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INSIDE ESPAÑA: quello che non si dice (parte 1)

spagna a mod

Tutti i media ed i politici italiani continuano a ripetere, in coro, che in España si sta bene, che la ripresa c’è e sta avanzando, che ci sono opportunità di carriera, che la crisi è alle spalle grazie alle “Riforme”. Già, Riforme, con la erre maiuscola. Ma cosa sta accadendo realmente in España? Andiamo per gradi.

Economia, impiego e società

L’España non sta affrontando una facile situazione economica e per comprenderla al meglio si invitano i lettori a studiarsi il “Ciclo di Frenkel” applicato alla situazione spagnola (ved. Burbuja inmobiliare). Il numero dei parados a ottobre 2015, disoccupati in spagnolo, è aumentato del 2,01% rispetto al mese precedente di ben 82’327 unità, praticamente quanto la città di Toledo o Guadalajara, portando i disoccupati a 4’176’369. I settori più colpiti dalla crisi sono quello delle costruzioni, dell’agricoltura, della pesca e dell’industria. Sale il numero degli occupati nel settore dei servizi. Per regione si può fin da subito segnalare che in Catalunya la disoccupazione è salita a 523’528, con un aumento di 10’000 unità nel mese precedente, mentre in Andalucia è record ed è arrivata a 1’007’940 persone. Nella Comunidad di Madrid i disoccupati toccano le 466’314 unità.  Sempre secondo il Ministero del Lavoro iberico più di 2,2 milioni di spagnoli non ricevono alcun tipo di sussidio dallo Stato. Infine si denota una sostanziale parità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per quanto concerne la contrattazione lavorativa determinata, risultando l’8% di tutti i contratti stipulati come media nazionale (a Madrid sono il 16%, seguono Barcelona e Girona col 12%). EMPLEOIl trend della disoccupazione è in rialzo sebbene si denota un calo dal 2014 ad oggi. Per quanto riguarda la riforma del lavoro, il Real Decreto Ley 3/2012, è una prima forma di liberalizzazione del lavoro, togliendo valore ai CCNL ed aumentando le responsabilità a carico dei lavoratori a scapito delle loro protezioni. Adesso alle imprese è permesso aggiustare a piacimento l’orario di lavoro così come il salario (al ribasso) dei propri dipendenti. Come unica protezione data al lavoratore a riguardo è previsto un indennizzo di 20 giorni di stipendio per ogni anno lavorato. Si segnala anche come i contratti di apprendistato per un giovane under 25 valgono da minimo 6 mesi ad un massimo di 3 anni per la medesima attività, ma se si riassume lo stesso per un’altra attività il limite viene annullato (a titolo esemplificativo è la dichiarazione del Ministro del Lavoro iberico Fatima Bañez: “così facendo un giovane muratore potrà riciclarsi per la stessa azienda come ebanista”). Per finire spariscono le classificazioni specializzanti negli ultimi residui dei CCNL, facendo riferire i singoli lavoratori in classi più generali (e generiche). Diverse e contrastanti sono le voci sulla riforma: la sigla USO (Union Sindical Obrera) si è scagliata duramente affermando che: “la riforma è servita per creare impiego temporaneo e precario” (Sara Garcia de Las Heras); per la UGT (Union General de Trabajadores): “ha facilitato il licenziamento (…) è scomparsa la contrattazione collettiva” (Toni Ferrer); per la CCOO (Confederacion Sindical de Comisiones Obreras) favorisce un aumento dei lavori di “qualità bassa” in quanto il 67% dei nuovi contratti conclusi si localizza in settori di basso livello lavorativo (Ramon Gorriz). All’unisono le sigle affermano che il salari dall’avvento della riforma ad oggi si sono abbassati del 7%. Non solo i sindacati, ma anche nDEUDAel mondo accademico qualche voce contrastante si è sentita: la prof.ssa dell’Universidad de Pais Vascos Sara de la Rica: “non protegge i lavoratori” rendendoli più esposti ai voleri dell’impresa. Voci a favore sono quelle della CEOE (la Confindustria spagnola) che afferma che: “ha permesso di uscire dalla crisi” mentre la firma più prestigiosa dell’avvocatura del lavor
o iberica Sagardoy (della Sagardoy Abogados) ha dichiarato che: “si cambia per una nuova e dinamica negoziazione con maggiore innovazione”. Sulla questione sociale si può tranquillamente affermare che un terzo degli spagnoli (13 milioni) oramai vive sotto la soglia della povertà ed a rischio esclusione e che 3,2 milioni sono in assoluta povertà mentre un buon 11% non può riscaldare la casa (così affermano l’INE, Instituto Nacional de Estadistica, e la Rete Europea della Lotta Contro la Povertà).
Come dati economici si può affermare che la deuda publica española (il debito pubblico) è aumentata nell’agosto 2015, arrivando al 99% del prodotto interno lordo, rincarandolo quest’anno, a livello procapite, di 909 euro. Le sofferenze bancarie, secondo il telegiornale 24 Horas, sono aumentate, così come i crediti inesigibili.

La questione politica

La questione politica spagnola è molto varia e complicata: a nord i Paesi Baschi chiedono l’indipendenza e vi risiedono i terroristi indipendentisti dell’ETA, mentre a sud la Catalunya preoccupa non poco i sonni del Primo Ministro Rajoy. Più importante di Bilbao, Barcelona a fine settembre è stata chiamata a rinnovare il proprio parlamento ed il risultato è che i partiti indipendentisti (Cup e Junt pel Sì, nonostante il primo sia contro Artur Mas) hanno ottenuto la maggioranza dei seggi (ottenendone 72 su 135), ma non dei voti (il 48% in totale). All’indomani della vittoria Rajoy si è scagliato duramente contro Màs (segretario del Junt pel Sì) dichiarando che non vedrà mai una: “Catalunya non spagnola, fuori dell’Europa e senza Euro” e che arriverebbe a mandare i carri armati pur di non
permetterlo (quest’ultimESPAñAa è una voce, un’indiscrezione). Caso strano è che ora Màs si trova sotto processo per il referendum del 9N (9 Novembre 2014) sull’indipendenza, “casualmente” subito dopo aver vinto le elezioni. Nonostante ciò Rajoy è sempre più preoccupato, incontrando da una settimana a questa parte nel Palazzo del Governo nel distretto di Moncloa (Madrid) i leader dei principali partiti spagnoli (da Ciudadanos a Podemos) pur di difendere l’unità e l’integrità spagnola dalle spinte separatiste. Il portavoce dell’UPyD Herzog è arrivato a chiedere un’alleanza tra tutti i partiti e di usare l’articolo 155 della Costituzione del 1978 pur di destabilizzare Mas ed i suoi alleati dichiarando che ciò che sta accadendo in Catalunya è un colpo di stato. Il 9 Novembre è il giorno in cui Artur Mas verrà investito per la carica di Presidente de la Generalitat de Catalunya e Ciudadanos, assieme al PSC ed al Partito Popolare (quello di Rajoy per intenderci), hanno dichiarato che faranno di tutto pur di impedire tale celebrazione. Porteranno alla sede dell’Alto Tribunal catalano una dichiarazione congiunta in cui si sono violati i diritti fondamentali. Intanto la numero 2 di Cup ha proposto una rotazione della direzione della Generalitat perché sono nettamente contrari a Mas nonostante la comune visione indipendentista. Il futuro pare incerto per Barcelona perché la “questione catalana” è ricca di sorprese ed ogni giorno se ne sentono di nuove. Quello che si sa è che la democrazia fa paura, così come quella portoghese.

 

Fonti
http://www.finanzas.com/noticias/empleo/20151103/paro-sube-madrid-octubre-3285100.html
http://www.elperiodico.com/es/noticias/economia/mas-medio-millon-parados-catalunya-4640233
http://economia.elpais.com/economia/2015/11/03/actualidad/1446549068_707846.html
http://www.elmundo.es/economia/2015/11/03/56386919ca4741b6788b456d.html
http://ccaa.elpais.com/ccaa/2015/11/03/catalunya/1446550680_924815.html
http://cincodias.com/cincodias/2015/11/03/economia/1446551848_191731.html
http://www.elmundo.es/espana/2015/02/10/54d9e51be2704ec57c8b4582.html
http://www.eldiario.es/economia/pobreza-dispara-Espana-alcanza-poblacion_0_441306739.html
http://www.publico.es/politica/herzog-insta-rajoy-recurrir-golpe.html
http://www.datosmacro.com/deuda/espana
http://ccaa.elpais.com/ccaa/2015/10/02/catalunya/1443773060_782711.html
http://www.elmundo.es/economia/2015/11/01/56325101ca4741e31c8b4659.html
http://www.elmundo.es/elmundo/2012/02/11/economia/1328981578.html
http://www.ccoo.es/

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