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Il paradosso della RC Auto in Italia: l’80% degli automobilisti ignora i limiti della propria copertura
L’indagine di Prima Assicurazioni evidenzia un deficit di consapevolezza finanziaria: solo il 19,8% degli assicurati conosce il massimale della propria polizza

Il settore assicurativo italiano si trova di fronte a un bivio evolutivo dove l’innovazione tecnologica deve colmare un significativo gap di informazione. Nonostante la RC Auto sia un obbligo di legge, emerge un rapporto spesso superficiale dei cittadini con le clausole fondamentali dei propri contratti.
Analisi dei dati: la percezione vs la realtà contrattuale
Secondo una recente ricerca condotta da Nielsen per la tech company Prima Assicurazioni, la maggior parte degli utenti vive con la generica convinzione di “essere coperto”, senza però conoscere l’entità reale della tutela economica sottoscritta.
I numeri delineano un quadro di consapevolezza parziale:
- Piena consapevolezza: solo il 19,8% conosce con precisione il proprio massimale.
- Conoscenza vaga: il 30,3% sa di aver superato i minimi di legge, ma non ricorda la cifra esatta.
- Minimo normativo: il 26,7% ha sottoscritto la soglia minima prevista dalla legge.
- Disinteresse o ignoranza: il 18,6% non ha mai effettuato verifiche, mentre il 4,6% ignora del tutto la definizione di massimale.
Il ruolo dell’Insurtech nella tutela dell’assicurato
In questo contesto, il massimale non è più un tecnicismo, ma il fulcro della protezione patrimoniale dell’automobilista. Giulio Apostolo, Direttore Commerciale di Prima Assicurazioni, evidenzia come la missione dell’azienda sia trasformare la polizza da “tassa obbligatoria” a strumento di protezione consapevole.
La strategia di Prima Assicurazioni punta a semplificare l’esperienza utente, abbattendo le barriere burocratiche che storicamente hanno allontanato i consumatori dalla comprensione dei rischi. L’obiettivo dichiarato è favorire scelte informate e trasparenti, coerenti con le reali esigenze di protezione di ogni profilo.
Verso un nuovo standard di mercato
Il modello proposto dalla tech company si pone come benchmark per l’intero comparto. Non si tratta solo di digitalizzare i processi, ma di evolvere verso una gestione attiva del rischio. Ridefinendo il rapporto di fiducia tra assicurato e compagnia, il settore punta a un ecosistema dove la trasparenza contrattuale diventi un pilastro.







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