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Nuovo “Caso Pfizer” in vista? La Von der Leyen finisce in Tribunale per l’opacità sui contatti con l’industria delle armi

Von der Leyen trascinata in tribunale: dopo i vaccini, ora l’ombra delle lobby delle armi Sottotitolo: L’eurodeputato De Masi denuncia la Commissione: “Si comporta come il Re Sole, vogliamo vedere i contatti segreti con l’industria bellica”.

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Ci risiamo. Sembra che a Bruxelles la trasparenza sia un optional, o meglio, una concessione graziosa che la Commissione elargisce solo quando non ha nulla da nascondere. Dopo il celebre (e mai chiarito) caso degli SMS con il CEO di Pfizer, Albert Bourla, Ursula von der Leyen finisce nuovamente nel mirino. Questa volta non si parla di vaccini, ma di un settore altrettanto delicato e, guarda caso, inondato di fondi pubblici negli ultimi anni: l’industria degli armamenti.

La denuncia di Fabio De Masi i, europarlamentare del BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht, il paritto di sinistra che fa capo a Sahra Wagenknecht, con posizioni spesso critiche verso l’Europa), ha deciso di non accontentarsi delle solite risposte evasive. Ha infatti intentato una causa presso la Corte di Giustizia Europea contro la Commissione. Il motivo? La violazione del diritto all’informazione necessario per il controllo democratico.

Tutto nasce nel marzo 2025, quando De Masi richiede ufficialmente l’elenco di tutti i contatti — incontri, telefonate, e-mail — intercorsi tra la Presidente della Commissione e i colossi della difesa dalla metà del 2024. Una richiesta legittima, considerando che stiamo parlando di soldi dei contribuenti europei che fluiscono verso il complesso militare-industriale. Ma ha davvero senso economico aspettarsi trasparenza da chi gestisce il bilancio UE come fosse un affare privato?

La risposta  della Commissione

La risposta della Commissione, arrivata con colpevole ritardo nell’ottobre 2025, è un capolavoro di burocratese e arroganza. Invece di fornire i dati richiesti, la Von der Leyen ha fatto vaghi riferimenti a un “dialogo strategico” del maggio 2025, a qualche pranzo di lavoro e ha invitato il deputato a consultare il sito web della Commissione o il registro per la trasparenza. Insomma: “Cercateli da solo, se ci sono”. Un’ottima risposta se fosse stata data nell’Ancienne Régime.

De Masi non l’ha presa bene, commentando con un paragone storico che calza a pennello: “Frau von der Leyen pensa di essere Luigi XIV”. L’atteggiamento da Re Sole (“Lo Stato sono io”) sembra ormai la cifra stilistica di questa presidenza, impermeabile alle critiche e refrattaria al controllo parlamentare.

Fabio De Masi

Un precedente legale

L’obiettivo di De Masi è chiaro: ottenere una sentenza che crei un precedente giurisprudenziale per i diritti del Parlamento Europeo. Se la Commissione può ignorare le interrogazioni su come spende i miliardi della difesa, cosa le impedirà di farlo su Green Deal o fondi di coesione?

Da Bruxelles, un portavoce ha risposto con la solita flemma istituzionale: “La Commissione non condivide il parere legale del signor De Masi, ma è suo diritto rivolgersi al tribunale”. Una frase che suona quasi come una sfida: provateci, se ci riuscite. Intanto, l’industria delle armi ringrazia, e i cittadini europei pagano il conto, spesso senza nemmeno poter sapere chi ha stretto la mano a chi.

Domande e Risposte

Perché questa causa è importante per il cittadino comune?

Non è solo una questione legale tra politici. Se la Commissione Europea può nascondere i suoi rapporti con le lobby delle armi (o farmaceutiche), significa che le decisioni su come spendere le tasse dei cittadini vengono prese in stanze chiuse, favorendo potenzialmente interessi privati a scapito del bene pubblico e della pace.

Chi è esattamente Fabio De Masi?

Fabio De Masi è un politico tedesco con cittadinanza italiana, originario di Latina, noto per le sue indagini sui crimini finanziari (come i Panama Papers). Rieletto nel 2024 con il partito BSW, di sinistra, è una delle voci più critiche verso l’establishment di Bruxelles. Non è un “militare”, ma un “detective finanziario” prestato alla politica che cerca di scoperchiare i vasi di Pandora dell’UE.

Ci sono similitudini con il caso Pfizer?

Assolutamente sì. Il modus operandi è identico: decisioni strategiche prese al vertice, comunicazioni informali (telefonate, messaggi) che non vengono registrate o divulgate, e risposte tardive o nulle alle richieste di accesso agli atti. È la conferma di una gestione “privatistica” delle istituzioni pubbliche europee.

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