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Pensioni: Bruxelles azzera la riforma spagnola. W il Recovery Fund!

 

Il patto con l’ Europa legato al Recovery Fund, che richiede impegni di bilancio fino al 2026 , ha provocato questa settimana l’ennesima crisi politica all’interno dell’Esecutivo spagnolo, la cui definizione deve ancora essere scritta. Ancora una volta, le pensioni sono state protagoniste del rapporto con Bruxelles e all’interno del governo spagnolo, anche perché le richieste, anzi, a questo punto gli ordini, della Commissione portano a un ricalcolo e a una riduzione dei trattamenti per i lavoratori. L'”Ala viola” del governo, cioè Podemos,  e dei sindacati è già sul piede di guerra.

Due giorni dopo la pubblicazione del contratto che regola l’attuazione del Piano di risanamento, la Spagna ha chiesto il pagamento della prima erogazione del Fondo di risanamento e resilienza. 10  miliardi che si aggiungono a 9 miliardi di acconto. Tutti soldi già spesi, ma per che cosa?

Bruxelles ha chiesto al governo, con una domanda di quelle che non si possono rifiutare, che nel 2022 venga incrementato il periodo di calcolo sul quale vengono conteggiate le pensioni, portandolo a 35 anni. Praticamente il sistema passa a contributivo secco, e, calcolando la pensione sulla base degli anni più lontani, viene a comportare un secco taglio delle pensioni stesse. Per poter avere i teorici “Fondi perduti” del Recovery Fund la Spagna accetta di bastonare i propri lavoratori tagliando loro in trattamenti pensionistici. Un ricatto bello e buono ai danni dei lavoratori.

Tra l’altro i fondi del Recovery, come abbiamo già detto decine di volte, sono solo teoricamente gratuiti: saranno ripagati con maggiori contributi degli stati alla Commissione e con i “Mezzi propri”, cioè le tasse imposte direttamente da Bruxelles sul CO”, i dazi doganali etc. Quindi, in cambio del nulla, il governo spagnolo accetta di ridurre la propria spesa sociale.

Ovviamente questa scelta non va bene a tutti: i sindacati sono scesi sul piede di guerra, anche perché in quel paese le organizzazioni dei lavoratori non sono quei cagnolini addestrati all’obbedienza come quelli italiani. Si prepara un autunno molto caldo per il governo di minoranza Sanchez, soprattutto se l’ala sinistra di Podemos decidesse di ribellarsi. Appare comunque evidente che la democrazia in Europa , tutte le democrazie, sono sotto ricatto da parte di un potere non democratico: la Commissione. Però pochissimi hanno il coraggio di vedere la verità.


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