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Il Patto del Nazarakis e la tragica differenza con quanto accade in Italia: la Grecia ha saputo creare una coalizione patriottica a difesa degli interessi nazionali

Patto del Nazareno e patto del Nararakis: quello italiano lo conosciamo, in quello greco – appunto, patto del Nazarakis – abbiamo invece una coalizione tra sinistra radicale e direi destra estrema. E già qui vediamo le differenze con l’Italia.

Ma il punto non sta qui, in Grecia c’è stato un messaggio politico ed elettorale chiaro ed univoco, un obiettivo: abbattere la Troika, rifiutare l’austerity e rinegoziare il debito, ben comprendendo il leader di Syriza e tutta la popolazione che avendo incrementato dall’inizio della crisi il debito pubblico – pur dopo una prima rinegoziazione – dal 140 al 175% del PIL ed avendo quasi raddoppiato il debito estero in mano agli stranieri (oggi tra il 110 ed il 120% del PIL, pagato agli stessi che per altro oggi impongono l’austerity), significa semplicemente che a fare nulla si finisce schiavi del debito, per sempre. Ossia, i greci non avevano scelta e quindi hanno reagito con un patto patriottico a difesa degli interessi Nazionali, nulla di più diverso di quello che accade in Italia in cui sembra – sembra solo, mi raccomando… – che la difesa sia solo quello delle rendite…

L’Italia il messaggio greco non l’ha ancora capito. Le ragioni ci sono: il debito pubblico italiano è una frazione del risparmio nazionale, anche escludendo quello immobiliare di limitata liquidità ai nostri giorni. Or dunque i nostri governanti imboccati dalla vorace Europa impersonificata nella Germania – un paese troppo piccolo per il mondo e troppo grande per l’Europa, che ha bisogno di approvvigionarsi delle ricchezze altrui per garantire il proprio diseguale benessere – stanno drenando ricchezza dal privato al pubblico senza capire che stanno ammazzando il paese a partire dagli imprenditori. E dunque giù tasse: ma lo capiamo che è insostenibile pagare il 70% di tasse e più per una PMI, come dice la CGIA di Mestre?

La differenza tra Nazareno e Nazarakis è tutta qui, aggiungendoci forse la solita ipocrisia italica: la Grecia non aveva scelta e quindi ha reagito dicendo no troika, il debito non lo paghiamo e via discorrendo. E come coneguenza l’Italia dovrà attingere ancora di più al risparmio privato con nuove tasse anche per coprire il buco di 24 miliardi dato dal fatto che gli ellenici, per altro giustamente, non pagheranno il debito contratto per il 60%, da qui la quota parte di 24 miliardi non rimborsati all’Italia.

Ma dico io non sarebbe meglio anche per l’Italia dire basta adesso con la moneta unica e con l’austerity a vantaggio tedesco? Non sarebbe meglio evitare di essere costretti dalla povertà a fare come la Grecia, evitando di farci prima spennare di risparmi e di aziende nazionali da chi ha interesse ad annichilirci? (mai dimenticare che l’Italia è il primo competitor manifatturiero della Germania e che negli ultimi anni a partire dal 2008 le acquisizioni straniere e tedesche in Italia sono numerosissime…)

E che dire del fatto che questa Europa che ci vuole comandare è fatta di gente come Olli Rehn che voleva il Partenone come garanzia dei debiti greci (ora l’ex Commissario Olli sta zitto da quando la Russia è a pochi kilometri dai suoi confini pronta ad invaderlo, ben inteso noi in Italia non lo vorremo come esule, giusto no?….). O della differenza di tassazione tra paesi della stessa UE che drenano tasse dai paesi che hanno manifattura per portarli ad esempio in Lussemburgo (caso recente degli accordi siglati da Juncker)?

Non possiamo ammettere questa situazione in quanto chi ci perde sono sempre i soliti. Ed infatti i cittadini dei paesi perdenti devono poi “compensare” pagando le enormi e sproporzionate tasse derivanti, ad esempio quelle che le imprese non pagano spostando la sede fiscale all’estero pur producendo in Italia (ricordate la Fiat?). Vi rammento che l’Italia ha fatto tangentopoli – con la conseguenza di aver venduto molto del prezioso apparato industriale dello Stato a prezzi di realizzo, Dalmine, Autostrade, Nuovo Pignone, Credito Italiano, Telecom etc etc.). – per reati di corruzione che non esistevano nemmeno nella virtuosa Germania, solo dal 2006 ha i teutonici hanno inserito a pieno titolo il reato di corruzione, prima i costi andavano a bilancio (forse non a caso la maggiore tangente pagata in Italia dopo Enimont fu quella di Siemens a ENEL con Von Pierer, capo della stessa azienda che pagò fior di tangenti in Grecia per le Olimpiadi, tutte messe a bilancio ben inteso e che hanno contribuito ad annichilire i paesi periferici oggi in crisi terminale…). Della serie, le leggi europee devono essere conformi anche e soprattutto a livello fiscale e penal-fiscale, altrimenti ci sarà inevitabilmente uno che perde ed uno che guadagna…

Avanti così, prossima tassa la miseria. E magari a quel punto qualche italiano deciderà davvero di tirare fuori i forconi…

Questo mi sembra un paese di pazzi, fosse vero che qualcuno di voi dopo aver letto queste poche righe possa fermarsi un attimo a pensare all’assurdità della situazione.

L’euro non serve certamente ai periferici mentre serve altrettanto certamente ai paesi nord Europei, prima lo capiamo meglio è (io sono quattro anni che lo scrivo, sono un po’ stanco). In ogni caso non preoccupiamoci: dopo Tsipras, le elezioni spagnole con Podemos di Pablo Iglesias faranno giustizia creando il vero asse anti-euro di cui l’Europa solidaristica dei padri fondatori ha ancora bisogno, come al solito saremo gli ignavi del gruppo che salteranno solo alla fine sul carro dei vincitori, i soliti indegni.

Mitt Dolcino

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