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NEI TRATTATI DI MAASTRICHT E LISBONA CI SONO CLAUSOLE SEGRETE? (di A.M.Rinaldi)

 

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La Storia ci ha insegnato che non è esistito Trattato, o accordo internazionale che si rispetti, che non abbia annoverato “appendici” o “allegati” non di dominio pubblico e questo perché si è sempre ritenuto opportuno tenere riservati alcuni contenuti per motivi di interesse nazionale che, se divulgati, avrebbero potuto comprometterne l’efficacia stessa.

Impossibile elencare tutti i patti segreti contemplati nella lunga storia dei Trattati internazionali come quelli clamorosi di Londra del 1915 proprio con l’Italia, dove successivamente emerse che c’erano più articoli secretati che ufficiali, ma a tal riguardo vale la pena consultare almeno il libro edito dalla Oxford University Press dal titolo “The European Court’s Political Power: Selected Essays” di Karen Alter, dove a pag.209 viene chiaramente evidenziata che “EU legislation is filled with secret footnotes designed to protect national policies” (La legislazione UE è piena di note segrete volte a proteggere le politiche nazionali).

Link al libro

E’ pertanto più che legittimo chiedersi se Trattati della portata di Maastricht e di Lisbona, possano contenere anch’essi clausole segrete di “salvaguardia” voluti e pretesi dai paesi firmatari per “tutelarsi” dai futuri sviluppi non possibili da determinare all’atto della ratifica. In poche parole, la possibilità che gli Stati partecipanti si siano riservati delle opzioni per potersi svincolare nel caso gli accordi ufficiali, originariamente sottoscritti, non avessero più perseguito le premesse e gli obiettivi o più semplicemente, alla verifica dei fatti, non più proficui nel perseguire l’interesse nazionale.

Clausole tenute segrete anche agli organi che hanno provveduto alla ratifica ufficiale (il più delle volte gli stessi Parlamenti nazionali), ma che sono state considerate essenziali ed irrinunciabili da parte dei governi per mettersi al riparo da eventuali “incidenti di percorso”.

D’altronde “l’esperimento” di dotare di una stessa moneta gran parte del Continente europeo presentava sin dall’inizio notevoli incognite e lo stesso pragmatismo tedesco e la raffinata diplomazia francese avranno fatto bene i conti con un Trattato che avrebbe  legato i loro paesi “per sempre” ad altri come l’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia…

Se fosse andato storto qualcosa? Come il Regno Unito e la Danimarca saggiamente pretesero, ottennero ed esercitarono la famosa clausola dell’opting out per potersi svincolare in qualsiasi momento dal progetto dell’euro nel caso le trattative non fossero state reputate dai rispettivi governi nell’interesse nazionale, è quanto mai logico pensare che anche chi ha accettato alla rinuncia della propria moneta e all’adesione alle regole macroeconomiche poste a suo supporto, abbia comunque in ogni caso prevista la possibilità di poter invocare una sorta di clausola successiva analoga all’opting out. Cioè la possibilità, già codificata, per l’appunto nelle cosiddette clausole segrete, idonee per poter perseguire i propri interessi.

Oppure è altresì possibile che solo alcuni stati partecipanti si siano scambiati a latere di Maastricht e Lisbona degli accordi segreti non condivisi con gli altri paesi membri? Ad esempio, siamo certi che Francia e Germania abbiano sottoscritto gli stessi Trattati esattamente composti con gli stessi articoli che invece hanno firmato Italia, Spagna, ecc…? Il fatto stesso che i leader tedeschi e francesi si riuniscano costantemente in incontri bilaterali per le questioni più cruciali della UE e della conduzione monetaria comune, estraniando completamente e sistematicamente tutti gli altri ad iniziare dall’Italia, la dice lunga su come si sia instaurato un direttorio che ha le sue radici anche su accordi regressi non palesi e non alla conoscenza pubblica.

Se ad esempio la stessa sopravvivenza dell’euro prevedesse, in ultima istanza, la totale e irreversibile cessione di Sovranità oltre a quella monetaria già avvenuta, paesi come la Francia e la Germania potrebbero riservarsi la possibilità di invocare il loro diritto a non cederla facendo appello a delle clausole segrete di salvaguardia precedentemente inserite nei Trattati e pertanto mai rese palesi?

Qualche anno fa la stessa Merkel diede disposizioni “pubbliche” di “distruggere” il Piano B per il ritorno al marco che molti osservatori del suo paese e internazionali davano per certo come già predisposto dai tempi dell’introduzione dell’euro: e se fosse stato invece concepito proprio perché previsto e contemplato da questi “patti segreti” mai resi pubblici?

E l’Italia sull’argomento dell’esistenza di “patti segreti” nell’ambito europeo come è posizionata? Vi è qualcuno a conoscenza di eventuali appendici segrete ai Trattati che potrebbero agevolarci dallo svincolo dalla UE e dalla partecipazione all’euro in caso di bisogno in nome dell’interesse nazionale? O nessuno ne sa nulla perché abbiamo firmato qualsiasi cosa senza neanche dargli una letta inebriati dall’ “euroforia” nell’erronea credenza di essere stati ammessi per il rotto della cuffia mentre senza la nostra partecipazione l’euro non sarebbe neanche nato?

Grazie Prodi, grazie Ciampi, grazie a tutti i sognatori ad occhi aperti e a quelli in malafede conclamata!

Antonio M. Rinaldi

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