Energia
Petrolio a 50 dollari entro giugno? L’onda dell’offerta sommerge le quotazioni
Petrolio verso i 50 dollari: surplus di offerta e ruolo del Venezuela nel 2026 Analisi delle previsioni di SBI Research e Goldman Sachs: il Brent potrebbe crollare entro giugno a causa dell’aumento della produzione OPEC+ e delle scorte USA.

Le quotazioni del greggio sembrano destinate a proseguire la loro discesa, con la possibilità concreta di scivolare fino a 50 dollari al barile per il Brent entro la metà di quest’anno. A delineare questo scenario ribassista, in un mercato caratterizzato da un’offerta decisamente abbondante, sono gli analisti di SBI Research.
La tendenza appare chiara: il mercato è ben rifornito, forse troppo. In una nota ripresa da Fortune India, gli analisti sottolineano come i prezzi del petrolio siano rimasti “generalmente sottotono”, complice la decisione dell’OPEC+ di aumentare la produzione. La previsione per il paniere indiano, che riflette i trend internazionali, è netta: “Il nostro scenario di base prevede 50 dollari al barile… o addirittura meno entro giugno 2026”.
Il consenso di Wall Street: un eccesso di offerta
La stima di SBI Research non è una voce fuori dal coro, ma si allinea alle proiezioni delle principali banche d’investimento di Wall Street. Il mercato si sta preparando ad affrontare un surplus significativo.
Ecco una sintesi delle principali previsioni per il 2026:
- Goldman Sachs: Prevede che il WTI (il benchmark statunitense) scenda a una media di 53 dollari al barile. La banca d’affari stima un surplus medio di 2 milioni di barili al giorno (bpd) per quest’anno.
- EIA (Energy Information Administration): Nell’ultimo Short-Term Energy Outlook, l’agenzia governativa USA prevede un calo del Brent a una media di 55 dollari al barile nel primo trimestre del 2026, mantenendosi su questi livelli per il resto dell’anno.
Secondo Daan Struyven, co-responsabile della ricerca sulle materie prime globali presso Goldman Sachs, il 2026 rappresenterà “l’ultima grande ondata di offerta di petrolio che il mercato dovrà smaltire”, prima di un previsto riequilibrio nel 2027.
La variabile Venezuela e l’accumulo delle scorte
A pesare sulle quotazioni non è solo la produzione intenzionale, ma anche la dinamica stagionale. L’EIA nota come la crescente produzione globale, combinata con una domanda invernale inferiore alle attese, accelererà l’accumulo delle scorte petrolifere.
Tuttavia, esiste una variabile geopolitica da non sottovalutare: il Venezuela. Queste previsioni, infatti, sono state elaborate prima della recente operazione (“extraction”) che ha coinvolto Nicolas Maduro e del punto di svolta nella pressione statunitense su Caracas, detentrice delle maggiori riserve petrolifere al mondo. Curiosamente, i prezzi del petrolio non hanno subito scossoni significativi dopo il blitz americano. Il mercato resta in attesa, incerto sulle prospettive reali dell’offerta venezuelana e sulla volontà (o capacità) delle compagnie statunitensi di guidare un rapido rimbalzo produttivo nel paese sudamericano.
In sintesi, tra rubinetti aperti e domanda tiepida, il 2026 si profila come l’anno del “petrolio a buon mercato”, una notizia che potrebbe dare respiro all’inflazione, ma che pone serie sfide ai paesi produttori.
Domande e risposte
Perché il prezzo del petrolio dovrebbe scendere così tanto entro giugno? La causa principale è un eccesso di offerta strutturale. Da un lato, l’OPEC+ ha deciso di aumentare la produzione, dall’altro la produzione globale (in particolare quella USA) continua a crescere. Questo surplus, stimato da Goldman Sachs in circa 2 milioni di barili al giorno, supera l’attuale domanda, creando una pressione ribassista sui prezzi che potrebbe portare il Brent a 50 dollari.
Che impatto ha la situazione in Venezuela sui prezzi attuali? Al momento, l’impatto è stato minimo. Nonostante il Venezuela possieda le più grandi riserve mondiali e ci sia stato un recente cambio di scenario con l’intervento USA, il mercato è scettico. Gli operatori attendono di capire se e quando le compagnie americane potranno effettivamente rilanciare la produzione venezuelana. L’incertezza sulla rapidità di questo processo ha mantenuto i prezzi stabili, senza causare impennate o crolli improvvisi legati a Caracas.
Questa discesa dei prezzi durerà per sempre? Probabilmente no. Sebbene il 2026 sia visto come l’anno del picco dell’offerta e dei prezzi bassi (intorno ai 53-55 dollari), gli analisti, inclusi quelli di Goldman Sachs, prevedono un riequilibrio del mercato a partire dal 2027. Il 2026 è considerato l’anno in cui il mercato dovrà “smaltire” l’ultima grande ondata di nuova offerta prima di tornare a una situazione più bilanciata.







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