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Negozi chiusi di domenica? Ecco perché Di Maio ha ragione (di Giuseppe PALMA)

Il lavoro non è solo produttività, il lavoro è diritto, è sviluppo della persona umana, è strumento perché l’uomo concorra allo sviluppo morale e materiale della società, è mezzo di sostentamento dignitoso per sé e per la propria famiglia. Già, la famiglia, la cellula sulla quale si fonda la società sin dai tempi in cui l’uomo ha compreso l’importanza vitale della comunità.
Lavorare di domenica, benché in alcuni casi e per alcuni tipi di attività sia necessario, non può costituire la regola ma l’eccezione.
L’Uomo ha un diritto, non solo positivo ma soprattutto naturale, di trovare refrigerio e conforto nella famiglia, che di domenica trova la sua unità, il gusto di stare insieme, di dialogare, di crescere, di sognare e progettare (soprattutto per il bene e la salvaguardia dei figli).
Il lavoro non può solo produrre ricchezza. Certo, esso mira al profitto e al guadagno, ma deve produrre anche – e soprattutto – libertà e dignità. Le esigenze del mercato non possono mai prevalere su quelle dell’Uomo, così come gli obiettivi del capitale non possono in alcun caso venire prima dei diritti fondamentali.
La Costituzione, al primo comma dell’art. 1, recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. E all’art. 4 è ancora più esplicito: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
Principi Fondamentali che vengono specificati nella Parte Prima della Carta, dove ad esempio, all’art. 36, viene affermato il principio sacrosanto che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Ancora la famiglia, il vero ammortizzatore sociale e morale di una società che – se non vuole morire – deve ritrovare proprio nella famiglia la sua stessa ragion d’essere.
Del resto, lì dove – con l’euro – non è più possibile scaricare il peso della competitività sulla moneta (l’euro è un accordo di cambi fissi), si è costretti a scaricarlo sul lavoro e sui diritti fondamentali, mettendo appunto competitività e produttività avanti alla famiglia e ai diritti fondamentali. Una situazione che deve cessare di esistere! Senza la domenica in famiglia, anche i figli perdono il senso della comunità, disperdendo radici e tradizioni che – in età matura – costituiscono il Nido, il rifugio esistenziale, sul quale poneva l’accento il Pascoli.
Se quindi si chiude qualche centro-commerciale alla domenica, non ci perde nessuno. Ma ci guadagno la famiglia e la libertà.
Avv. Giuseppe PALMA

 

 


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