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Oracle e OpenAI frenano sul mega data center in Texas: i costi dell’AI incontrano la realtà
Oracle e OpenAI annullano l’espansione del data center in Texas per problemi finanziari. Titoli AI in calo a Wall Street, ma Meta è pronta a subentrare. I dettagli economici.

La narrazione dell’espansione infinita legata all’Intelligenza Artificiale subisce una prima, interessante battuta d’arresto. Secondo quanto riportato da Bloomberg News, Oracle e OpenAI hanno deciso di accantonare i piani di ampliamento del data center “Stargate” ad Abilene, in Texas. L’obiettivo era passare da una capacità di 1,2 GW a ben 2,0 GW, ma le leggi della finanza e dell’economia reale sembrano aver presentato il conto.
Il motivo dello stop? Le trattative si sono arenate di fronte a problemi di finanziamento e a una revisione delle previsioni di domanda da parte dell’azienda creatrice di ChatGPT. L’Intelligenza Artificiale promette miracoli, ma la costruzione delle infrastrutture fisiche necessarie per farla funzionare richiede enormi capitali e un consumo energetico che inizia a mostrare colli di bottiglia evidenti.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Wall Street non ama le esitazioni, e la notizia ha azzerato in pochi minuti i guadagni intraday di Oracle, trascinando al ribasso l’intero comparto. Nvidia ha ceduto fino al 2,5%, mentre titoli come CoreWeave sono passati in territorio negativo.
Tuttavia, il mercato dell’AI rimane estremamente dinamico. Il ritiro di OpenAI ha subito aperto la porta ad altri giganti del settore:
- L’ingresso di Meta: L’azienda di Mark Zuckerberg è già in trattativa per affittare gli spazi lasciati liberi nel sito texano.
- La mossa di Nvidia: Il colosso dei microchip sta facendo da intermediario, avendo già versato un deposito di 150 milioni di dollari allo sviluppatore Crusoe per bloccare l’affare.
- Gli accordi pregressi: Il piano generale da 4,5 GW tra Oracle e OpenAI rimane comunque operativo per gli altri progetti.
Ecco una sintesi della situazione del progetto texano:
| Progetto | Capacità Iniziale | Espansione Prevista | Stato Attuale | Subentrante Potenziale |
| Data Center Abilene (TX) | 1,2 GW | 2,0 GW | Annullata | Meta (con mediazione Nvidia) |
La spina nel fianco dei bilanci
Se guardiamo ai fondamentali economici, la situazione di Oracle è emblematica delle tensioni generate da questo boom tecnologico. Solo poche ore prima dell’annuncio texano, è trapelata la notizia di imminenti licenziamenti che colpiranno migliaia di lavoratori. L’ironia della sorte è che parte di questi tagli riguarderà posizioni che saranno sostituite proprio dall’Intelligenza Artificiale, mentre l’azienda congela le assunzioni nella sua divisione cloud.
Le proiezioni di Wall Street non sono rosee per il breve termine. Le enormi spese in conto capitale per i data center spingeranno i flussi di cassa di Oracle in territorio negativo per il resto del decennio, con un ritorno sull’investimento (payoff) atteso non prima del 2030.
Per sostenere questo sforzo, l’azienda potrebbe dover raccogliere fino a 50 miliardi di dollari tra debito ed equity. Non sorprende, quindi, che il piano di ristrutturazione da 1,6 miliardi di dollari abbia fatto schizzare al rialzo gli spread sui Credit Default Swap (CDS) di Oracle, portandoli ai massimi dalla crisi finanziaria del 2008.
Siamo di fronte a una transizione complessa. La domanda di potenza di calcolo è innegabile, ma i vincoli fisici e finanziari stanno imponendo una dolorosa razionalizzazione anche ai giganti della Silicon Valley. La bolla AI rischia di sgonfiarsi di colpo, portandosi dietro molto di più.








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