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Parabola di uno Stato-rotto di N. FORCHERI

 


Questo paese lo stanno suicidando con l’alacre aiuto di una massa di ignavi e di una sedicente élite intellettuale completamente pervertita, maschilista, egocentrica, narcisista patologica e per di più “ignorante”.

Ignorante della costruzione europea, ignorante delle questioni monetarie, e sto parlando di chi si presenta come esperto, ignorante infine perché provinciale; gli altri, i non provinciali, la casta calata dall’alto normalmente sono messi d’ufficio dalla finanza ai posti chiave: non sono ignoranti ma fanno il gioco del giogo.

Succede che chi dovrebbe aiutare il paese, in realtà, o preso dalla disperazione del muro di gomma dei media, o preso alla gola dal ricatto “o la borsa o la vita”, o preso dal mantra “io tengo famiglia”, si mette alla mercé della finanza – direttamente o indirettamente – pulendosi poi la coscienza con parole che sono il contrario di quello che fa.

Siamo in questa situazione perché il paese è come inebetito, costernato, immobilizzato di fronte all’ineluttabile violenza che sta subendo, incredulo, in quell’attimo della vittima che immobilizzata dalla paura deve ancora realizzare e capire quel che le sta succedendo, prima ancora di pensare a come farcela a scampare alla morte sicura che le si prospetta per soffocamento, se non reagisce.

Solo che in questo caso la vittima, il paese, è già stata tramortita e inebetita dai potenti narcotici che sono i media, è sfiduciata nella magistratura che ha già dimostrato più volte la parte da cui sta, non crede alla difesa militare o quant’altro, venduta ai padroni, ha capito che la politica è un teatrino con tanti limiti in cui stragoverna la tecnocrazia paracadutata dai vertici mondiali e, circondata da falsi amici, non si fida più di nessuno tranne poi andarsi a mettere nelle mani dei vari pifferai magici o a ficcarsi in progetti sbilenchi di guru prezzolati.

Questa è la situazione.
Si prenda ad esempio la parabola di un istituto nazionale di Credito per la Cooperazione: da BNL a BNP Paribas.
Da Istituto nazionale di Credito per la Cooperazione, nel 1913.
A Banca Nazionale del Lavoro e della Cooperazione nel 1926.
Da Banca Nazionale del Lavoro nel 1929 come istituto di credito di diritto pubblico, Banca di Stato, caratteristica che manterrà anche nel dopoguerra, creando l’ENI di Enrico Mattei nel 1953, alla rottura dello Stato banchiere nel 1981, con Andreatta, ministro del Tesoro, principale azionista della banca, e gli aumenti di capitale fino alla BNL Holding Italia incaricata di gestire una settantina di partecipazioni nel settore parabancario, nel 1984, con creazione di Nomisma diretta da Romano Prodi poi diventato l’affossatore dell’IRI nel 1982.
Per finire nel 1992 privatizzata per colpa dell’ODIATO AMATO e poi nelle grinfie di BNP PARIBAS,
colosso bancario franco-privato, banca d’affari facente parte delle banche strozzine specialiste in titoli di Stato dell’Italia, comproprietaria attraverso BNL di Bankitalia, incrociata con Axa (MPS) quindi con interessi in imprese e risorse strategiche del paese attraverso anche la sua cooperazione con Pargesa (Suez-Gaz de France quindi Acea, Publiacqua, Fiora, e metà degli acquedotti d’Italia, TotalFinaElfErg quindi Agip, Telecom Italia quindi le comunicazioni strategiche per la nazione, Transcor Astra quindi le trivelle nel sottosuolo, Pernod Ricard, quindi le bevande alcoliche ex italiane, e così via dicendo).

Non c’è che dire, una bella parabola, dallo Stato banchiere, all’imperialismo franco-rotto!!
COMPLIMENTI!!!

Nicoletta Forcheri


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