Conti pubbliciOpinioni
Per i carri armati flessibilità, per famiglie e imprese austerità: la doppia morale di Bruxelles
La Commissione Europea vuole imporre una dura austerità a famiglia e imprese, tagliando brutalmente i consumi. Ma i soldi per le armi sono abbondanti e gratuiti
Pubblicato
2 ore fail

La base giuridica è inequivocabile: l’articolo 26 del regolamento (UE) 2024/1263, architrave del nuovo Patto di stabilità e crescita. È qui che viene disciplinata la clausola di salvaguardia nazionale: attivabile su richiesta degli Stati, sottoposta alla valutazione della Commissione e alla decisione del Consiglio, condizionata a criteri stringenti – circostanze eccezionali fuori controllo, impatto rilevante sui conti pubblici, salvaguardia della sostenibilità fiscale nel medio termine. Un dispositivo apparentemente tecnico, in realtà profondamente politico.
- Articolo: Quis custodiet ipsos custodes? Dallo stipendio della Lagarde alle altre istituzioni europee: un sistema senza controlli? (di Antonio Maria Rinaldi)
- Articolo: Nuovo Patto di stabilità e crescita: la flessibilità apparente che rafforza invece i vincoli
- Articolo: Il nuovo Patto di Stabilità non cambia la logica: l’Europa resta prigioniera dei suoi vincoli (di Antonio Maria Rinaldi)
Il confronto con quanto avvenuto durante la pandemia è inevitabile. Nel 2020, di fronte a uno shock sistemico, l’Unione attivò la general escape clause, sospendendo integralmente il Patto. Nessuna richiesta nazionale, nessuna discrezionalità selettiva: una decisione centralizzata che riconosceva la natura straordinaria della crisi e liberava gli Stati dai vincoli per salvaguardare economia e coesione sociale.
Oggi lo schema è rovesciato. La flessibilità esiste, ma è frammentata, negoziata, condizionata. E soprattutto indirizzata, nei fatti, verso un’unica finalità: la spesa militare. Diciassette Stati membri hanno già attivato la clausola. Non per sostenere il tessuto produttivo o attenuare shock economici interni, ma per finanziare il riarmo. La giustificazione ufficiale – secondo la Commissione – è l’eccezionalità della guerra in Ucraina, il deterioramento del contesto geopolitico e il conseguente rafforzamento degli impegni finanziari nell’ambito della NATO.
È qui che la costruzione giuridica svela la sua natura. Se la guerra costituisce una circostanza eccezionale idonea a giustificare una deviazione dai percorsi di bilancio, allora la crisi energetica – originata da quello stesso conflitto e aggravata dalle tensioni internazionali fino alle criticità nello stretto di Hormuz – dovrebbe, a maggior ragione, rientrare nello stesso perimetro. E invece no.
Non solo l’Unione Europea non ha esteso questa flessibilità al caro energia, ma ha sostanzialmente escluso che tale crisi possa integrare i requisiti di “circostanza eccezionale” previsti dall’articolo 26, operando una qualificazione restrittiva che assume una valenza eminentemente politica. In termini concreti, gli Stati membri non sono neppure posti nella condizione di poter avanzare formalmente una richiesta: perché, nella lettura delle istituzioni europee, i presupposti giuridici non sussistono.
La Commissione presieduta da Ursula von der Leyen, per il tramite del Commissario per l’Economia e la Produttività, l’Attuazione e la Semplificazione degli Affari Economici, il lettone Valdis Dombrovskis, ha lasciato intendere senza ambiguità che l’attuale crisi energetica – pur riconosciuta nella sua gravità – non raggiunge la soglia richiesta per l’attivazione della clausola, escludendone quindi la rilevanza ai fini dell’eccezionalità prevista dal Patto. Una posizione netta, che chiude ogni spazio interpretativo.
Eppure, siamo di fronte a uno shock che erode il potere d’acquisto, comprime i margini industriali, alimenta inflazione e rallentamento della crescita. Una crisi sistemica che incide direttamente sulla tenuta economica e sociale dei Paesi membri – con effetti misurabili su competitività, produzione industriale e reddito disponibile – ma che viene trattata come fenomeno ordinario sotto il profilo giuridico.
Ed è proprio qui che emerge la seconda, decisiva contraddizione: mentre la flessibilità fiscale viene concessa per la spesa militare, la risposta europea al caro energia è stata deliberatamente incanalata su strumenti alternativi, che escludono il ricorso a deviazioni dai vincoli di bilancio.
Bruxelles ha infatti privilegiato un approccio fondato su regolazione dei mercati e interventi indiretti: dal piano REPowerEU per la riconfigurazione strutturale del sistema energetico, ai meccanismi di contenimento dei prezzi come il price cap sul gas e i prelievi sugli extra-profitti, fino agli obblighi di stoccaggio e riduzione dei consumi. A ciò si è aggiunta una temporanea flessibilità sugli aiuti di Stato e una “toolbox” di misure demandate ai governi nazionali – sussidi mirati, riduzioni fiscali, incentivi – senza tuttavia alcuna sospensione dei vincoli fiscali. In altri termini, la crisi energetica è stata trattata come un problema di mercato da gestire e redistribuire, non come un’emergenza fiscale da affrontare con strumenti straordinari di bilancio.
D’altronde, lo stesso impianto del nuovo Patto – fondato su traiettorie di spesa rigide e predeterminate – conserva una natura intrinsecamente pro-ciclica, in evidente continuità con il quadro previgente che avrebbe dovuto superare, limitando di fatto la capacità degli Stati di reagire a shock negativi.
La questione, a questo punto, non è tecnica. È politica. Perché per le armi sì e per l’economia reale no? La risposta risiede nella gerarchia implicita incorporata nel nuovo Patto. Non siamo di fronte a un meccanismo neutrale, ma a una scelta di politica economica che orienta in modo selettivo l’uso della flessibilità fiscale. Un ribaltamento concettuale di grande portata.
Perché una società non si difende soltanto con gli armamenti, ma con la solidità del proprio tessuto produttivo e con la tenuta delle condizioni di vita dei cittadini. Se il costo dell’energia diventa un fattore strutturale di impoverimento e perdita di competitività, la stessa base della sicurezza viene progressivamente erosa. L’Unione, tuttavia, sembra ignorare questa evidenza.
L’articolo 26 diventa così il simbolo di una flessibilità selettiva: concessa entro confini politicamente determinati. Non è la natura dello shock a definirne l’eccezionalità, ma la sua coerenza con le priorità strategiche europee.
Da un lato, l’incremento della spesa militare viene pienamente qualificato come evento eccezionale, anche alla luce degli impegni assunti in sede NATO; dall’altro, una crisi energetica con effetti pervasivi su crescita, occupazione e coesione sociale viene esclusa da tale qualificazione. È questa asimmetria – prima ancora che economica – a rendere evidente la discrezionalità dell’impianto.
Il confronto con la stagione del Covid è, a questo punto, impietoso. Allora si comprese che la sopravvivenza economica richiedeva una sospensione integrale delle regole. Oggi, di fronte a una crisi che colpisce trasversalmente famiglie e imprese, si torna a una logica restrittiva, in cui ogni margine di flessibilità è circoscritto e politicamente orientato. Come se il caro energia fosse assorbibile senza strumenti straordinari. Non lo è.
E le conseguenze rischiano di essere profonde. Perché quando si deroga alle regole per finanziare la difesa, ma non per proteggere il benessere economico dei cittadini, il messaggio è chiaro: esistono emergenze di serie A ed emergenze di serie B. Un messaggio che mina la credibilità stessa del progetto europeo.
Se la clausola di salvaguardia deve rispondere a circostanze eccezionali, allora l’eccezionalità non può essere selettiva. Non può riguardare solo il riarmo e ignorare una crisi energetica che incide sulla struttura economica e sociale dell’Unione. Diversamente, l’articolo 26 del nuovo Patto di stabilità non rappresenta uno strumento di flessibilità, ma il punto di cristallizzazione di una scelta politica: finanziare le armi è considerato eccezionale, proteggere famiglie e imprese no.
Antonio Maria Rinaldi


Nel lungo periodo saremo tutti morti. E l’Europa non l’ha mai capito

L’Intelligenza Artificiale ha un problema di Energia. Dall’UK Arriva il Chip “Neuromorfico” che Taglia i Consumi di 2.000 Volte

La Tessera Sanitaria per mettere CIC in Tasca agli italiani

Cuba, tra blackout e diplomazia: rilasciati 2.010 detenuti mentre il greggio scarseggia



You must be logged in to post a comment Login