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Oui, Je Suis Laïque

 

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Esiste qualcosa di più terribile della carneficina, della tragedia, della sofferenza, inflitta alla Francia e all’Europa nelle ultime 48 ore? “Forse” si. Sono le dichiarazioni scomposte, ideologiche, di alcuni politici, i titoli indegni di alcuni giornali, le trasmissioni di alcuni giornalisti in Tv.

Di fronte a questi drammi che ti lacerano dentro occorre mantenere lucidità e cercare di capire senza abbandonarsi al riflesso istintivo del “occhio per occhio… dente per dente”. Così dovrebbero fare le democrazie “occidentali”, quelle che vantano istituzioni democratiche costruite con il sangue di chi ci ha creduto e ha dato la propria vita per mantenere accesa la fiamma di quell’insieme di valori che si riassumono in un’unica parola universale: Libertà.

Libertà di parola, di pensiero, di espressione, di movimento, di spiritualità religiosa, di usi e costumi. Perché allora questo concetto di libertà non viene compreso da una parte del mondo che lo minaccia e lo combatte? Qualche domanda sarebbe utile porsela evitando i cliché banali di certa politica.

Equiparare un gruppo di terroristi a una intera comunità religiosa (Musulmana) composta da milioni di persone nel mondo è un concetto inconistente. Come dire che se in Italia esiste la mafia, tutti gli Italiani sono mafiosi. Vero è, piuttosto, che la religione di Maometto impone regole rigide le quali, detto per inciso, nemmeno tutti i musulmani (da me conosciuti) praticano; allo stesso modo in cui molti cattolici non seguono alla lettera i dettami della Chiesa.

Il caso del “Crocefisso” (sventolato come esempio dell”’occupazione” musulmana) nelle scuole è emblematico di una questione mai risolta in Italia: la laicità che deve contraddistinguere l’istituzione pubblica. Può sembrare un tema fuori luogo, in questo momento, ma credo il contrario. Il Crocefisso non dovrebbe comparire nelle scuole, o in altri luoghi, non perché lo chiede qualche genitore di fede musulmana, ma perché tra lo Stato e la Religione deve esistere una separazione chiara e netta. Il primo deve garantire l’esercizio della seconda (in tutte le sue forme pluralistiche), la seconda non deve avere pretese di predominio temporale sulla prima.

Caratteristica dello “scontro di civiltà” tanto caro ad alcuni è proprio questo elemento mancante nella fede musulmana, sopratutto quella più integralista: la laicità. Quando il “potere” non è più limitato e definito dalle Leggi dello Stato, cotruite dal e per i cittadini, ma deriva da un potere “divino” superiore e indefinito, ecco che la supremazia dei sacerdoti prende il sopravvento e lo Stato non è più un’entita libera e libertaria ma confessionale, clericale e/o integralista. E in nome del “Dio” di turno, cui in pochi sono eletti portavoce, si perpetrano persecuzioni, uccisioni e stermini come ci insegna la storia dell’umanità (a partire da quella Cristiana).

Se questo è un primo elemento da non sottovalutare lo è, non di meno, l’atteggiamento dell’occidente nei confronti del resto del mondo. Ma davvero possiamo pensare che le “guerre per procura” (come le definisce la studiosa Loretta Napoleoni) non avrebbero comportato delle conseguenze di ritorno? Sterminare popoli (come hanno fatto i Russi in Cecenia), bombardare ospedali, donne e bambini con le “bombe intelligenti” o sperimentare quelle al fosforo (come hanno fanno gli Americani); sostenere dapprima i dittatori per poi abbatterli quando non sono più “utili” all’occidente; dichiarare guerre mentendo sulle “armi di distruzione di massa”; sfruttare le risorse di interi continenti mentre le popolazioni sono allo stremo o muoiono di fame; vendere armi, addestrare i combattenti di turno (terroristi con contratto a tempo determinato, come li definisco); schierarsi ora con l’uno ora con l’altro a seconde delle convenienze in spregio alla “pace”… davvero pensavamo che tutto questo non ci si sarebbe ritorto contro?

Davvero abbiamo creduto che bastasse l’elemosina di un sms o di qualche donazione alle associazioni che si prodigano su quei territori (sempre se tutti i soldi gli arrivano) a metterci al riparo delle conseguenze di scegliere governi e politici che parlano e praticano la “guerra” come l’opzional di un’automobile?

Nella teoria del caos gli scienziati utilizzano l’esempio della farfalla: un battito d’ali di una farfalla in una parte del mondo può generare l’eruzione di un vulcano da un’altra parte. Ovviamente è un esempio paradossale utilizzato per ricordare come infinitesime variazioni delle variabili in un sistema (lo sbattito delle ali della farfalla) può provocare variazioni – conseguenze – enormi sull’intero sistema (l’eruzione di un vulcano).

Ciò che l’esempio non dice, ma che dovrebbe essere implicito se si usasse la ragione, è che se sono io a provocare l’eruzione di un vulcano da qualche parte… non è che poi mi tornano indietro delle farfalle! Ovvero, se entro a gamba tesa in sistemi sociali anche distanti dal mio (o consento che ciò accada per indifferenza, opportunità, interesse) non posso continuare a illudermi che ciò sia privo di conseguenze sul mio sistema. L’emigrazione ne è l’esempio più lampante e tragico.

L’isis non è “solo” terrorismo; è un’azione di riscatto – ci piaccia o meno, – di una parte del mondo musulmano nei confronti dell’altra (sunniti contro sciiti). Vogliono costruire uno “Stato” e operano sui territori che occupano di conseguenza; impono la legge della Sharia ma si fanno carico dei problemi del popolo. Usano contro l’occidente gli stessi strumenti della propaganda che questo ha usato nei confronti del terrorismo per giustificare intromissioni, occupazioni, bombardamenti. A differenza di Al Qaeda hanno compreso che per seminare il terrore non sono necessarie grandi “operazioni” ma piccole e rapide azioni di rappresaglia tra la gente comune. Odiano l’occidente per convinzione religiosa distorta e per convenienza politica utile a fare dei musulmani ai margini delle società democratiche del mondo degli adepti.

I grandi magistrati che hanno combattuto la mafia hanno sempre sostenuto che la lotta alla criminalità non può essere attuata “solamente” da operazioni di polizia. Analogamente la lotta al terrore non può essere combattuta solamente in termini di guerra. Ciò che è ccaduto a Parigi dimostra la fragilità di sistemi di intelligence che non possono materialmente controllare tutto ed essere ovunque. Non c’è l’eroe strafigo dei film americani che arriva all’ultimo minuto e impedisce ai cattivi di agire (e magari li ammazza pure). Occorrono strumenti politici, coesione tra i popoli che vogliono vivere in pace, tolleranza delle diverse fedi impedendo, con la ragione innanzi tutto, che qualcuna di esse si senta “superiore” alle altre. Ne va del nostro futuro.

Davide Amerio (Tgvallesusa.it)

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