali di mercato in un contesto economico che richiede ancora cautela.
Cosa succederà ai prezzi del carburante nel breve termine? Con il congelamento degli aumenti di produzione, è probabile che i prezzi del petrolio rimangano sostenuti o stabili, evitando cali drastici. Se la domanda dovesse riprendersi più velocemente del previsto mentre l’offerta resta bloccata, potremmo assistere a una tensione sui prezzi. Tuttavia, l’OPEC+ ha dichiarato di essere pronta a reintrodurre gradualmente i barili sul mercato se le condizioni lo richiederanno, il che dovrebbe fungere da “ammortizzatore” contro picchi eccessivi.
I paesi membri stanno rispettando i tagli promessi? Non tutti i paesi hanno rispettato perfettamente le quote in passato, ed è per questo che il comunicato insiste molto sulla “conformità” e sulla “compensazione”. Alcuni membri hanno prodotto più del dovuto dal gennaio 2024. L’accordo attuale prevede non solo il rispetto dei limiti futuri, ma anche che chi ha sgarrato in passato riduca ulteriormente la produzione per compensare l’eccesso precedente, sotto la sorveglianza del comitato ministeriale (JMMC).








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