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Orlando e Garavaglia: due ministri e un messaggio in codice

Pensavate ci fosse qualcosa di peggio di andare a votare partiti orgogliosamente populisti e sovranisti nel 2018 e ritrovarsi poi Draghi al Governo nel 2021? E invece c’è. Per capirlo, però, bisogna fare un passo indietro e rendersi conto di come l’attuale situazione politica italiana sia davvero qualcosa di impensabile, e indicibile, se vista con gli occhi di tre anni fa. Dalle urne erano usciti vincitori, su tutti, Lega e 5 Stelle.  I quali – per quanto lontani e talora antitetici – venivano entrambi da anni di campagne contro il dominio dei mercati, contro l’establishment, contro l’euro. Cioè – a sintetizzare in due parole e in una persona – contro Mario Draghi e tutto ciò che rappresenta.

Ecco, se qualcuno, in allora,  avesse pronosticato che ci sarebbe stato Draghi premier con l’appoggio dei grillini, dei leghisti e dei piddini gli avrebbero minimo minimo fatto un TSO. E invece c’è. Ma andiamo oltre, e avanti. Cosa dimostra l’operazione Draghi? Per chi riesca a smettere i panni del tifoso di qualsiasi schieramento, esprime una cosa sola: la geometrica potenza dell’establishment, dei mercati e della finanza. I quali sono così sicuri della propria invulnerabilità da poter ricavare “qualsiasi” risultato da qualunque esito elettorale. Ecco il primo messaggio ai riottosi: siete patetici, alla fine vinciamo noi, e ve lo dimostriamo facendo una bella torta europeista con le vostre scadenti uova sovraniste. Insomma, una sfacciata (perculante, addirittura) esibizione di spocchia.

Non c’è niente di peggio, vero? E invece c’è. Per capirlo dovete leggere la lista dei ministri e concentrarvi solo su due di essi: Andrea Orlando e Massimo Garavaglia. Perché proprio loro? Perché sono due che non solo sanno con chi abbiamo a che fare, ma lo hanno già denunciato a suo tempo. Orlando nel 2016: “Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Oggi sostanzialmente i poteri sovranazionali sono in grado di by-passare completamente le democrazie nazionali. (…) La modifica – devo dire abbastanza passata sotto silenzio – della costituzione per quanto riguarda il tema dell’obbligo del pareggio di bilancio non fu il frutto di una discussione all’interno del paese, fu il frutto del fatto che ad un certo punto la Banca Centrale Europea, più o meno, adesso la brutalizzo, disse: o mettete questa cosa nella vostra costituzione o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine mese. Io devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più”.

Quanto a Garavaglia, nel 2012 denunciò: “Monti viene fatto senatore a vita il 9 di novembre. Il 10 siamo in Commissione Bilancio a chiudere la finanziaria in commissione e quello stesso giorno vengono a interrogarci gli ispettori della BCE (e ci dicono, n.d.r.): no no no, non ci siam capiti. Se voi non sosterrete il governo Monti, noi non compriamo i vostri titoli per due mesi e voi andate in fallimento”. Ecco cosa sono l’Unione, l’euro e la BCE. Orlando e Garavaglia lo sapevano talmente bene da aver avuto il coraggio di dirlo. Ergo, l’aver infilato proprio questi due soggetti nella compagine di Draghi è un messaggio in codice (per chi vuol capire) ancora più chiaro: non solo facciamo la torta con le vostre uova, ma ci scriviamo sopra che, nella sostanza, avete ragione voi.

Mettere lì, nel Governo, proprio “questi” due significa rimarcare con l’evidenziatore giallo la propria potenza. Come dire: persino quelli che (sicuramente) hanno compreso tutto, tanto da (pubblicamente) riferirlo, li facciamo lavorare per noi. Dunque, è finita? Non ne siamo convinti. Non solo perché la notte non è mai così buia come prima dell’alba, ma anche perché questi “poteri” peccano di “hubris”: nell’antica Grecia era la  presunzione di credersi pari agli dei. Sono oramai persuasi che non vi sia, né vi sarà mai, un potere più potente di loro. E invece c’è.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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