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Oltre l’incubo del Titanic: la scienza rincorre l’inaffondabilità (quella vera)

Addio Titanic: gli scienziati dell’Università di Rochester creano un metallo che non affonda mai, nemmeno se forato. Ecco come le nanotecnologie cambieranno il futuro della navigazione e delle energie rinnovabili.

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Correva l’anno 1912 quando il “sacro graal” dell’ingegneria navale, il bastimento inaffondabile, colava a picco nell’Atlantico, portando con sé la presunzione dell’uomo di aver sconfitto l’oceano. Oggi, oltre un secolo dopo, la sfida non è più affidata solo a paratie stagne e dimensioni mastodontiche, ma alla fisica delle superfici e alle nanotecnologie. Presso l’Institute of Optics dell’Università di Rochester, il team guidato dal professor Chunlei Guo ha sviluppato una tecnica che potrebbe finalmente rendere giustizia al termine “inaffondabile“.

La lezione del ragno palombaro e delle formiche di fuoco

Non serve inventare l’impossibile quando la natura ha già risolto il problema. Gli scienziati si sono ispirati al ragno palombaro (Argyroneta aquatica), che trasporta bolle d’aria sotto la superficie, e alle formiche di fuoco, capaci di aggregarsi in zattere galleggianti grazie ai loro corpi idrorepellenti.

Il principio applicato ai tubi di alluminio è quello della super-idrofobicità. Attraverso un processo di incisione laser, i ricercatori hanno creato sulla superficie interna del metallo una serie di micro e nano-fossette. Queste strutture intrappolano l’aria con una forza tale da respingere letteralmente l’acqua, impedendo al metallo di bagnarsi e, di conseguenza, di imbarcare peso.

Tecnologia a prova di “sabotaggio”

Il vero salto di qualità rispetto ai precedenti esperimenti del 2019 risiede nella resilienza. Non parliamo di fragili galleggianti, ma di strutture pensate per il mondo reale:

  • Stabilità strutturale: Grazie a un divisore centrale inserito nel tubo, l’aria rimane intrappolata anche se l’oggetto viene spinto verticalmente in profondità. Proprio non può affondare, pur essendo di metallo.
  • Resistenza ai danni: Durante i test, i tubi sono stati letteralmente tempestati di buchi. Il risultato? Continuano a galleggiare. Anche con la struttura compromessa, la tensione superficiale e l’aria intrappolata impediscono l’allagamento. L’elemento è diventato inernsicamente galleggiante
  • Durata: I prototipi sono stati lasciati in ambienti marini turbolenti per settimane, senza mostrare segni di degrado nella galleggiabilità.

Tutto questo produce un materiale resistente, metallico, quindi adatto a una produzione industriale, ma che non può, letteralmente, affondare. Una nave che venmisse realizzata con questi tubi sarebbe inaffondabile.

Non solo navi: l’applicazione economica ed energetica

Se l’applicazione immediata fa pensare a scafi più sicuri, le implicazioni per l’economia blu sono ben più ampie. Collegando più tubi tra loro, è possibile creare zattere modulari in grado di reggere carichi pesanti.

Ecco alcune potenziali applicazioni: :

  • |Trasporti Scafi per navi cargo e passeggeri praticamente impossibili da affondare.
  • Infrastrutture Boe e piattaforme galleggianti a bassa manutenzione e alta resilienza.
  • Energia Rinnovabile Dispositivi per la cattura del moto ondoso per la generazione di elettricità.

Proprio quest’ultimo punto è cruciale: il team di Rochester ha dimostrato che queste zattere possono essere utilizzate per raccogliere l’energia delle onde. Una soluzione che unisce la sicurezza strutturale alla sostenibilità energetica, un tema caro a chi guarda ai futuri scenari economici con pragmatismo. Bisogna però dire che sino ad ora l’energia dalle onde è rimasta una promessa non realizzata.

In conclusione, sebbene la parola “inaffondabile” porti con sé una certa dose di sfortuna storica, la nanotecnologia del professor Guo ci suggerisce che, forse, la stabilità non è più solo una questione di massa, ma di una superficie ben progettata. Comunque  una nave inaffondabile non è una nave comunque completamente sicura: in mare possono esistere anche altri tipi di disastri a fianco dell’affondameno.

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