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Petrolio in calo: l’incidente in Kazakistan è già storia, ora pesano scorte USA e incertezze globali

etrolio: l’incidente in Kazakistan è già dimenticato. I prezzi scendono mentre il mercato teme le scorte USA e i dazi. Il greggio ritraccia dopo il balzo di ieri: lo stop a Tengiz sarà breve. L’attenzione torna sui fondamentali deboli del 2026 e sulle incertezze geopolitiche, con un occhio alla Russia.

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I mercati petroliferi hanno la memoria corta, anzi cortissima. Dopo l’entusiasmo (o il panico, a seconda delle posizioni) della giornata di ieri, i trader hanno già voltato pagina. Nella sessione asiatica di mercoledì i prezzi del greggio hanno ripiegato, cancellando i guadagni dettati dall’emotività per concentrarsi nuovamente sui fondamentali, che appaiono tutt’altro che rosei per i rialzisti.

Al centro della scena torna lo spettro di un mercato che si avvia a essere sovraccarico di offerta nel 2026, schiacciato tra l’aumento delle scorte americane e le incertezze macroeconomiche legate alle politiche commerciali.

La correzione dei prezzi

Al momento della stesura, la correzione è evidente, con entrambi i principali benchmark in territorio negativo:

  • Brent: in calo di 0,79 dollari (-1,22%) a 64,13 dollari al barile.
  • WTI: in calo di 0,64 dollari (-1,06%) a 59,72 dollari al barile.

Ecco il grafico del prezzo del WTI, che sembrava destinato a decollare, ma invece..

Solo ventiquattr’ore prima, il greggio aveva registrato forti guadagni, spinto dalla notizia dello stop alla produzione nei giacimenti kazaki di Tengiz e Korolev. Tuttavia, come spesso accade, il mercato aveva sovrastimato l’evento.

Il “Bluff” del Kazakistan

L‘interruzione della produzione in Kazakistan, paese membro dell’OPEC+, annunciata da Chevron circa 48 ore fa, era stata inizialmente accolta come un potente catalizzatore rialzista (bullish). Non stiamo parlando di pozzi marginali: Tengiz è uno dei giacimenti più grandi al mondo. Il blocco è stato causato da problemi alla distribuzione elettrica e da incendi che hanno danneggiato le infrastrutture gestite da Chevron.

Impianto di Tengiz

Tuttavia, l’entusiasmo si è spento non appena è emersa la realtà temporale del guasto. Secondo fonti industriali citate da Reuters, lo stop durerà dai 7 ai 10 giorni. Un lasso di tempo troppo breve per sostenere strutturalmente i prezzi in un mercato globale che guarda al medio termine e affrontabile con le abbondanti scorte presenti sul mercato. L’offerta tornerà presto, e il mercato lo sa.

I veri driver: scorte USA e dazi

Svanita l’emergenza kazaka, l’attenzione si sposta sui fondamentali, che presentano diversi venti contrari (headwind):

  1. Le scorte USA: Il driver ribassista immediato è l’attesa per i dati API ed EIA sulle scorte di greggio americane. Si prevede un aumento degli stoccaggi, segnale inequivocabile che la domanda interna non è sufficientemente robusta per assorbire i barili aggiuntivi.
  2. L’incertezza “Trumpiana”: La continua minaccia di dazi e tariffe da parte dell’amministrazione Trump aggiunge un livello di incertezza economica che non può essere ignorato. Ogni nuova frizione commerciale si traduce in una potenziale riduzione della crescita della domanda globale.

Uno sguardo a Groenlandia e Russia

Interessante notare, a margine, come la situazione in Groenlandia, inizialmente temuta come possibile fattore di instabilità, si stia rivelando meno influente del previsto sulle dinamiche del petrolio.

Anzi, in uno scenario di realpolitik, si potrebbe persino ipotizzare un paradosso: se le tensioni o le necessità energetiche dovessero spingere l’Unione Europea a un riavvicinamento pragmatico alla Russia, le condizioni di mercato potrebbero paradossalmente migliorare, stabilizzando le forniture e riducendo il premio per il rischio geopolitico che spesso gonfia artificialmente i prezzi. Ma questa, per ora, è solo un’ipotesi sul tavolo degli analisti più attenti.

Domande e risposte

Perché il prezzo del petrolio è sceso improvvisamente dopo i rialzi di ieri? Il calo è dovuto alla presa di coscienza che l’interruzione della produzione in Kazakistan sarà di breve durata (7-10 giorni). I mercati avevano reagito con eccessiva enfasi alla notizia, ma una volta chiarito che si tratta di un problema temporaneo alle infrastrutture elettriche e non di uno stop strutturale, l’attenzione è tornata sui fondamentali deboli, causando una correzione al ribasso.

Quali sono i fattori economici che stanno frenando il prezzo del greggio? I principali fattori sono l’aspettativa di un aumento delle scorte di petrolio negli Stati Uniti, che segnala una domanda interna debole, e le incertezze legate alle politiche commerciali di Trump. Le minacce di nuovi dazi creano timori per la crescita economica globale, suggerendo che nel 2026 potremmo trovarci in una situazione di eccesso di offerta rispetto alla richiesta di mercato.

In che modo la situazione geopolitica (Groenlandia/Russia) sta influenzando il mercato? Attualmente, la crisi in Groenlandia sembra avere un impatto trascurabile sui prezzi del petrolio. Tuttavia, emerge uno scenario interessante: se le dinamiche geopolitiche dovessero favorire un riavvicinamento diplomatico o commerciale tra Unione Europea e Russia, questo potrebbe stabilizzare ulteriormente il mercato, eliminando parte dell’incertezza e migliorando le condizioni generali di approvvigionamento energetico.

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