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Obbligo vaccinale: una forzatura inutile, che mostra solo la debolezza degli italiani

 

Ieri il premier Draghi ha aperto all’obbligo vaccinale contro il Covid-19. Da un lato può essere perfino un fatto positivo: finalmente si capisce in modo chiaro chi sarà il responsabile, morali, politico, economico e penale, per gli eventuali effetti avversi immediati e a lungo termine della vaccinazione. Basta consensi informati estorti, a pagare i danni economici è lo stato, a pagare quelli morali e politici sarà il capo del governo, penalmente si vedrà.

Questa eventuale scelta isola l’Itlia dai paesi avanzati e dai paesi occidentali, mettendola in linea con Turkmenistan e Tajikistan a cui si aggiunge l’Indonesia, dove però il vaccino Sinovac, obbligatorio da febbraio,  non pare abbia dato copertura adeguata.

In rosso i paesi dove la vaccinazione è obbligatoria, in arancione dove lo è solo per determinate categorie di persone, in giallo dove lo è per entrare in certi luoghi. 

Neppure in Cina, dove si sono utilizzati mezzi coercitivi per arrivare all’obiettivo del 1,1 miliardi di vaccinati, l’inoculazione è obbligatoria. La scelta non è giustificata neppure dal numero elevato di obiettori vaccinali: in realtà gli italiani si sono vaccinati al livello di Francia e Regno Unito, molto più di Svezia, Austria e Germania, che hanno avuto meno morti, degli USA e notevolmente di più rispetto a paesi avanzati occidentali come l’Australia

In Spagna e Portogallo si è vaccinato di più senza nessun bisogno di obbligo, anzi senza neppure il Green pass, bocciato clamorosamente a livello costituzionale.

Anche la storia degli obblighi vaccinali esistenti mostra che questi non sono mai stati imposti immediatamente, ma dopo attente considerazioni. Prendiamo il caso della vaccinazione contro la Poliomielite: nel nostro paese il vaccino Salk  venne adottato nel 1957. Nel biennio 1959-1960 viene raccomandata, non imposta,  la vaccinazione per persone da 0 a 20 anni quando la incidenza della poliomielite raggiunge il suo picco in Italia, con oltre 8 000 casi dichiarati, e parliamo di una malattia con conseguenze ben più gravi rispetto al Covid-19. Il vaccino Sabin  sostituisce l’IPV nella primavera del 1964, nel momento in cui ebbe inizio una campagna di vaccinazione di massa alla popolazione dai 0 ai 20 anni. Nel 1964 i casi dichiarati di poliomielite in Italia furono circa 3 000. Nel 1965 il numero di casi dichiarati si limitava a 500 casi. Nel 1966 la vaccinazione antipolio diventa obbligatoria. Quindi vi furono anni, e non pochi, in cui la vaccinazione era solo fortemente consigliata, e praticata in massa, senza obbligo. Quando fu verificato che questa era efficace e che il vaccino aveva effettivamente un rischiosità limitata si impose un obbligo generale. Tra l’altro anche questo vaccino si rivelò non assolutamente immune da problemi: inizialmente il vaccino IPV, il primo a essere utilizzato, fu messo da parte perché causò decine di migliaia di casi negli USA. Quindi si passò all’OPV (Sabin) che però fu a sua volta sostituito dopo il 2000 da un nuovo vaccino IPV molto migliorato. La scienza non va per verità assoluto, come la politica, prosegue per tentativi. Del resto i casi di polio per vaccinazione superano negli USA quelli naturali dal 2017.

Questo naturalmente non significa essere contro la vaccinazione, che è uno strumento preventivo quanto mai valido, quando esercitata in modo controllato, coscienzioso e su base razionale.

Aggiungiamo un terzo punto: non c’è ancora una coerenza internazionale sulla necessità o meno della terza dose per i vaccini mRNA, e non è neppure detto che questi siano i vaccini definitivi contro il Covid-19. OMS e EMA per ora non approvano la terza dose, che è generale solo in Israele. In alcuni paesi, USA e Germania, si offre agli immunodepressi, in altri proprio non se ne parla. Inoltre stanno uscendo nuove generazioni di vaccini: GSK ad esempio è alla terza fase di sperimentazione con un vaccino simile, come concetto, ad Astra Zeneca, ma che promette migliore efficacia. Sono in terza fase anche vaccini da virus attenuato. Quale sarà il più efficace, e il meno rischioso, che lo diranno i test, ma richiedono tempo. Vogliamo rivaccinare tutti obbligatoriamente con mix diversi?

Nello stesso tempo sono proprio i numeri a dirci che l’applicazione di un obbligo vaccinale per l’Italia, ora, non ha basi scientifiche:

  • non abbiamo una renitenza vaccinale forte;
  • non abbiamo una sperimentazione sufficiente;
  • l’obbligo non è esercitato da nessun altro paese occidentale.

Le motivazioni all’obbligo sono solo di carattere politico, ideologico e, oserei dire, psicologico:

  • politico, perché una parte politica pensa così di condizionare l’elezione del presidente della Repubblica costruendosi un governo “Ad Hoc”;
  • ideologica, perché la medesima parte politica disprezza fortemente gli italiani e non li ritiene degni di scegliere liberamente il proprio futuro;
  • psicologica, perchè è la stessa parte che poi adora l'”Uomo forte”, di qualsiasi venatura sia, da Mussolini in poi, e quindi cerca sempre di ricrearselo alla prima occasione, salvo poi distruggerlo immediatamente, non appena vacilla.

L’intelligenza del governante è non cadere in queste trappole. Purtroppo il sale umano è la merce più rara in circolazione.

 


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