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OBIETTIVO INFLAZIONISTICO SIMMETRICO: come Draghi semina un po’ di terrore in Germania

 

 

La scorsa settimana Draghi, ormai al termine della propria carriera alla BCE, ha lanciato l’idea di una revisione dei target inflazionistici introducendo in concetto di “Inflazione simmetrica”. Sino ad ora l’obiettivo dell’inflazione era semplice e fissato al 2%. La BCE quindi cercava di adattare la propria politica monetaria in modo da giungere a questo risultato nella variazione dei prezzi. Peccato che, nell’era Draghi, questo obiettivo non sia stato raggiunto quasi mai, nonostante il QE:

L’inflazione media nell’epoca Draghi è stata poco meno della metà di quella obiettivo ed il target è stato raggiunto solo per pochi mesi e proprio al termine del QE. A questo punto Draghi ha bisogno di un obiettivo che gli permetta una maggiore flessibilità nella politica monetaria, qualcosa che lasci fluire il denaro fuori dalla banca libero e selvaggio.

Ecco quindi nascere l’idea dell’obiettivo monetario “Simmetrico”, cioè in cui ad essere considerato non è il valore puntuale, quanto una media fra il periodo in cui non si è raggiunto questo risultato e quello obiettivo successivo. Per spiegarci, se nei due anni precedenti l’inflazione è stata l’uno per cento si può accettare nei due anni successivi un’inflazione del 3% per compensare l’insufficienza precedente. 

Questo slega la mani del governatore della politica monetaria, che ha quindi la possibilità di effettuare una politica molto più espansiva, quasi inondando il mercato di moneta. Questo sicuramente può agevolare i paesi con debiti e differenziali di interesse più elevati, ma, nello stesso tempo, terrorizza i risparmiatori di quei paesi i cui tassi sui titoli di stato sono già negativi, e che difficilmente troverebbe remunerazione nei propri fondi pensione. Inoltre un’inflazione superiore al due è letteralmente considerata la distruzione da parte dei tedeschi, come potete leggere da questo articolo del Welt

Il governatore della BundesBank Weidmann è, ovviamente, contrario a questa politica, come fu fermamente contrario alla OMT e al QE, ma bisogna dire che senza questi imperfetti e parziali strumenti probabilmente non esisterebbe più l’euro. Se la Lagarde, o chi per lei,  proseguirà su questa strada avremo rendimenti negativi nominali profondi per i titoli tedeschi, e probabilmente negativi reali anche per quelli italiani o dell’area mediterranea in generale. I tedeschi dovrebbero investire potentemente per aggiornare le strutture nazionali e cambiare il mix energetico, visto il peso che il “Green” sta avendo nella loro politica. Invece la sensazione è che non riescono ad uscire dagli standard mentali ordoliberisti e questa occasione andrà, per l’ennesima volta, persa. 

 

 


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