EconomiaScienza
OpenAI cambia passo: arrivano la pubblicità e l’abbonamento “Go”. I conti in rosso impongono la svolta
OpenAI introduce pubblicità e abbonamento low-cost: la necessità di ricavi reali oltre la valutazione teorica.

L’era del “pasto gratis” digitale sta, prevedibilmente, giungendo al termine. O meglio, si sta evolvendo verso forme di monetizzazione più tradizionali e, oseremmo dire, inevitabili. OpenAI, la società dietro il fenomeno ChatGPT, ha annunciato due novità fondamentali che segnano un cambio di paradigma: l‘introduzione della pubblicità e il lancio globale di un piano in abbonamento low-cost chiamato “ChatGPT Go“.
Nonostante le valutazioni di mercato abbiano toccato cifre da capogiro – si parla di una valutazione teorica fra i 500 e i 750 miliardi di dollari – la realtà contabile è ben diversa. Con previsioni di perdite operative che per il 2025 potrebbero oscillare tra gli 11 e i 15 miliardi di dollari, Sam Altman e soci devono fare i conti con la necessità di generare cassa reale, non solo hype. Si8 tratta di garantire la sopravvivenza di questo modello AI.
Arriva “ChatGPT Go”: l’IA per tutti (o quasi)
La prima mossa è l’espansione del piano ChatGPT Go. Dopo un test iniziale, questo abbonamento viene lanciato negli Stati Uniti e in altri mercati globali al prezzo di 8 dollari al mese.
Si tratta di una via di mezzo strategica tra la versione gratuita (sempre più limitata) e la versione Plus (più costosa, a 20 dollari). L’obiettivo è chiaro: intercettare quella fascia di utenza che vuole funzionalità avanzate ma non è disposta a spendere quanto per un abbonamento a Netflix.
Ecco cosa offre il nuovo piano rispetto alla versione base:
- Accesso illimitato a modelli più veloci.
- Capacità di creazione e modifica delle immagini.
- Possibilità di caricare file per l’analisi.
- Memoria a lungo termine delle conversazioni.
La pubblicità sbarca su ChatGPT
La vera notizia, tuttavia, è l‘apertura agli inserzionisti. Nelle prossime settimane, OpenAI inizierà a testare la visualizzazione di annunci pubblicitari per gli utenti del piano gratuito e del nuovo piano “Go” negli Stati Uniti.
Gli utenti abbonati ai piani Pro, Plus, Business ed Enterprise continueranno a godere di un’esperienza priva di pubblicità. Per tutti gli altri, l’interazione con l’IA inizierà a somigliare a quella con un motore di ricerca o un social network.
L’azienda ha tenuto a precisare alcuni “principi guida” per rassicurare l’utenza, probabilmente consapevole del rischio di intaccare la fiducia nel prodotto:
- Indipendenza delle risposte: Gli annunci non influenzeranno, teoricamente, il contenuto generato dall’IA.
- Privacy: Le conversazioni non verranno condivise direttamente con gli inserzionisti.
- Pertinenza: Gli annunci appariranno in fondo alle risposte e saranno etichettati chiaramente come “sponsorizzati”.
- Controllo: Sarà possibile disattivare la personalizzazione degli annunci (ma non gli annunci stessi, a meno di non pagare).
La dura legge del bilancio
Perché questa mossa proprio ora? La risposta è squisitamente finanziaria e tecnica. OpenAI prevede di spendere oltre 1.000 miliardi di dollari in infrastrutture per l’intelligenza artificiale entro il 2030. Una cifra mostruosa che non può essere coperta solo dai round di investimento, per quanto generosi.
L’azienda si trova nella classica fase in cui una startup, per quanto “tecnologicamente rivoluzionaria”, deve dimostrare di poter stare in piedi sulle proprie gambe. Gli analisti stimano che, con 800 milioni di utenti attivi settimanali, la pubblicità potrebbe sbloccare un flusso di entrate enorme. Tuttavia, il rischio è dietro l’angolo: se l’esperienza utente dovesse degradarsi, i rivali come Google (Gemini) o Anthropic (Claude) sono pronti a raccogliere i transfughi.
La domanda che sorge spontanea, e che lasciamo ai lettori, riguarda l’imparzialità futura. OpenAI giura che la pubblicità non influenzerà le risposte, ma in un sistema basato su token e probabilità, quanto a lungo potrà reggere il muro tra “consiglio utile” e “consiglio sponsorizzato”? Vedremo ancora risposte critiche verso un brand se quel brand è il principale inserzionista della piattaforma? La storia dei media suggerisce prudenza.
Domande e risposte
Come funzionerà la pubblicità su ChatGPT e chi la vedrà? La pubblicità verrà introdotta inizialmente negli Stati Uniti per gli utenti che utilizzano la versione gratuita e il nuovo piano “ChatGPT Go”. Gli annunci non appariranno, invece, per chi possiede abbonamenti di fascia alta come Plus, Pro o Enterprise. Le inserzioni saranno visualizzate in fondo alle risposte fornite dall’IA, etichettate chiaramente come sponsorizzate, e dovrebbero essere pertinenti al contesto della conversazione in corso, senza però interrompere il flusso del dialogo principale.
L’introduzione della pubblicità influenzerà la qualità o l’oggettività delle risposte? OpenAI ha dichiarato ufficialmente che gli annunci saranno separati dalle risposte organiche e che gli inserzionisti non avranno alcuna influenza sui contenuti generati dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è mantenere l’indipendenza dell’algoritmo. Tuttavia, resta il dubbio legittimo su come il modello di business basato sull’advertising possa, nel lungo periodo, creare conflitti di interesse, specialmente se l’utente chiedesse opinioni su prodotti o servizi di aziende che pagano per la visibilità sulla piattaforma.
Perché OpenAI ha deciso di inserire la pubblicità proprio adesso? La decisione è dettata da necessità economiche stringenti. Nonostante una valutazione teorica altissima, OpenAI affronta costi operativi enormi, legati soprattutto ai data center e allo sviluppo dei modelli, con perdite previste per il 2025 tra gli 11 e i 15 miliardi di dollari. L’azienda ha bisogno di diversificare le entrate oltre gli abbonamenti per finanziare il piano di investimenti da 1.000 miliardi previsto entro il 2030 e prepararsi a una futura quotazione in borsa.








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