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IL MULTICULTURALISMO COME SUICIDIO

 

Il multiculturalismo militante non si limita ad osservare che alcune “culture” convivono pacificamente sullo stesso territorio, vuole che ci si adoperi affinché queste “culture” diverse dalla dominante locale possano mantenersi quanto più è possibile integre, come fossero ancora nella loro regione di provenienza. In Gran Bretagna si è arrivati a permettere ai musulmani di avere dei tribunali islamici che applicano la “sharia”. Di primo acchito il multiculturalismo sembra da approvare, esattamente come, in regime di democrazia, qualunque partito deve avere la libertà di esistere e di affermarsi: e tuttavia, proprio partendo da questo paragone, si può dimostrare che si tratta di un errore.

Il sincero democratico considera ovvio il principio della libertà politica. Qualunque altro cittadino ha il diritto di pensarla diversamente, fino a costituire un partito per prendere il potere, magari per attuare una politica che si giudica dannosa per la nazione. Ma il democratico fa ciò nel presupposto – tanto naturale da non doverlo neppure esplicitare – che l’altro gli conceda la stessa libertà. Che cioè gli permetta di fare opposizione e di cercare di cambiare governo. Ma è proprio questo il nocciolo del problema.

Immaginiamo che in un Paese democratico nasca un partito il cui programma sia: Luigi Rossi deve divenire Dittatore, con pieni poteri e a vita. Si deve consentire, in democrazia, un partito che ha il programma di abolire la stessa democrazia?

Chi è per il sì dirà che il principio basilare è la prevalenza del volere della maggioranza e dunque non c’è ragione di vietare quel partito. Starà all’elettorato, se tiene a un sistema libero, non mandarlo al potere. E se invece ciò farà, vorrà dire che vuole Rossi capo supremo con quei poteri. Anche questo ragionamento sembra giusto, ma non lo è.

Nelle dittature l’uomo al potere non è rovesciabile se non con la forza. In democrazia, al contrario, anche un governo che è stato eletto col novanta per cento dei suffragi, a scadenza regolare deve sottoporsi al giudizio degli elettori e questi possono rimandarlo a casa. Il governo non è legittimato una volta per tutte, deve esserlo periodicamente, e se non lo è deve lasciare il potere. La caratteristica della democrazia non è la prevalenza del volere della maggioranza in un dato momento, ma il potere della maggioranza per un tempo limitato, detto legislatura. Ciò posto, un Paese che mette fuorilegge il partito che vuole Rossi dittatore non è antidemocratico, esercita soltanto un elementare diritto di legittima difesa.

Il multiculturalismo senza limiti si trova dinanzi ad un problema analogo. Esso presuppone che coloro a favore dei quali si esercita la tolleranza abbiano anch’essi come principio fondamentale quello della tolleranza nei confronti degli altri: e a volte nulla è meno vero. Il laico ha come regola suprema la propria libertà e una sorta di disinteresse riguardo agli altri. Se essi lo lasciano in pace possono fare ciò che vogliono. Un tempo, in Inghilterra, si usava dire che la libertà era assicurata a tutti, “purché non dicessero male della regina e non spaventassero i cavalli”. Viceversa il “moralista”, se reputa che la pornografia sia un male, non si limiterà ad astenersene, vorrà vietarla agli altri. Userà il pretesto dello sconcio di certe copertine in edicola, ma mentirà: infatti in moltissime “culture” si perseguitano i gay anche se la loro vita sessuale ha luogo in privato e non disturba nessuno.

La morale, soprattutto quando è consacrata in una religione, è caratteristicamente intollerante. Il laico si accontenta di fare il proprio bene, il moralista vuole imporre a tutti ciò che è bene per la sua ideologia. Ecco perché, quando il beneficiario del multiculturalismo è molto religioso, si commette certamente un errore. Uno Stato che permette la poligamia islamica – proprio perché, di ciò che avviene nelle stanze da letto dopo tutto poco gli importa – corre il rischio che il gruppo islamico pretenda poi il diritto di lapidare le proprie adultere, in seguito le adultere dei matrimoni misti, infine tutte le adultere. Per il bene comune.

Il multiculturalismo senza condizioni è un errore gravissimo. I comportamenti diversi devono essere tollerati in quanto divergano su punti marginali, per esempio l’abbigliamento, non sui principi fondamentali del Paese ospitante: in Italia, in particolare, sui principi consacrati nella prima parte della nostra Costituzione. In mancanza, l’esclusione di queste “culture” devianti rispetto ai nostri principi, o la repressione delle loro usanze, costituirebbe semplice legittima difesa. Dal punto di vista evolutivo, chi non è disposto a difendersi è destinato ad estinguersi.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

8 settembre 2014

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