Seguici su

Europa

Perché non rottamare il MES trasformandolo in una Agenzia di Rating europea? (di Antonio Maria Rinaldi)

Il MES è obsoleto e in conflitto con il nuovo Patto di Stabilità. La proposta: trasformarlo in un’Agenzia di Rating Europea per recuperare sovranità e capitali.

Pubblicato

il

Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) rappresenta uno degli esempi più evidenti delle ambiguità e delle contraddizioni che hanno accompagnato la costruzione europea sul piano economico e finanziario. Nato nel 2012, nel pieno della crisi dei debiti sovrani, il MES è stato presentato come uno strumento di solidarietà tra i Paesi dell’Eurozona. In realtà, fin dalla sua genesi, esso ha incarnato una logica prevalentemente punitiva, più orientata al controllo politico e finanziario degli Stati membri che alla reale stabilizzazione dell’area euro.

Il MES è stato concepito come un fondo di assistenza condizionato, subordinato a programmi di aggiustamento macroeconomico spesso di natura recessiva, che hanno inciso in modo significativo su crescita, occupazione e coesione sociale nei Paesi destinatari. Un’impostazione che ha sollevato interrogativi profondi sul rispetto della sovranità nazionale e sulla democraticità delle decisioni europee. Non a caso, nel dibattito pubblico il MES è progressivamente divenuto il simbolo di un’Europa percepita come distante, tecnocratica e poco attenta agli effetti concreti delle proprie politiche.

Nel corso degli anni, il suo ruolo è stato progressivamente rimaneggiato. Abbandonata, almeno formalmente, la funzione di sostegno diretto agli Stati, il MES è stato riconvertito in strumento di protezione del sistema bancario, in particolare come rete di sicurezza del Fondo di risoluzione unico. Una trasformazione che ha accentuato le criticità politiche dell’istituzione: da meccanismo teoricamente pensato per aiutare i Paesi in difficoltà, a strumento destinato in larga misura a tutelare il settore bancario, spesso senza un adeguato coinvolgimento dei Parlamenti nazionali e senza un chiaro mandato democratico.

A queste criticità strutturali se ne aggiunge oggi una ulteriore, tutt’altro che marginale: la mancanza di coerenza tra la riforma del MES e il nuovo Patto di Stabilità e Crescita. I due strumenti procedono su binari paralleli ma non coordinati. Il MES continua a fondare l’accesso alle proprie linee di credito su parametri come il saldo strutturale di bilancio, mentre il Patto di Stabilità riformato nel 2024 ne ha progressivamente ridimensionato l’utilizzo, riconoscendone la fragilità tecnica e l’elevata discrezionalità. Il nuovo quadro europeo privilegia invece piani di aggiustamento pluriennali e indicatori di spesa netta. Ne deriva un’evidente asimmetria: uno Stato potrebbe risultare pienamente conforme alle nuove regole fiscali europee e, allo stesso tempo, non soddisfare i criteri di ammissibilità del MES. Una contraddizione che indebolisce l’intera governance economica dell’Unione.

La riforma del MES, peraltro, non è mai entrata in vigore, poiché l’Italia ha scelto responsabilmente di non ratificarla. Una decisione spesso criticata in sede europea, ma che appare pienamente giustificata alla luce di questo disallineamento normativo e delle implicazioni politiche sottese. Ratificare il MES avrebbe significato accettare un ulteriore trasferimento di sovranità e l’adozione di criteri macroeconomici ormai superati, assumendo potenziali rischi finanziari senza benefici concreti per il Paese. In questo senso, il “no” italiano non rappresenta un atto di isolamento, bensì una legittima difesa dell’interesse nazionale.

Oggi il MES sopravvive come un’istituzione costosa e sostanzialmente improduttiva, dotata di una struttura ampia – con centinaia di addetti altamente qualificati – ma priva di una funzione chiara, condivisa e politicamente sostenibile. Continuare a mantenerlo in questa forma significa perpetuare un’anomalia istituzionale difficilmente difendibile.

Da qui l’ipotesi di una trasformazione radicale: riconvertire il MES in una vera agenzia di rating europea. Una scelta che consentirebbe di colmare una grave lacuna dell’architettura finanziaria internazionale. Oggi le valutazioni sul merito creditizio di Stati e imprese europee sono dominate da soggetti privati extraeuropei, fortemente influenzati da logiche di mercato e da interessi geopolitici non neutrali.

Un’agenzia di rating europea, pubblica o a forte controllo istituzionale, introdurrebbe pluralismo, maggiore trasparenza e un riequilibrio del potere informativo nei mercati finanziari. Non per negare il rischio, ma per valutarlo con criteri meno pro-ciclici, meno ideologici e più coerenti con le specificità economiche europee. In parallelo, la restituzione delle quote di capitale versate dai singoli Stati consentirebbe di chiudere definitivamente una stagione segnata da diffidenze, forzature e incoerenze regolatorie.

Trasformare il MES significherebbe, in definitiva, prenderne atto del fallimento politico e concettuale. Meglio riconvertire un meccanismo sbagliato che continuare a difenderlo per inerzia. Anche perché, come dimostra il caso italiano, la scelta di non ratificarlo si è rivelata non solo legittima, ma anche lungimirante.

Antonio Maria Rinaldi, ex membro della commissione del Parlamento Europeo ECON

Domande e risposte

Perché il MES è in contrasto con le nuove regole europee? Il MES utilizza ancora vecchi parametri per valutare l’ammissibilità degli Stati, come il “saldo strutturale di bilancio”, un indicatore teorico e inaffidabile. Al contrario, il nuovo Patto di Stabilità (2rifondato nel 2024) si basa su indicatori più concreti come la “spesa netta” e prevede piani pluriennali. Questo crea un paradosso dove uno Stato potrebbe rispettare le regole UE generali, ma essere tecnicamente “bocciato” dai criteri di accesso del MES, rendendo lo strumento obsoleto e disallineato dalla realtà normativa vigente.

Quali vantaggi porterebbe un’Agenzia di Rating Europea? Il mercato del rating è oggi dominato da poche agenzie private extra-europee (principalmente USA), che influenzano pesantemente i costi di finanziamento degli Stati. Un’Agenzia Europea introdurrebbe pluralismo e trasparenza, valutando il rischio con criteri meno “ideologici” e meno prociclici, ovvero evitando di aggravare le crisi durante le fasi negative del ciclo economico. Inoltre, permetterebbe all’Europa di avere una sovranità informativa sui propri dati economici, riducendo la dipendenza da giudizi esterni che spesso non colgono le specificità del modello sociale ed economico europeo.

La mancata ratifica dell’Italia ci ha danneggiato? No, anzi. La decisione di non ratificare la riforma del MES si è rivelata un atto di tutela dell’interesse nazionale. Ratificare avrebbe comportato l’accettazione di nuovi vincoli e rischi finanziari (come il sostegno al fondo di risoluzione bancaria) senza ottenere vantaggi reali, dato che lo strumento era già strutturalmente vecchio. Il “no” italiano ha evitato un inutile trasferimento di sovranità verso un ente che opera con logiche superate, permettendo oggi di aprire il dibattito sulla sua necessaria e radicale trasformazione o chiusura.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento