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NEL 2011 C’È STATO UN COMPLOTTO CONTRO IL GOVERNO?

 

Nella vicenda nata dalle interviste di Alan Friedman, il problema, al di là delle dichiarazioni di tutti, e al di là delle difese incerte ed apodittiche del Presidente Napolitano (“Non ci sto!”), è sapere se si sia trattato di un complotto per far cadere il governo. Dunque per prima cosa bisogna chiedersi che cosa sia un complotto. Il Devoto-Oli lo definisce un “Intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone determinate”. E l’intrigo  a sua volta è un piano “ordito da una volontà ambiziosa e spregiudicata, operante con mezzi coperti, complicati e scorretti”. Che i colloqui di Napolitano con i vari personaggi importanti di questa vicenda fossero volti a ipotizzare un governo diverso da quello in carica, e “contro” di esso, non c’è dubbio. Dunque essi erano “a danno di enti o persone determinate”. Ricorre poi la caratteristica della segretezza? Indubbiamente sì. Se tutta quell’attività non fosse stata portata avanti “copertamente”, l’avremmo conosciuta subito, non quasi due anni dopo. E nessuno oggi parlerebbe di “rivelazioni”.

L’avvocato difensore potrebbe sottolineare che l’intrigo – forse “spregiudicato” – deve anche essere “operante”: e invece sia Napolitano, sia Mario Monti, sia Corrado Passera non hanno fatto nulla di concreto contro il governo Berlusconi. Ma l’argomentazione non regge. Dal momento che complottare attivamente contro il governo in carica è sommamente scorretto (per il Presidente della Repubblica si sfiorerebbe l’alto tradimento) è ovvio che i protagonisti hanno interesse a negare la circostanza. Il loro diniego non vale nulla. È una testimonianza in favore di sé stessi. Poi è vero che il diritto penale distingue gli atti preparatori dal tentativo (una cosa è comprare una pistola, atto preparatorio, un’altra sparare alla vittima), ma in politica si può fare una simile distinzione? Chi non sarebbe profondamente allarmato sapendo che qualcuno ha comprato una pistola per ucciderlo? Un cortigiano confessò a Dionigi di Siracusa di aver sognato che l’uccideva e ad ogni buon conto il tiranno fece uccidere lui. Come avrebbero detto Freud e Walt Disney, tanti anni dopo, “I sogni son desideri”.

Comunque guardiamo ai fatti. Mesi prima che si avesse l’esplosione dello spread, quando ancora esso era bassissimo, il Presidente contattava gli amici per sapere chi avrebbe potuto essere il nuovo Premier e con quale programma. Cioè comprava la pistola. Come reputare allora irragionevoli i susseguenti sospetti? Prima delle recenti rivelazioni, Berlusconi ha più volte insistito sul fatto che alcune banche tedesche, su impulso del governo, cominciarono a vendere i titoli di Stato italiani, innescando il famoso aumento dello spread. Nel frattempo l’Unione Europea inviava un diktat con la sua ricetta per la crisi e i “complottisti” sognavano di metterla in pratica, come poi fece Monti; Berlusconi invece pensava che quella ricetta avrebbe provocato un disastro (come avvenne) e si  dimise. Infatti, se avesse obbedito, sarebbe stato accusato del disastro, e se non avesse obbedito sarebbe stato accusato di essere antieuropeo e causa di tutti i mali. Insomma per i complottisti, esiste soltanto il dubbio se essi abbiano aspettato la buona occasione per far fuori il governo Berlusconi o se questa buona occasione l’abbiano creata, magari con qualche aiutino.

L’unica giustificazione per questo accordo dietro le quinte potrebbe essere che si reputava il governo Berlusconi nocivo per l’Italia: e il piano Passera (196 pagine) indicava la via da seguire, nel caso lo si fosse eliminato. A questo punto bisogna abbandonare il campo morale e il campo giuridico per ragionare sul piano squisitamente politico.

Claus Schenk von Stauffenberg cercò di commettere un assassinio e giuridicamente avrebbe meritato la condanna per omicidio. Ma se avesse realmente eliminato Hitler, non avrebbe meritato l’imperitura gratitudine dell’umanità e della stessa Germania? Quanti milioni di persone avrebbe salvato la sua azione “criminale”? Ecco il divario fra il piano giuridico e quello politico. Il diritto vede in bianco e nero, per la politica vale ciò che fa il bene della Patria. L’idea di eliminare Berlusconi sarebbe stata politicamente plausibile – e giustificata a posteriori – se il governo Monti, applicando i dettami dell’Europa e di Passera, avesse poi raggiunto i suoi scopi. Ecco gli obiettivi sintetizzati da Friedman: “una crescita di almeno il 2% all’anno”; “conti pubblici in pareggio già entro il 2012”; “debito pubblico intorno al 100% del pil entro tre anni”. In più, “reintroduzione dell’Ici sulla prima casa”, “aumento dell’Iva a 23% entro settembre 2012”, “raccolta di 85 miliardi di euro con una tassa patrimoniale del 2%”. Di fatto, scrive Friedman, nel 2012 il pil si è “contratto del 2,4%, il rapporto deficit-Pil invece di essere in pareggio è arrivato al 3%”. Inoltre il rapporto debito/pil è salito al 127% (e oggi al 133%) e l’Iva è arrivata al 22%: unica promessa quasi mantenuta.

Se le cose stanno così, un complotto più o meno efficace c’è stato (altro che fumo) e comunque politicamente Monti e gli altri potranno invocare ogni sorta di giustificazione ma non quella di von Stauffenberg.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

11 febbraio 2014

(1)http://www.corriere.it/politica/speciali/2014/ammazziamo-il-gattopardo/notizie/quel-piano-segreto-passera-l-economia-documento-196-pagine-il-rilancio-243d4556-92e5-11e3-aaf6-4579e45c2a0a.shtml

 

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