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Non solo devi vaccinarti, ma devi anche essere convinto di farlo: il caso di Monica Chiavello, a cui il medico rifiuta la vaccinazione

Il caso qui presentato illustra come il problema vaccinale non sia medico, ma religioso/ideologico. Del resto con un 80% d’italiani o vaccinati i naturalmente immuni è difficile parlare di motivi strettamente medici per quello che ssta accadendo attualmente

Monica Chiavello, maestra di 48 anni che insegna a Lagaccio, si presenta all’hub vaccinale per l’iniezione, ma, sul modulo del consenso informato, insieme alla firma , scrive quanto segue:

«Mi sento costretta a sottopormi a questa vaccinazione perché rischio il posto di lavoro e sono monoreddito»

Sarebbe interessante fare un’inchiesta su quante persone si sentano nella sua stessa condizione, pur non potendo affermarlo apertamente, o non avendo il coraggio di farlo. Gente che, non convinta dell’efficacia del vaccino, lo assume per quieto vivere. Del resto siamo anche il paese dove, nel 1931, su 1251 docenti universitari, solo 18 non giurarono fedeltà al fascismo, salvo diventare quasi tutti antifascisti nel 1945.

Comunque questa semplice dichiarazione ha mandato in tilt i medici: se una persona si sente obbligata, quanto è valido un “Consenso informato”? Evidentemente non è sufficiente accettare di farsi vaccinare, devi essere anche intimamente convinto di quello che fai. Insomma non è un atto medico, ma un atto religioso, e come non si può ricevere l’ostia se non adeguatamente catechizzati, a lei è stato rifiutato il vaccino perché non sufficientemente credente. E altrettanto giustamente la maestra ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine denunciando i medici che, in questo caso, hanno agito da “Obiettori”.

Quando si vuole forzare un consenso con le buone, e soprattutto con le cattive, come è l’obbligo dell’uso del Green pass, non si può pretendere di conseguire gli stessi risultati che ci sarebbero stati con un’opera di convincimento scientifico. Tantissimi scettici si sono vaccinati sentendosi costretti e questo sicuramente non ha aumentato la fiducia né nella scienza medica né nello stato. A questo punto sarebbe stato meglio l’obbligo, preso con una adeguata discussione politica, non a suon di DL, e con una chiara presa di responsabilità da parte delle autorità, ma, come diceva Don Abbondio “Uno, se il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”.


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