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Papa e Occidente abbandonano i Cristiani armeni al massacro di Erdogan (di Francesco Perretta)

Domenica 27 settembre il Patriarca Karekin II, primate di tutti i cristiani armeni, si è recato in Vaticano per supplicare il sostegno del pontefice di fronte alla vile offensiva turco-azera di cui il suo popolo e’ vittima nel Nagorno-Karabakh.

Bergoglio, papa che ostenta una croce di ferro, ha accolto il religioso con sostanziale indifferenza, dedicando alla questione poche e scontate frasi di circostanza. Chissà cosa avrebbe detto e fatto un papa vero, con la croce d’oro come Giovanni Paolo II rispetto al piano criminale neo-ottomano che Erdogan sta portando avanti uccidendo e imprigionando cristiani, curdi e oppositori vari. Non ho citato a caso Carol Wojtyla, che sopravvisse per miracolo al famoso attentato di Ali Ağca, mano armata dei Lupi Grigi, formazione tra le più attive e violente tra quelle ispirate all’ideologia panturchista. Chi conosce questa ideologia dovrebbe sapere bene che si tratta di un grave pericolo per tutta l’umanità, il cui progressivo incedere è assolutamente sottovalutato dalle potenze occidentali.

La regione caucasica del Nagorno-Karabakh, da sempre abitata da popolazioni armene, fu arbitrariamente sottomessa all’Azerbaigian nel 1923 da Stalin, con finalità evidentemente anticristiane. Conformemente al diritto dell’URSS, la regione riuscì ad autoproclamarsi repubblica indipendente il 6 gennaio del 1992, e questo determinò una sanguinosa guerra nei 2 anni successivi, che si risolse con più di 30.000 morti e la vittoria sul campo delle forze armene con l’indipendenza “de facto” della giovane democrazia, senza che però seguisse un formale riconoscimento da parte della comunità internazionale. ONU e paesi occidentali hanno sempre adottato una politica noncurante o addirittura ostile rispetto ai diritti dei cristiani armeni, tutto il contrario di quanto è avvenuto per le popolazioni musulmane del Kosovo, al fianco delle quali scese in guerra la NATO.

E’ letteralmente vergognoso che tutti i paesi occidentali abbiano abbandonato i cristiani armeni al loro destino, un destino fatto di incessanti persecuzioni che durano da secoli. Occorre ricordare che il popolo armeno fu vittima di un genocidio dalle proporzioni apocalittiche: ben oltre un milione e mezzo di morti, massacrati, crocifissi, lasciati morire di stenti e di fame durante le “marce della morte” tra il 1915 e il 1916. Uno sterminio secondo solo a quello dei nazisti in Germania, paese che allora appoggiò l’Impero Ottomano nonostante queste atrocità, atrocità che ispirarono Hitler negli anni successivi.

Anche adesso la Germania flirta con la Turchia e non osa mettersi contro Baku, pur richiedendo un immediato cessate il fuoco e un tavolo delle trattative tra le parti, senza ovviamente sottolineare che la parte offesa e’ la Repubblica del Nagorno-Karabakh.

Non parliamo del silenzio di Di Maio, interessato, forse, a mantenere i rapporti commerciali con l’Azerbaijan, primo fornitore di petrolio del nostro Paese, che ha nell’Italia il principale partner commerciale. Affari floridi e in crescita, come testimonia la recente visita del presidente azero Ilham Aliyev, ricevuto in pompa magna da Mattarella il 21 febbraio 2020. Che dire? Era meglio Gheddafi. D’altronde Francia e Germania sgomitano per occupare le nostre posizioni.

Intanto la Turchia bombarda, uccide decine di civili, fornisce droni e truppe paramilitari, mentre l’unica potenza che supporta l’Armenia è la Russia, che ha inviato derrate e approvvigionamenti militari attraverso l’Iran, paese non certo felice delle folli mire espansionistiche della Turchia, che vorrebbe realizzare un immenso impero dai Balcani all’Asia Centrale, dalla Libia all’Iraq, appropriandosi di tutto il Mediterraneo orientale e, se possibile, di Gerusalemme.

Il panturchismo e il panislamismo di Erdogan non rappresentano più un sogno propagandistico ma un solido e sfacciato progetto di espansionismo nazionalista, supportato da un esercito fortissimo, con quasi un milione di effettivi e armato all’inverosimile.

La Turchia gioca sporco sull’ambiguità di essere paese membro della NATO, il che blocca gli Stati Uniti, preoccupati di perdere un alleato così potente nello scacchiere mediorientale. Tuttavia i tempi della democrazia laica e liberale di Atatürk sono finiti da tempo, e Washington dovrà rendersi conto, prima o poi, del grande rischio che corre a tenersi la serpe in casa.

Se dunque le potenze occidentali non osano mettersi contro la Turchia principalmente per motivi economici, con un comportamento che rende attuale l’immagine biblica della grande prostituta, “adorna d’oro” e “ebbra del sangue dei santi e del sangue dei martiri”, “con la quale hanno fornicato i re della terra”, mi chiedo di cosa abbia paura questo papa, l’unico che, oggi come ieri, dovrebbe sostenere posizioni libere dalla politica e dai condizionamenti degli affari internazionali. Credo che Bergoglio sia più preoccupato, da buon gesuita, di mantenere buoni rapporti con il mondo islamico, in un’utopica illusione di pace e fratellanza universale. In ogni caso dovremmo fare più attenzione al significato simbolico di quella croce di ferro. Forse è questo il tempo descritto dal profeta Zaccaria: “poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore, che non avrà cura di quelle che si perdono, non cercherà le disperse, non curerà le malate, non nutrirà le affamate”. “Guai al pastore stolto che abbandona il gregge!”


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