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Municipalizzate: la legge di Stabilità 2016 le ignora, tagliarle spetterà alla Riforma della PA (di IOLE VELTRI)

Anche oggi, con nostro immenso piacere, ospitiamo la bravissima IOLE VELTRI. Questa volta ci consegna un’impietosa analisi della finanziaria renziana dal punto di vista delle municipalizzate che tanto care sono al nostro amatissimo PD.

Buona lettura.

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Quanto sono veramente difficili da estirpare le care vecchie municipalizzate italiane? Devono esserlo proprio tanto, non solo perché rappresentano l’incarnazione dello strumento clientelare ad hoc per garantire posti in consiglio di amministrazione a ex-politici “da sistemare” ad ogni costo, attraverso l’aggiramento del blocco delle assunzioni.

Evidentemente c’è qualcos’altro sotto, se dal 2014 fino a oggi ci sono voluti tre “commissari speciali” per cercare di porre un freno alla piaga della commistione tra malaffare di impronta criminale e mala gestione derivata dall’inefficienza della politica propria delle municipalizzate.

Non ci riusci’ il Commissario Cottarelli con il suo famoso dossier, che doveva dare una consistente sforbiciata alle cosiddette “società partecipate” con la loro pletora di poltrone ed incarichi, ai Consorzi di Bonifica o ancora a tutti quegli enti che mostrano duplicazioni di funzioni, come nel caso della Motorizzazione Civile e dell’Aci.

Ricordiamo infatti che quello stesso dossier sulle partecipate, pronto il 7 Agosto 2014, avrebbe dovuto esse riassorbito con la legge di stabilità 2015. Nel piano di Cottarelli, era prevista una riduzione a regime delle attuali 10mila e più partecipate a non più di mille. Con la possibilità di recuperare non meno di 1 miliardo già nel 2015.

Il piano di riduzione drastica delle partecipate quindi benchè già escluso all’ultimo minuto dal decreto Sblocca Italia, fu inserito nella finanziaria 2015, con l’obiettivo di portare ad un riordino delle municipalizzate attraverso la chiusura di quelle società che fatturavano meno di 100mila euro. Ma il Governo all’ultimo minuto cambia le carte in tavola e non solo proroga i termini per il “riordino” ma anche cancella la norma sulla chiusura delle società con fatturato inferiore a 100mila euro e di quelle con più amministratori che dipendenti che sono oltre 3mila e che servono praticamente solo a pagare stipendi ai consiglieri di amministrazione!

Infatti nella versione finale della manovra 2015, le disposizioni per favorire il “riordino” e le fusioni tra aziende di servizi pubblici locali e incoraggiare gli amministratori pubblici a chiudere quelle inutili (senza dipendenti, le famose “scatole vuote”), non hanno fissato alcun criterio oggettivo per individuare le società da sopprimere ( salvo quello della eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali) e non hanno previsto alcuna penalità per i dirigenti inadempienti, magari attraverso l’introduzione di un sistema credibile di sanzioni sia sull’ente partecipante che sugli amministratori delle partecipate!.

I governatori, i presidenti delle province, i sindaci e gli organi di vertice delle amministrazioni a cui fanno capo le “società partecipate” avrebbero dovuto avviare questo “processo di restylig” il 1 gennaio di quest’anno in modo da conseguire la riduzione delle società e delle partecipazioni societarie possedute entro il 31 dicembre trasmettendo poi un documento con i risultati conseguiti alla sezione regionale della Corte dei conti, che dovrebbe pubblicarlo sul sito entro il 31 marzo 2016. Ma forse perché gli enti che avvieranno questo “processo di razionalizzazione” sono pari a zero, proprio perché non rischiano nulla dato che sono previste sanzioni, ecco che il Governo fa partire una nuova spending review in occasione del DEF. I nuovi commissari questa volta sono due: Gutgeld e Perotti, che hanno l’incarico di lavorare su numerosi fronti. Gutgeld in particolare si è accollato le società municipalizzate delle grandi città, dichiarando a luglio che tale nuova sforbiciata sulle spese inutili delle municipalizzate e non solo varrà al massimo 6 miliardi, che ovviamente dovremmo recuperare l’anno prossimo. ( secondo una versione più ottimistica del DEF dai i tagli alle municipalizzate, ai ministeri, alle agevolazioni fiscali e ai sussidi alle imprese sarebbero stati invece ricavati nel 2016 dieci miliardi di euro). Cosa c’è di vero?

Riflessioni a parte, è innegabile che la storia sembra dunque ancora una volta ripetersi, la galassia delle municipalizzate è rimasta cosi’ com’era l’anno scorso, nonostante il governo quest’anno aveva previsto il taglio di circa 2800 partecipate che bene o male avrebbe potuto essere un inizio.

Per ora patata bollente è stata lasciata al disegno di legge delega sulla P.A., approvato il 17 luglio alla Camera, che ancora una volta cercherà di riordinare le società partecipate, sulla base dei dossier di Gutgeld e Perotti. Ma le misure sembrano essere piuttosto blande. Per quelle che hanno bilanci in rosso ( una su quattro ) infatti, è stata prevista “la possibilità di piani di rientro“, con “l’eventuale commissariamento“.

Sul fronte della “riduzione” delle municipalizzate inutili, saranno comunque i decreti attuativi che dovranno stabilire dopo quanti esercizi in perdita scatterà l’obbligo della liquidazione, cercando di ridefinire le condizioni e i limiti per la costituzione di nuova società e per il mantenimento di quelle già esistenti, assicurando più vincoli nelle assunzioni e introducendo limiti stipendiali.

Ancora una volta buoni propositi, che forse daranno dei frutti in tempi molto lunghi, dato che il Governo potrebbe non esser all’altezza entro il 2016 dell’impresa titanica che dovrebbe consistere nell’approvare i decreti attuativi per ridurre le municipalizzate inutili, facendo inoltre in modo, che gli enti locali mettano in pratica effettivamente questo processo di razionalizzazione.

Una domanda allora sorge spontanea: chissà se il Governo questa volta finalmente avrà il coraggio di introdurre delle sanzioni serie per quei governatori, presidenti delle province, sindaci e organi di vertice delle amministrazioni a cui fanno capo le partecipate, che si rifiutassero di recidere i legami diretti e indiretti con il malaffare, di cui molte società partecipate sono l’emblema?.

Intanto nella finanziaria 2016 le società partecipate non sono state neppure citate, sarà un caso?.

municipalizzate

Iole Veltri

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