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Non rischiare per non subire…… (di Alessandro Segatori)

 

 

Questa constatazione può fare da riassunto al saggio approfondito di Francesca Musacchio dal titolo La trattativa Stato Islam.

Uno Stato che – come sottolinea l’Autrice – non dovrebbe venire a patti con nessuno, ma semplicemente definire un inquadramento legislativo e fare in modo che le norme prescritte siano rispettate.

Per certi versi questa funzione è attiva per i cittadini regolarmente registrati e controllati, mentre è vaga, sostanzialmente assente, per quegli allogeni che sono stati scaricati sulle coste od oltre i confini del Paese, e che si aggirano per il territorio italiano senza una precisa identità.

La strategia adottata – se di strategia si può parlare considerando l’approssimazione delle disposizioni e l’inadempienza nei controlli – è stata quella di suicida tolleranza, di voluta trascuratezza in riferimento a taluni precisi comportamenti e manifeste trasgressioni: dalla regolarizzazione degli imam e delle loro equivoche predicazioni che sfociano in progetti di indottrinamento all’accondiscendenza verso le “moschee fai-da-te” recuperate in luoghi privi di qualsivoglia trasparenza e sicurezza; dall’assenza di controllo sull’abbandono scolastico delle bambine chiuse nelle mura domestiche o rimpatriate come spose bambine alla mancata tracciabilità del denaro in entrata e in uscita dall’Italia le cui finalità non sono state mai  dall’Italia le cui finalità non sono state mai definite né commercialmente né giuridicamente.

Da destra a sinistra, l’atmosfera di tolleranza e di crassa ignoranza ha determinato degli errori di inaudita gravità: come accogliere in qualità di rifugiati politici esponenti di organizzazioni fuorilegge per terrorismo nei paesi d’origine, oppure la scelta del Ministero dell’Interno, come suo interlocutore, dell’“Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia”, vicina ai Fratelli musulmani e il cui esponente, Hamza Roberto Picardo, proveniente da Autonomia Operaia, conferma la vicinanza dell’estrema sinistra e dei centri sociali all’opera di islamizzazione in atto.

Souad Sbai centra perfettamente la situazione disfattista quando parla di <<castrazione culturale e politica>> che ha prodotto un <<multiculturalismo malato e criminogeno>>. Un sottobosco di illegalità rappresentato dalla mafia nigeriana, dallo spaccio individuale del delinquente isolato fino all’organizzazione di attrezzate tipografie di documenti falsi, ma, per tornare al titolo proposto da Francesca Musacchio, questa trattativa Stato Islam esiste, è stata studiata?

Personalmente concordo con l’analisi di Paolo Inzerilli, ex capo del Sismi: <<Non c’è nessuna strategia (né teste per pensarle). Ci sono solo incompetenza e la sottovalutazione del problema>>.

Certo, una diffusa sinistra per genetica antinazionale ha contribuito, e continua a concorrere, all’invasione e allo smantellamento della civiltà europea e occidentale, ma non esistono statisti come Andreotti o Moro che possano aver pensato ad un patto di caratura internazionale. Siamo solo di fronte, da decenni, a dilettanti allo sbaraglio, sostanzialmente vili e preoccupati solo a mantenere le loro posizioni affaristiche, addomesticando la massa e sommergendola di una retorica tanto tranquillizzante quanto falsa e distruttiva.

 

 

 


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