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Monti tenta di reagire affermando che fu lui a bloccare la Troika che voleva barattare i prestiti con le privatizzazioni: questo è troppo!

Grazie all’impegno di tutti noi nel spiegare i fatti e soprattutto il dramma della crisi dell’euro per l’Italia, sembra che le prima crepe inizino ad affiorare: La Stampa, probabilmente la testata più filoeuropeista d’Italia (e ci mancherebbe altro non lo fosse, vista la proprietà che più di tutte ha tratto beneficio dalla moneta unica, tra le famiglie notabili della Penisola!) dà in anteprima la notizia che Monti si rifiutò di fare intervenire l’FMI in Italia nel 2011, di fatto salvando il Paese. Si dice questo in un’anticipazione del libro “La lunga notte dell’Euro”, di S. Feltri e A. Barbera. Anzi, prendiamo il virgolettato: “…[Cancellerie, grandi banche ed investitori] sono convinti che nel caso in cui il Paese [l’Italia] venisse messo sotto tutela dal Fondo monetario o dalla Troika europea si ridurrà l’incertezza sui mercati, si guadagnerà tempo per diminuire l’esposizione verso i Paesi più instabili e, soprattutto, si apriranno buone opportunità di affari con le privatizzazioni imposte in cambio dei prestiti di emergenza. C’è anche un altro aspetto. Accettando la Troika, l’Italia sceglierebbe la strada dei tagli di spesa e della riduzione del perimetro dello Stato, i creditori sarebbero pazienti perché avrebbero la certezza che il Paese non si può sottrarre ai suoi impegni e si porrebbero le basi per una crescita futura, almeno nell’ipotesi (contestata) che ridimensionare la spesa pubblica sia sempre meglio che aumentare il carico fiscale. Invece Monti resiste alle pressioni, pur sapendo che questo comporterà concentrare tutto il risanamento di cui l’Italia ha bisogno in poco più di un anno“. Questo è il testo come riportato, integralmente.

Trasmissione televisiva Omnibus

Ora, alcune considerazioni: secondo il libro sopra citato dunque gli stranieri ambivano alle nostre aziende nazionali ed erano pronte a barattare aiuti per impossessarsene: non mi stupisco, ENI è strategica nel petrolio e nel gas ed anche nell’esplorazione con Saipem, basti rcordare che pochi giorni dopo l’invasione della Crimea la Russia firmò nottetempo un contratto con il contractor italiano per le infrastrutture necessarie a portare il gas del South Stream, due milardi di valore si disse. O ENEL, che con i propri risultati surclassa le utilities tedesche in termini di EBITDA, circa il doppio del più grande competitor tedesco quest’anno e costantemente nei prossimi esercizi. Già, tutto questo noi lo sosteniamo da tempo. Mi sembra addirittura di ricordare anche che E.ON accese una linea di credito di 35 miliardi di euro standing proprio agli inizi del 2011, spero la memoria non mi tradisca: che fosse per comprarsi ENEL se le cose fossero andate per il verso giusto? Mah, sarà stato un caso.

O magari queste esternazioni rese pubbliche semplicemente rappresentano un’abile opera di riabilitazione mediatica del prof. Monti: ora sta sentendo la pressione sulle spalle, la pressione della responsabilità di avere innescato la crisi per l’Italia, crisi da cui difficilmente il Belpaese si risolleverà se non con le gambe rotte. E visto che le elezioni europee sono alle porte, elezioni che ritengo porteranno alla ribalta un’ampia frangia euroscettica fino a ieri non presa in considerazione come seria minaccia per l’Europa comandata dal nord, ecco che affiorano le crepe. Ossia la tentazione di riabilitazione dei responsabili, la storia ci insegna che esempi simili si sprecano quando il vento solo rischia di cambiare. Per quanto mi riguarda le colpe del prof. Monti sono molto chiare: ha fatto il contrario di quanto doveva fare, ossia doveva dire “nein” alla Germania e fare sviluppo e non austerity, lui è anche un buon economista e quindi non poteva non sapere che con la stretta che ha dato avrebbe innescato un’enorme crisi dei consumi, proprio nel momento in cui l’Italia stava dimostrando al mondo che avere un sistema bancario arretrato significava anche prendere meno rischi nel sub prime, ossia l’Italia aveva banche con i conti in ordine al contrario di Francia e Germania. Perchè nel libro non si stigmatizza anche che Prodi, si proprio Romano Prodi ex presidente della Commissione Europea, affermò che la crisi dello spread italiano fu innescata sui mercati dalla vendita a valanga di BTP proprio da una delle banche più esposte, Deutsche Bank, nell’estate 2011? Leggerò con attenzione tale libro, statene certi.

L’Italia – con rispetto per i colleghi ellenici – non è la Grecia e ce la potrebbe fare con le proprie gambe se solo decidesse di ridenominare il proprio debito statale in lire ritornando alla valuta nazionale. Certo, questo implicherebbe la nazionalizzazione temporanea delle banche e qualche forma di prestito [ si noti, non una tassa patrimoniale ma un prestito] dai cittadini allo Stato per colmare il gap di cassa, soprattutto al fine di ripagare il debito delle banche denominato  – quello sì – in euro. Ma parallelamente l’industria e quindi l’occupazione ripartirebbero, penso che tutti gli italiani sarebbero felici di contribuire alla fine di questa triste parentesi euro-monetaria anche con il proprio denaro pur di avere una garanzia di crescita futura. Invece con l’austeriry si rischia di essere schiavi del debito a vita, visto che l’Europa presuppone che non sia nell’interesse comune – ossia soprattutto tedesco, quello dei nostri maggiori competitors manifatturieri continentali – uscirne. Molti hanno visto nel super- prestito all’1% della BCE di qualche anno fa alle banche un salvataggio del sistema bancario. In parte ciò è anche vero ma va ricordato che tale prestito è certamente denominato in euro e quindi le banche che hanno avuto accesso a tale forma di finanziamento sono legate mani e piedi al rimborso in valuta europea…. Altro che salvataggio, è stato il collante per impedire ai paesi di uscire dalla moneta unica! E se non ci fosse stata la crisi dello spread le banche italiane non ne avrebbero certo avuto una necessità impellente, come era invece il caso per le banche del nord Europa…

Bisogna avere coraggio, soprattutto ora che le crepe stanno venendo fuori. Bisogna continuare nell’opera di analisi e di divulgazione e se il caso anche di stigmatizzazione di coloro che hanno fatto gravissimi errori a svantaggio del paese, soprattutto se i soggetti che errarono lo fecero in malafede e magari essendo al comando del barcone Italia nella triste stagione del 2011 (che sia chiaro, non sta me giudicare, pur avendo la mia opinione). Non ho estrema simpatia per il Cavaliere, poteva cambiare l’Italia e non l’ha fatto. Ma ritengo di non essere stupido e quindi non bevo il fatto che di punto in bianco Silvio Berlusconi sia diventato il responsabile di tutti i mali, dal 2011. Ed è per questo che oggi lo supporto, o meglio supporto l’Italia e dunque vado contro gli interessi stranieri che abbattendolo hanno cercato di mettere le mani sui due assets più formidabili ed appetibili del nostro paese, il risparmio delle famiglie e la base manifatturiera, includendo anche le aziende a partecipazione statale.

Ora, qualcuno dovrebbe spiegarmi come è possibile che Monti, che secondo il libro sopra citato parrebbe addirittura il salvatore della patria, possa anche aver attuato provvedimenti tanti dirompenti quanto inaccettabili in uno stato di diritto: non mi stufo di stigmatizzare il caso degli esodati, una follia bella e buona, inaccettabile oltre che micidiale in quanto ha creato incertezza non solo economica ma anche e soprattutto in relazione alle promesse ed impegni dello Stato,  situazione a cui la popolazione ha risposto razionalmente bloccando i consumi e risparmiando. Ed ecco che ci ritroviamo con consumi inesistenti….

Tra l’altro a me risulta – oltre che a tutti noi, basta verificare in internet e nei miei precedenti articoli – che Zapatero abbia riportato come Berlusconi e Tremonti furono messi alle strette da Francia, Germania ed USA per fare intervenire le troika in Italia durante il G20 di Cannnes. E la risposta del duo italico fu che conoscevano modi migliori per suicidarsi (lo dice Bini Smaghi, ex BCE, nel suo libro “Morire di Austerità”), rimandando il messaggio al mittente….. Come conseguenza due mesi dopo arrivò il governo tecnico  del Professore.

Che sia l’ennesima opera di disinformazione? Sia quel che sia, io attendo trepidante l’esito delle elezioni europee, nella convinzione che l’onda euroscettica sarà così imponente da bloccare il Parlamento europeo.

La volpe si prende senza correre.

 

Mitt Dolcino

 

 

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